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25 Agosto 2026
16:01

Tapiri, pecari e altri grandi mammiferi sono “ingegneri degli ecosistemi”: così aiutano la foresta a crescere

Tapiri, pecari, aguti e altri erbivori modificano attivamente il suolo e accelerano il ciclo dei nutrienti: la presenza dei grandi mammiferi rende le foreste tropicali più fertili, resilienti e produttive.

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Un tapiro sudamericano (Tapirus terrestris)

Nelle foreste tropicali gli animali non sono soltanto consumatori di piante e frutti. Con i loro movimenti, le loro feci e il modo in cui cercano cibo possono modificare il terreno e contribuire a renderlo più fertile e produttivo. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Ecological Monographs, che ha analizzato il ruolo dei grandi mammiferi nella Foresta Atlantica brasiliana, sottolineando quanto sia importante la fauna per la salute delle foreste e come in un ecosistema tutti gli elementi siano strettamente intrecciati tra loro.

Tra gli animali studiati ci sono alcune delle specie più iconiche del Sud America, come tapiri, pecari, aguti e cervi mazama. Sono grandi erbivori che, muovendosi sul terreno alla ricerca di frutti e semi, lo calpestano e lo smuovono, lasciando inoltre feci e urina. Tutte queste attività contribuiscono al ciclo dei nutrienti, attraverso cui gli elementi necessari alla crescita delle piante vengono restituiti al suolo e nuovamente utilizzati dalla vegetazione. È un po' come il grande cerchio della vita reso famoso dal film Disney Il Re Leone.

"Arrivano in un'area e trascorrono molto tempo a calpestare e scavare il terreno, cercando frutti e semi caduti, oltre a defecare e urinare", ha spiegato Letícia Gonçalves Ribeiro, autrice principale dello studio. In questo modo, aggiunge la ricercatrice, contribuiscono a modificare la chimica del suolo e la composizione della lettiera, lo strato formato da foglie, rametti, frutti e altri materiali vegetali che si accumulano sul terreno.

Come i grandi mammiferi modificano la chimica del suolo

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Come i mammiferi che vivono nella Foresta Atlantica sono strettamente collegati ai processi chimici e fisici che aiutano il suolo e rendono più rigogliosa la vegetazione. Immagine da Ribeiro et al., 2026

Per capire quanto sia importante la presenza dei grandi mammiferi, i ricercatori hanno confrontato aree in cui gli animali potevano muoversi liberamente con altre dalle quali erano stati temporaneamente esclusi attraverso recinzioni. L'esperimento è stato realizzato nel Parque Estadual Carlos Botelho, un'importante area protetta nello Stato brasiliano di San Paolo, come parte di un progetto iniziato nel 2009.

Dove erano presenti i mammiferi, il terreno era meno acido e mostrava una differente disponibilità di nutrienti, tra cui calcio e alluminio. Quest'ultimo elemento può essere dannoso per le piante quando raggiunge concentrazioni elevate. La sua presenza diminuiva però nelle aree maggiormente frequentate dagli animali, dove il rapporto tra calcio, alluminio e pH, un parametro che misura quanto una sostanza sia acida o alcalina, risultava nel complesso più favorevole.

I grandi erbivori sono veri e propri ingegneri degli ecosistemi

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I mammiferi erbivori come il pecari labiato (Tayassu pecari) sono veri e propri ingegneri ambientali e influenzano attivamente come e quanto cresce una foresta

Ma l'effetto non riguarda soltanto la chimica del terreno. I grandi mammiferi modificano anche il modo in cui la lettiera viene distribuita e decomposta. Camminando e scavando, la frammentano e la mescolano, aumentando il contatto tra il materiale vegetale e il suolo. Questo facilita la decomposizione, la velocità attraverso cui cui foglie e altri resti vengono trasformati e come i loro nutrienti tornano disponibili nell'ecosistema.

I risultati rafforzano quindi un'idea ben nota, ma spesso sottovalutata: i grandi mammiferi possono comportarsi come veri e propri ingegneri degli ecosistemi, capaci di modificare fisicamente e chimicamente l'ambiente in cui vivono. "Sono proprio questi animali, quelli più colpiti dalla caccia, ad agire come ingegneri dell'ecosistema", ha sottolineato Mauro Galetti, docente dell'Istituto di Bioscienze dell'Università Statale di San Paolo e coordinatore dello studio.

Cosa succede nella foresta quando scompaiono i mammiferi

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Quando invece i mammiferi scompaiono, la foresta si impoverisce, perde diversità e diventa più povera e meno produttiva

L'importanza di questi animali emerge ancora di più considerando cosa accade quando scompaiono. In un altro studio realizzato dallo stesso gruppo di ricerca e pubblicato su Ecology è stato dimostrato come l'assenza dei grandi erbivori possa ridurre l'azoto presente nel terreno, diminuire la diversità delle piante e favorire una maggiore uniformità della foresta, con poche specie vegetali che diventano dominanti.

E gli effetti potrebbero estendersi anche agli organismi più piccoli. I ricercatori stanno infatti studiando i nematodi, microscopici vermi che vivono nel terreno e occupano diversi livelli della rete alimentare. Le prime analisi indicano una maggiore presenza di nematodi predatori nelle aree frequentate dai grandi mammiferi. La loro abbondanza potrebbe perciò essere un ulteriore segnale di un ecosistema più complesso, diversificato e perciò in salute.

La lezione di questi studi va quindi oltre la singola foresta analizzata. Proteggere tapiri, pecari, aguti, cervi e in generale i grandi erbivori non significa soltanto salvaguardare alcune specie minacciate dalla caccia e dalla perdita di habitat. Significa anche conservare quei processi naturali, spesso invisibili, che permettono a un ecosistema di continuare a funzionare correttamente.

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