
Per proteggere i giaguari non basta più conservare le foreste in cui vivono. Bisogna anche garantire che possano spostarsi da un territorio all'altro, incontrare altri giaguari e riprodursi. Un nuovo studio ha così ricostruito su scala continentale i collegamenti tra le diverse popolazioni di giaguaro, individuando i corridoi ecologici ancora esistenti, le possibili vie di collegamento e le aree in cui queste "autostrade" sembrano ormai interrotte.
La ricerca, coordinata dalla Wildlife Conservation Society (WCS), è stata pubblicata sulla rivista Ecosphere. Lo studio, coordinato da Harshad Karandikar insieme a un gruppo internazionale di ricercatori, ha analizzato oltre 134.000 localizzazioni GPS relative a 99 giaguari adulti distribuiti in cinque diversi paesi. L'obiettivo era capire quali caratteristiche del territorio favoriscono gli spostamenti di questi grandi felini e quali, invece, li ostacolano.
Le autostrade naturali dei giaguari

Il giaguaro (Panthera onca) è il più grande felino delle Americhe e un predatore fondamentale per gli ecosistemi in cui vive. Un tempo era diffuso dagli Stati Uniti meridionali fino all'Argentina, ma oggi il suo areale si è drasticamente ridotto a causa della deforestazione, dell'espansione agricola, delle infrastrutture e della persecuzione diretta. Anche dove sopravvivono popolazioni relativamente numerose, la frammentazione degli habitat rappresenta comunque una minaccia crescente.
Strade, allevamenti, centri abitati e terreni coltivati possono infatti creare barriere ecologiche difficili da superare separando e isolando popolazione che un tempo potevano mescolarsi. I corridoi ecologici sono proprio quelle porzioni di territorio che permettono agli animali appartenenti a diverse popolazioni di attraversare paesaggi fortemente modificati dalle attività umane, spostandosi tra aree naturali anche molto distanti tra loro.

Non si tratta necessariamente di foreste continue e incontaminate, ma di ambienti sufficientemente "permeabili" da consentire il passaggio della fauna. Per i giaguari questi collegamenti sono particolarmente importanti perché permettono agli individui di raggiungere nuovi territori da occupare e soprattutto perché favoriscono l'incrocio e lo scambio genetico tra popolazioni diverse, riducendo i rischi legati all'isolamento e all'accoppiamento tra individui imparentati.
Dove passano i giaguari e quali collegamenti rischiano di scomparire

Tra i risultati più interessanti c'è l'individuazione di un importante corridoio che dalla Bolivia settentrionale attraversa il Pantanal e la regione del fiume Paraguay, raggiungendo il Paraguay e l'Argentina settentrionale. Si tratta di un collegamento potenzialmente fondamentale per mantenere in contatto alcune delle principali popolazioni sudamericane.
La ricerca ha inoltre evidenziato possibili collegamenti finora poco conosciuti in America Centrale, confermando l'importanza di alcune aree tra Honduras (dove il giaguaro sta tornando anche lì dove non si vedeva da anni) e Guatemala e del corridoio tra Amazzonia e Pantanal, in Brasile. Non tutte le notizie, però, sono positive. Alcuni passaggi considerati importanti sulla base di precedenti studi potrebbero non essere più utilizzabili a causa delle trasformazioni del paesaggio.
Questo significa che alcune popolazioni potrebbero essere già più isolate di quanto si pensasse. La nuova mappa non dimostra naturalmente che tutti i corridoi individuati siano effettivamente percorsi dai giaguari. Si tratta infatti di collegamenti potenziali, ricostruiti attraverso modelli basati sui movimenti reali degli animali. Per verificarli saranno necessari ulteriori studi sul campo, utilizzando fototrappole, analisi genetiche e altre tecniche di monitoraggio.
Per salvare i giaguari non bastano i parchi nazionali

Uno degli aspetti più importanti dello studio riguarda la conservazione. Molti dei corridoi individuati attraversano infatti territori che si trovano al di fuori delle aree protette. Salvaguardare soltanto parchi e riserve, quindi, non è sufficiente se le popolazioni che vivono al loro interno finiscono per rimanere isolate. Per questo i ricercatori sottolineano la necessità di coinvolgere governi, comunità locali e popolazioni indigene nella gestione del territorio, promuovendo attività agricole compatibili con la fauna, limitando la distruzione degli habitat e ripristinando i collegamenti lì dove sono stati interrotti.
La nuova mappa rappresenta quindi uno strumento in più per decidere dove concentrare gli interventi di conservazione, soprattutto in un momento in cui deforestazione e cambiamenti climatici stanno modificando rapidamente gli ambienti naturali delle Americhe e non solo.

Proteggere questi passaggi, del resto, non significa soltanto garantire un futuro ai giaguari. Gli stessi corridoi possono essere utilizzati anche da tante altre specie e contribuiscono a mantenere collegati ecosistemi che, senza questi ultimi corridoi naturali, rischiano di diventare sempre più frammentati.