
Sentiamo spesso dire che le api sono indispensabili per la sopravvivenza degli ecosistemi, simbolo della biodiversità da proteggere a ogni costo anche per il bene stesso dell'umanità. In parte è così, ma questa narrazione troppo semplicistica nasconde una realtà molto più complessa. Non tutte le api sono uguali e, soprattutto, quelle domestiche che alleviamo per produrre miele non sono necessariamente le migliori alleate della biodiversità. Anzi, in alcuni casi possono rappresentare un problema per tutti gli altri insetti impollinatori.
A confermarlo è anche un nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Anglia Ruskin University, nel Regno Unito, e pubblicato sulla rivista Ecological Entomology. Osservando per due anni il comportamento degli insetti sui fiori, gli autori hanno scoperto che le api domestiche (Apis mellifera) non si limitano solo a competere con gli impollinatori selvatici per il cibo, ma spesso li scacciano attivamente, arrivando persino a inseguirli per impedirgli di raggiungere i fiori.
Una scoperta che invita a riconsiderare il ruolo delle api allevate negli ecosistemi, soprattutto in un momento in cui l'apicoltura viene spesso presentata in maniera un po' esagerata come uno strumento per salvare la biodiversità.
Le api domestiche entrano in competizione con gli altri insetti

Per capire come avviene la competizione tra api domestiche e impollinatori selvatici, i ricercatori hanno osservato per due anni cinque aree nei dintorni di Cambridge, tutte situate a meno di 300 metri da colonie di api allevate. Si sono concentrati soprattutto sui fiori di rovo (Rubus fruticosus) e di edera (Hedera helix), due piante molto diffuse in Europa e particolarmente importanti, perché offrono nettare e polline a numerose specie di insetti.
Gli autori hanno registrato tutte le interazioni tra gli insetti che cercavano di raggiungere gli stessi fiori, distinguendo tra api domestiche e specie selvatiche, tra cui bombi, api solitarie, sirfidi e altri impollinatori, come farfalle, coleotteri e vespe.
I risultati dimostrano che all'aumentare delle api domestiche diminuiva la presenza degli altri impollinatori e diventavano più frequenti gli episodi di competizione. Sui fiori di rovo, per esempio, a un raddoppio della densità delle api domestiche corrispondeva una riduzione del 14% nell'abbondanza dei bombi. Sull'edera, invece, una maggiore presenza di api da miele era associata a un numero inferiore di api solitarie e sirfidi.
Le api allevate scacciano gli altri impollinatori dai fiori

Ma l'aspetto più interessante dello studio riguarda il comportamento di Apis mellifera. Nella maggior parte degli incontri competitivi, erano proprio le api domestiche a prendere l'iniziativa, costringendo gli altri impollinatori ad allontanarsi. Nel 28% delle interazioni osservate sui rovi e nel 36% di quelle sull'edera, gli altri insetti si allontanavano dalle le api domestiche. Inoltre, in almeno un caso su cinque tra i "duelli" vinti dalle api allevate, queste ultime riuscivano a conquistare il fiore spostando fisicamente o inseguendo i concorrenti.
L'unica a tenere testa alle api da miele è stata l'ape dell'edera (Colletes hederae), una specie solitaria presente anche qui in Italia, che in diversi incontri è riuscita a difendere le proprie risorse e a scacciare a sua volta gli insetti domestici. "Abbiamo scoperto che la maggior parte delle interazioni competitive per il cibo veniva avviata dalle api domestiche, che ottenevano anche un numero maggiore di vittorie, privando così gli altri impollinatori delle risorse alimentari", ha spiegato Victoria Buckle, prima autrice dello studio.
Naturalmente, si tratta di uno studio condotto in un contesto specifico e che non vuole demonizzare le api domestiche. Tuttavia, racconta bene come un'elevata concentrazione di alveari può interferire con l'attività degli altri impollinatori, una parte della storia che spesso viene trascurata quando si parla di biodiversità e di conservazione della api.
Le api domestiche non sono in pericolo di estinzione come spesso si racconta

Il punto è che quando si parla di api si tende quasi sempre a fare confusione tra quelle domestiche e quelle selvatiche. E questa distinzione è fondamentale per comprendere davvero il loro ruolo ecologico e le minacce che devono affrontare. L'ape domestica è una specie allevata dagli esseri umani da migliaia di anni, soprattutto per la produzione di miele, cera e altri prodotti, oltre che per l'impollinazione delle colture agricole.
Le sue colonie vengono gestite, curate, alimentate quando necessario e spesso trasportate da un luogo all'altro dagli apicoltori. È quindi, a tutti gli effetti, un animale domestico allevato tanto quanto i bovini o le capre, anche se mantiene comportamenti e caratteristiche biologiche propri degli insetti selvatici. Questo non significa ovviamente che le api domestiche non siano importanti o che non affrontino difficoltà.

