
Dopo le perplessità avanzate dall'ISPRA, dalla Commissione europea e dalle principali organizzazioni scientifiche italiane, anche la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha espresso un giudizio fortemente critico sul disegno di legge soprannominato "sparatutto" approvato in Senato e in discussione alla Camera, che punta a modificare la legge 157 del 1992, il principale riferimento normativo per la tutela della fauna selvatica e la regolamentazione dell'attività venatoria in Italia.
Il parere pubblicato in un documento assume un peso particolarmente rilevante perché arriva dall'organismo che riunisce Regioni e Province autonome, ovvero gli enti chiamati ad applicare concretamente la normativa sulla caccia. Inoltre, la Conferenza è tradizionalmente considerata vicina al mondo venatorio, rendendo ancora più significativa la presa di posizione, secondo le associazioni ambientaliste.
Richiami vivi e stagione venatoria estesa, le critiche riguardano i punti principali della riforma
Nel documento pubblicato dalla Conferenza delle Regioni emergono numerose osservazioni di carattere amministrativo, gestionale e ambientale. Alcune riguardano anche la compatibilità del testo con la normativa europea sulla conservazione della biodiversità, che potrebbe portare a nuove procedure di infrazione.
Tra gli aspetti più critici ci sono due delle modifiche considerate centrali nella riforma. La prima riguarda la possibile riapertura degli impianti di cattura degli uccelli destinati a fornire richiami vivi, cioè animali catturati in natura e utilizzati dai cacciatori per attirare altri uccelli della stessa specie durante la caccia. Questi impianti, chiamati roccoli, vennero chiusi proprio a seguito di una procedura di infrazione comunitaria. La loro eventuale riapertura, secondo le Regioni, esporrebbe l'Italia a nuove procedure di infrazione comunitarie.
La seconda riguarda invece la possibilità di estendere la stagione venatoria oltre il 10 febbraio. Secondo la Conferenza delle Regioni questa modifica rischierebbe di entrare in conflitto con la Direttiva Uccelli, la normativa europea che tutela gli uccelli selvatici e disciplina anche i periodi nei quali la caccia è consentita.
Il rischio di violare la Direttiva Uccelli e impattare negativamente sulle specie

Nel documento si legge che eliminare il limite del 10 febbraio potrebbe determinare una violazione diretta dell'articolo 7 della Direttiva Uccelli. Il motivo è che molte specie, in quel periodo, iniziano la migrazione pre-riproduttiva, cioè il viaggio che li porta verso le aree dove si riprodurranno in primavera. Consentire la caccia durante questa fase, secondo la Conferenza, rischierebbe di compromettere la conservazione delle popolazioni selvatiche e potrebbe esporre nuovamente l'Italia a una procedura d'infrazione da parte dell'Unione europea per il mancato rispetto della normativa comunitaria.
Le critiche non si limitano a questi due punti. La Conferenza esprime perplessità anche sull'apertura generalizzata della caccia nelle aree del demanio forestale, sull'esclusione delle Province dai processi di pianificazione faunistica e sull'eliminazione della cosiddetta "forma esclusiva di caccia", il sistema che oggi obbliga ogni cacciatore a scegliere una sola modalità di esercizio venatorio. Secondo il documento, eliminare questo vincolo potrebbe aumentare la pressione venatoria sul territorio e rendere più difficile l'attività di controllo e vigilanza.
Tra le modifiche contestate c'è anche la possibilità di effettuare battute di caccia in presenza di neve. La Conferenza fa notare che questa pratica può impattare sulla piccola fauna e potrebbe favorire abbattimenti meno selettivi, in contrasto con i principi della gestione faunistica, che punta a garantire un utilizzo sostenibile delle popolazioni animali e la tutela delle specie.
Le associazioni ambientaliste: "La proposta deve essere ritirata"
Le associazioni ambientaliste che si oppongono da mesi alla riforma ritengono che questo nuovo parere fortemente negativo rappresenti un ulteriore elemento di criticità per il disegno di legge.
"Dopo la Commissione europea e Ispra, anche la Conferenza delle Regioni conferma la gravità di questo testo, intervenendo proprio sui suoi punti più importanti", affermano in una nota congiunta 60 diverse organizzazioni. Secondo le associazioni, inoltre, il fatto che le osservazioni arrivino proprio dagli enti incaricati di applicare la legge dimostrerebbe inequivocabilmente le difficoltà tecniche e giuridiche della riforma.
Per questo motivo chiedono che il disegno di legge venga definitivamente accantonato, sostenendo che le criticità evidenziate persino dalla Conferenza delle Regioni rendano necessario ripensare completamente il progetto di modifica della normativa sulla caccia.