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2 Ottobre 2026
17:48

Campi più piccoli e colture diversificate: così l’agricoltura può aiutare gli uccelli che stanno sparendo dalle campagne

Campi più piccoli, colture e vegetazione diversificate e meno pesticidi possono rendere le aree agricole più accoglienti anche per allodole, zigoli, saltimpali e altri uccelli tipici delle campagne che stanno scomparendo.

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Un'allodola (Alauda arvensis), specie tipica degli ambienti agricoli e oggi in forte declino

Campi più piccoli, colture diversificate e meno pesticidi possono rendere i terreni agricoli e le nostre campagne più più ospitali anche per uccelli. È quanto emerge da uno studio condotto dal Leibniz Centre for Agricultural Landscape Research, in Germania, che ha analizzato come il modo in cui organizziamo e coltiviamo i campi possa influenzare la presenza dell'avifauna tipica delle aree agricole, uno dei gruppi di uccelli maggiormente in declino in Europa negli ultimi decenni.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Landscape Ecology, nasce dal progetto sperimentale patchCROP, avviato nel 2020 in un'area agricola del Brandeburgo. Invece di coltivare un grande campo in modo uniforme, come avviene di solito con le monocolture intensive, i ricercatori lo hanno suddiviso in numerose porzioni più piccole, coltivate con specie diverse e gestite con differenti livelli di intensificazione. In alcune aree erano presenti anche fasce fiorite e incolti.

Rifugi di campo: come un'agricoltura più diversificata aiuta gli uccelli rurali

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Le monocolture e l'intensificazione delle pratiche agricole stanno causando un forte declino degli uccelli delle zone rurali

Per tre anni, tra settembre 2020 e agosto 2023, gli scienziati hanno poi mappato la posizione degli uccelli presenti nel campo sperimentale e in alcuni grandi campi vicini coltivati secondo modalità oggi più convenzionali. Nel complesso hanno raccolto 1.853 osservazioni relative a 51 specie diverse.

Nel campo "diversificato" gli uccelli sono stati osservati più frequentemente rispetto ai campi standard di riferimento. Considerando la superficie, sono state infatti registrate circa 20 osservazioni per ettaro nel campo patchCROP, contro circa 9-12 nei campi convenzionali. Le osservazioni, inoltre, non erano distribuite in modo casuale: gli uccelli tendevano a concentrarsi nelle zone caratterizzate da una maggiore diversità della vegetazione e da un minore utilizzo di pesticidi.

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Campi più piccoli, paesaggi diversificati e minore utilizzo di pesticidi favoriscono il ritorno degli uccelli delle aree agricole

Tra le specie studiate c'erano uccelli tipici delle zone rurali e delle aree agricole, un tempo comunissimi e parte integrante dei paesaggi di campagna, come l'allodola (Alauda arvensis), la pispola (Anthus pratensis), il saltimpalo (Saxicola torquatus), la tottavilla (Lullula arborea) o gli zigoli. Questi altri uccelli sono diventati oggi sempre più rari o sono addirittura scomparsi localmente in tutta Europa soprattutto a causa dell'intensificazione dell'agricoltura.

L'effetto mosaico e come l'eterogeneità del paesaggio fa la differenza

Nel complesso, le condizioni associate alla maggiore presenza di queste specie comprendevano soprattutto una minore pressione dei pesticidi e una maggiore presenza di vegetazione naturale spontanea. Le zone lasciate incolte e le fasce fiorite vicino ai campi rappresentavano infatti un elemento favorevole e attrattivo per diverse specie. Il risultato più interessante, però, è che non sembra essere importante soltanto che cosa viene coltivato, ma soprattutto come viene organizzato il paesaggio agricolo.

Un grande campo uniforme offre infatti condizioni troppo simili e monotone in tutta la sua superficie. Un mosaico di colture diverse e con piccole porzioni di terreno incolto, invece, crea una maggiore varietà di ambienti e micro-habitat, con maggiori possibilità di trovare cibo, riparo o siti adatti in cui nidificare.

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Cespugli, fasce fiorite e aree incolte offrono maggiori possibilità di trovare cibo e rifugi agli uccelli come il saltimpalo (Saxicola torquatus)

È un principio già noto in ecologia e viene chiamato eterogeneità ambientale: quando un ambiente è più eterogeneo e diversificato nelle sue componenti, può offrire più habitat, spazio e risorse a un numero maggiore di specie. Nel caso dell'agricoltura, questo significa anche mantenere elementi che praticamente sempre vengono eliminati per rendere le coltivazioni più produttive e semplici da gestire, come appunto la vegetazione spontanea, gli alberi, i margini fatti di cespugli e le fasce fiorite.

Ridisegnare i campi, una nuova visione per il paesaggio agricolo

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La struttura del paesaggio e il modo in cui viene gestita l'agricoltura possono fare una grande differenza per la biodiversità

Il progetto patchCROP nasce proprio con l’obiettivo di provare a rendere l'agricoltura più diversificata e sostenibile senza necessariamente separare produzione e conservazione della biodiversità. La sperimentazione, infatti, non riguarda soltanto gli uccelli: nello stesso sistema vengono studiati contemporaneamente anche suolo, insetti e altri organismi, insieme alle produzioni agricole e all'uso delle risorse.

Una delle difficoltà maggiori di questo tipo di approccio è naturalmente quella di rendere questo modello praticabile su larga scala. Coltivare tanti piccoli appezzamenti può essere infatti molto complicato quando, per esempio, si utilizzano grandi macchinari agricoli. Per questo il progetto sta valutando anche l'impiego di tecnologie digitali e robot agricoli, che potrebbero permettere di gestire in maniera più semplice e produttiva le superfici di dimensioni ridotte.

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Uno zigolo giallo (Emberiza citrinella), una delle tante specie agricole oggi in declino

Lo studio non dimostra che dividere semplicemente un campo in parti più piccole sia sufficiente a fermare il declino degli uccelli delle aree agricole. Mostra però che la struttura del paesaggio e il modo in cui viene gestito possono fare una grande differenza. Rendere i campi più diversificati, ridurre quando possibile l'uso dei pesticidi e conservare spazi ricchi di vegetazione spontanea significa infatti creare un ambiente agricolo meno monotono e che non sia utile soltanto a ciò che coltiviamo, ma anche alle specie che da sempre vivono nei nostri campi.

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