
Gli elefanti africani non sono solo tra gli animali più iconici, grandi, intelligenti e sociali presenti sul nostro pianeta. Hanno infatti anche un ruolo fondamentale all'interno degli ecosistemi africani. Un ruolo che potrebbe essere ancora più importante di quanto immaginato finora. Non solo perché modellano il paesaggio abbattendo alberi, aprendo radure o scavando pozze d'acqua, ma anche perché sostengono intere comunità di insetti fondamentali per la salute delle savane.
A dimostrarlo è un nuovo studio coordinato dalla University of Florida e pubblicato sulla rivista Science, secondo cui gli elefanti sono una vera e propria "specie chiave" per gli scarabei stercorari nelle savane del Kenya. In ecologia, una specie chiave è un organismo da cui dipendono molte altre specie e processi ecologici. E quando scompare, gli effetti negativi si propagano a cascata su tutto l'ecosistema. Ed è esattamente ciò che hanno osservato i ricercatori.
Senza gli elefanti (e le loro feci) crollano anche gli scarabei

Gli scarabei stercorari, spesso poco considerati rispetto ai grandi e iconici mammiferi, svolgono in realtà un lavoro essenziale. Si nutrono delle feci dei grandi animali e le trasportano sottoterra, contribuendo così a riciclare nutrienti, disperdere semi, fertilizzare il suolo e limitare la diffusione di parassiti e malattie.
Secondo gli autori dello studio, questi "servizi ecosistemici" hanno persino un valore economico enorme. Solo per gli allevamenti di bovini di Stati Uniti e Regno Unito si stima che il lavoro svolto dagli scarabei valga circa 1,6 miliardi di dollari all'anno.
Per capire da quali animali dipendano maggiormente questi insetti, i ricercatori hanno confrontato l'attrattiva degli escrementi prodotti da diverse specie della savana africana. I risultati sono stati piuttosto netti: le feci degli elefanti attiravano una quantità e una varietà di scarabei nettamente superiore a quella di qualsiasi altro animale.
Il motivo è anche legato banalmente alle dimensioni degli elefanti. Un adulto può mangiare fino a oltre 130 chilogrammi di vegetali al giorno e produrre quasi 90 chilogrammi di feci quotidianamente. Una quantità enorme di materia organica che diventa una risorsa continua e preziosissima per moltissimi insetti.
Uno studio lungo ben 15 anni

Lo studio si basa su uno dei più grandi e duraturi esperimenti ecologici mai realizzati nelle savane africane: il progetto UHURU (Ungulate Herbivory Under Rainfall Uncertainty), avviato nel 2008 presso il Mpala Research Center, in Kenya. Qui gli scienziati hanno creato grandi aree recintate per escludere selettivamente alcuni mammiferi erbivori in base alla loro taglia.
In alcune zone sono stati esclusi soltanto gli animali più grandi, come elefanti e giraffe; in altre anche specie più piccole. Altre aree, invece, sono rimaste aperte e hanno funzionato da "controllo", cioè da termine di paragone.
Questo tipo di esperimento permette di simulare ciò che accade in natura quando le specie più grandi scompaiono, un fenomeno sempre più frequente a causa della perdita di habitat, del bracconaggio e della crescente presenza umana. E dopo 15 anni, i risultati sono diventati evidenti: nelle aree prive di elefanti gli scarabei stercorari erano diminuiti del 67%, la biomassa totale degli insetti si era ridotta del 51% e il numero di specie era calato del 23%.
Ancora più interessante è che l'esclusione degli altri grandi erbivori non ha provocato ulteriori effetti significativi: il cambiamento principale era legato proprio all'assenza degli elefanti. A riprova di quanto sia importante questa specie chiave per la salute e il funzionamento delle savane africane.
Gli effetti a cascata sull'intero ecosistema

La diminuzione degli scarabei non rappresenta però soltanto una perdita di biodiversità. Se scompaiono o diminuiscono gli insetti, cambiano anche i processi naturali che mantengono in funzione l'ecosistema. Nelle aree senza elefanti, infatti, gli escrementi si decomponevano più lentamente e anche la dispersione dei semi diminuiva. Questo significa che anche la crescita delle piante e il riciclo dei nutrienti possono essere alterati nel lungo periodo.
Lo studio offre quindi una delle prove più concrete del fenomeno chiamato "coestinzione", cioè la scomparsa a catena di specie strettamente collegate tra loro. Se sparisce una specie fondamentale, rischiano di sparire a cascata anche molte altre che dipendono direttamente o indirettamente da essa.
Gli elefanti, dunque, non sono importanti soltanto "per se stessi" o per il loro valore simbolico. Sono veri e propri ingegneri ecologici: attraverso le loro attività quotidiane sostengono intere reti biologiche, molto più ampie e complesse di quanto si pensasse.
La ricerca mostra anche quanto siano importanti gli studi ecologici a lungo termine. Molti esperimenti di solito durano solo pochi anni, ma in questo caso gli effetti più profondi sono emersi soltanto dopo oltre un decennio di osservazioni. Un promemoria importante in un'epoca in cui i cambiamenti ambientali avvengono lentamente se paragonanti ai tempi umani, ma possono avere conseguenze enormi sugli ecosistemi del pianeta.