Questo non significa che le api domestiche non siano importanti o che non affrontino difficoltà. Parassiti come l'acaro Varroa destructor, malattie, pesticidi, cambiamenti climatici e riduzione dei fiori selvatici possono provocare perdite anche molto gravi per l’apicoltura. Ma la mortalità delle colonie gestite e il rischio di estinzione di una specie sono due questioni profondamente diverse. Le api domestiche allevate sono infatti diffuse in gran parte del mondo e vengono continuamente fatte riprodurre e gestite dagli apicoltori.
Non siamo di fronte a una specie che, nel suo complesso, rischia di scomparire come lasciano intendere molte campagne di comunicazione. Anche in questo caso, naturalmente, non vuol dire che alcune popolazioni selvatiche di Apis mellifera, così come particolari sottospecie e patrimoni genetici locali, possano essere davvero minacciati.
La verità è che gli impollinatori selvatici sono a rischio di estinzione

La situazione è invece molto diversa per le api selvatiche. Solo in Italia ne vivono circa un migliaio di specie, tra bombi, osmie, andrene, megachili e tanti altri gruppi. Molte sono solitarie, nidificano nel terreno, nel legno o in piccole cavità e hanno esigenze ecologiche molto specifiche. Alcune dipendono addirittura da specifiche piante per nutrirsi e riprodursi. Sono soprattutto queste specie, insieme a tanti altri impollinatori selvatici, a risentire della distruzione degli habitat, dell'agricoltura intensiva, dell'uso di pesticidi, dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici.
E a differenza delle api domestiche, non possono contare su milioni di alveari gestiti e protetti dagli esseri umani. Le api domestiche sono certamente impollinatrici importanti, soprattutto per numerose colture agricole. Tuttavia, non sono le uniche a svolgere questo compito e, molto spesso, non sono sempre le più efficienti.
Alcune api selvatiche, per esempio, sono particolarmente efficaci nell'impollinazione di determinate piante grazie alla forma del corpo, al comportamento di raccolta del polline o alla capacità di visitare fiori che le api domestiche sfruttano con maggiore difficoltà. Anche bombi, farfalle, falene, sirfidi, coleotteri, vespe e numerosi altri insetti contribuiscono poi all'impollinazione, spesso in maniera complementare. La diversità degli impollinatori è forse il fattore più importante per garantire il funzionamento degli ecosistemi e la riproduzione di molte specie vegetali.
Avere più alveari non significa proteggere la biodiversità

In virtù di tutto questo, significa quindi che installare nuovi alveari non equivale automaticamente ad aiutare le api o a tutelare l'ambiente. In territori dove i fiori selvatici sono pochi, introdurre migliaia di api domestiche può aumentare la pressione sugli impollinatori selvatici, che si ritrovano a competere con colonie molto numerose ed efficienti nello sfruttamento delle risorse, che semplicemente non bastano per tutti. È un problema particolarmente importante in città, dove spesso l'apicoltura urbana viene promossa come un'attività ecologica e amica della biodiversità.
Lo studio britannico aggiunge inoltre un altro elemento: l'aumento delle temperature potrebbe rendere questa competizione ancora più intensa. I ricercatori hanno infatti osservato che nelle giornate più calde la competizione era più frequente. Il caldo eccessivo può ridurre la produzione di nettare dei fiori e modificare l'attività dei diversi impollinatori, favorendo in alcune condizioni le api domestiche rispetto a specie più sensibili alle temperature elevate.

"Il nostro obiettivo non è scoraggiare l'apicoltura, ma comprendere meglio come avviene la competizione tra impollinatori selvatici e allevati, per contribuire alla conservazione delle specie selvatiche", ha però sottolineato Buckle.
I risultati di questo studio non significano che l'apicoltura sia necessariamente dannosa per l'ambiente o che le api domestiche debbano essere considerate "nemiche" della biodiversità. Il loro impatto dipende da tanti fattori, tra cui il numero di alveari, la disponibilità di fiori e le caratteristiche degli habitat. È però importante saper distinguere tra proteggere gli impollinatori selvatici e la biodiversità e aiutare le popolazioni di api allevate, due obiettivi che non sempre coincidono.
Come aiutare, allora, le api selvatiche e gli altri impollinatori?

Per aiutare davvero gli impollinatori selvatici servono soprattutto habitat diversificati, prati ricchi di fiori spontanei (incluse le aiuole incolte che consideriamo erroneamente erbacce) , siepi, piante autoctone, luoghi adatti alla nidificazione e una riduzione delle pressioni che minacciano queste specie, come pesticidi, parassiti, specie invasive, malattie, crisi climatica e tanti altri. Ma, in alcune aree, potrebbe essere anche necessario valutare attentamente quanti alveari introdurre e dove collocarli.
Le api domestiche continueranno ad avere un ruolo importante nell'agricoltura e nell'apicoltura, ma non possono essere considerate il simbolo assoluto di tutti gli impollinatori, anzi. Salvare davvero le api non significa necessariamente produrre più miele o installare nuovi alveari. A volte, per aiutare davvero quelle selvatiche e che rischiano di scomparire per sempre, potrebbe essere necessario fare esattamente il contrario: lasciare più fiori e più spazio agli impollinatori che vivono già in natura.