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10 Settembre 2026
12:50

La grande scomparsa silenziosa degli insetti: gli scienziati chiedono di agire

Gli insetti stanno diminuendo drasticamente in molte parti del mondo, ma restano tra gli animali meno studiati e protetti, nonostante siano indispensabili per gli ecosistemi, la biodiversità e la nostra stessa esistenza.

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Un cerambice del faggio (Rosalia alpina), uno degli insetti più minacciati presenti in Italia

Gli insetti stanno sparendo in tutto il mondo, eppure continuano a essere tra gli animali più trascurati quando si parla di conservazione. A lanciare un nuovo appello per proteggerli con maggiore impegno è un gruppo internazionale di ricercatori, tra cui Federico Morelli dell'Università di Torino, guidato da Shawan Chowdhury della Monash University, che in uno studio pubblicato recentemente su BioScience propone un piano globale per migliorare la conservazione degli insetti, soprattutto nelle regioni tropicali.

Non si tratta di un problema che riguarda soltanto mosche, zanzare o altri animali che spesso consideriamo fastidiosi. Gli insetti sono infatti il gruppo più diversificato del pianeta: si stima che possano esistere tra 14 e 20 milioni di specie diverse, la maggior parte delle quali non è stata ancora descritta dalla scienza. Impollinano oltre l'80% delle piante selvatiche, rappresentano una fonte di cibo per circa il 60% delle specie di uccelli e svolgono un ruolo fondamentale nella decomposizione della materia organica, nel riciclo dei nutrienti e nel corretto funzionamento delle reti alimentari.

Perché sappiamo ancora pochissimi sugli insetti

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Gli insetti sono il gruppo animali più vasto in termini di specie, ma anche uno di quelli meno studiati

Eppure sappiamo ancora sorprendentemente poco su di loro. Oltre l'80% delle specie di insetti vive nelle regioni tropicali, dove però si concentrano anche alcune delle maggiori lacune nelle ricerche e nei monitoraggi. Secondo gli autori dello studio, la conservazione della biodiversità è stata infatti costruita soprattutto sulle conoscenze provenienti dalle regioni temperate, che ospitano però solo una piccola parte della diversità globale degli insetti.

Uno dei problemi principali è quindi capire che cosa stia accadendo prima ancora di poter intervenire. Gli autori individuano quattro grandi ostacoli: pochi dati, infrastrutture scientifiche insufficienti, difficoltà nel reperire le ricerche già esistenti e una scarsa trasformazione delle conoscenze in vere azioni di conservazione.

Molte informazioni sugli insetti sono già sotto i nostri occhi, persino su Facebook

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Per proteggere meglio insetti serve prima studiarli di più

Una parte delle informazioni, però, potrebbe essere già disponibile sotto i nostri occhi. Può trovarsi nelle collezioni dei musei, nelle pubblicazioni locali, nei dati raccolti dagli esperti del territorio o persino nelle fotografie condivise sui social network. In Bangladesh, per esempio, ricerche precedenti hanno trovato solo su Facebook informazioni relative a 167 delle 169 specie di farfalle considerate minacciate nel Paese.

Questo significa che per proteggere gli insetti non basta semplicemente raccogliere nuovi dati. È necessario anche riuscire a mettere insieme quelli già esistenti e coinvolgere maggiormente ricercatori e comunità locali, evitando quella che gli scienziati definiscono parachute science: ricerche condotte nei Paesi tropicali in cui le persone del posto vengono utilizzate soprattutto come fonti di dati, senza essere coinvolte realmente nella progettazione e nella gestione degli studi.

Il declino silenzioso degli insetti e il "fenomeno del parabrezza"

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Il declino degli insetti è diffuso e viene spesso raccontato con il "fenomeno del parabrezza". Viaggiando in auto oggi troviamo meno insetti morti sul parabrezza rispetto al passato

Il problema diventa ancora più evidente se si guarda al declino degli insetti. In diverse parti del mondo sono state documentate diminuzioni drammatiche delle popolazioni, anche se non esiste ancora un quadro completo e uniforme della situazione globale.

È il fenomeno che ha contribuito a rendere popolare anche il cosiddetto "fenomeno del parabrezza": l'impressione, condivisa da molti automobilisti e naturalisti, che un tempo dopo un viaggio in auto il parabrezza fosse ricoperto da tantissimi insetti schiacciati, mentre oggi sono molto meno. Chiaramente non si tratta di una misura certa di questo declino, ma è un'immagine molto forte ed efficace per raccontare una perdita di biodiversità spesso difficile da vedere.

Andare oltre i pregiudizi e le specie specie più carismatiche

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Gli insetti non hanno lo stesso impatto sull'immaginario collettivo dei grandi mammiferi, eppure sono fondamentali per la salute e il funzionamento degli ecosistemi

Ed è proprio questa invisibilità a rappresentare una delle difficoltà maggiori. Gli insetti non hanno lo stesso impatto sull'immaginario collettivo di panda, tigri, elefanti o balene. Sono piccoli, spesso poco conosciuti, considerati talvolta fastidiosi e in molti casi difficili persino da distinguere tra loro. Per questo ricevono meno attenzione, meno monitoraggi e meno risorse per la conservazione, nonostante il loro ruolo sia indispensabile per gli ecosistemi e per tutelare anche il resto della biodiversità.

Proteggere questi piccoli invertebrati, sottolineano quindi gli autori, non significa soltanto salvare animali piccoli e poco appariscenti. Significa proteggere le reti ecologiche di cui fanno parte e da cui dipendono anche molte altre specie, compresa la nostra. La biodiversità non è fatta soltanto da animali grandi, carismatici e che riusciamo più facilmente a vedere e amare. Al contrario, la parte più grande e importante è piccola, invisibile e sta scomparendo nel silenzio generale.

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