
Fino a due anni fa erano campi coltivati in maniera intensiva a grano. Oggi ospitano migliaia di farfalle, comprese alcune specie rare che non erano mai state osservate prima in quest'area. È quanto sta accadendo a Halnaker Hill Farm, nel West Sussex, in Inghilterra, dove un progetto di ripristino ambientale ha trasformato circa 133 ettari di terreni agricoli in un mosaico di prati fioriti, siepi, boschetti e piccoli stagni.
I risultati, raccontati anche dal Guardian di recente, hanno sorpreso gli stessi ecologi che stanno seguendo il recupero dell'area. Nel 2026 sono state infatti censite 5.290 farfalle appartenenti a 28 specie differenti, un risultato ottenuto appena due anni dopo l'abbandono delle coltivazioni intensive.
Dai campi di grano a un mosaico di habitat naturali

Per circa quarant'anni, i terreni di Halnaker Hill sono stati utilizzati prevalentemente per coltivare grano. Poi, dopo l'ultimo raccolto nel 2024, è cominciata una vera e propria trasformazione pensata per favorire il ritorno della biodiversità.
Sono stati seminati prati con miscugli di fiori selvatici e piante erbacee spontanee, piantati sette chilometri di siepi e realizzati sette ettari di nuovi boschi. Sono stati inoltre scavati tre stagni e seminati 54 ettari con miscele di erbe e piante da foraggio. Nei prati già esistenti viene invece utilizzato il pascolo controllato, per mantenere una vegetazione diversificata e creare condizioni favorevoli a tante specie diverse.

I risultati più interessanti riguardano soprattutto alcune farfalle particolarmente legate a specifici habitat e piante nutrici. Tra queste c'è Cupido minimus, conosciuta in Regno Unito come small blue, la più piccola farfalla diurna presente in UK. Gli ecologi ne hanno contate 85, nonostante non fosse mai stata segnalata in precedenza nei campi interessati dal progetto.
Questa specie dipende strettamente da una specifica pianta, Anthyllis vulneraria, sulla quale depone le uova e di cui si nutrono i bruchi. La presenza della pianta nei nuovi prati ha quindi creato le condizioni per la colonizzazione dell'area.
Sono state osservate anche sette Erynnis tages, un'altra farfalla mai documentata prima nel sito, 547 Coenonympha pamphilus, una specie già presente in passato, ma in numeri inferiori, e anche diverse specie di piccole falene. Il ritorno della fauna non riguarda soltanto i lepidotteri. Nei nuovi habitat sono stati osservati anche allodole, strillozzi, lodolai e numerose libellule.
Quanto velocemente può tornare la biodiversità?
A effettuare i censimenti è stato l'ecologo e conservazionista Neil Hulme, che collabora anche con Butterfly Conservation. Come ha raccontato al Guardian, la velocità con cui le farfalle hanno colonizzato i nuovi habitat lo ha particolarmente sorpreso.
La presenza di migliaia di individui e di specie legate ad ambienti molto specifici rappresenta un segnale molto incoraggiante. Le farfalle, infatti, sono considerate buoni indicatori ecologici perché rispondono rapidamente ai cambiamenti della vegetazione, del clima e della qualità degli habitat.
Il risultato non significa però che l'intero ecosistema sia già completamente ripristinato. I 5.290 individui rappresentano il totale registrato durante i conteggi, non una stima della popolazione complessiva. Per valutare l'evoluzione delle comunità di farfalle serviranno monitoraggi ripetuti negli anni.

La rapidità con cui alcune specie possono occupare nuovi habitat è comunque già documentata in passato. Uno studio pubblicato su Insect Conservation and Diversity, per esempio, ha analizzato la colonizzazione di prati ricreati lungo una strada nel Dorset, sempre in Inghilterra. Nel corso degli anni sono state registrate 30 specie di farfalle e un aumento del numero di individui.
Questi risultati sono particolarmente importanti in un Paese dove, secondo il report State of the UK's Butterflies, circa l'80% delle specie ha subito una diminuzione delle popolazioni, una contrazione della distribuzione o entrambe dagli anni 70 a oggi.
Un progetto di conservazione finanziato attraverso la biodiversità

Halnaker Hill Farm fa parte del programma ReNature del Parco Nazionale dei South Downs, ma presenta anche una particolarità: il ripristino degli habitat è finanziato attraverso un sistema chiamato Biodiversity Net Gain, che permette a chi realizza determinati interventi edilizi di acquistare crediti legati al miglioramento della biodiversità.
In Inghilterra, la normativa prevede per molti progetti edilizi un incremento misurabile del valore ecologico pari ad almeno il 10%, che può essere ottenuto anche finanziando interventi di ripristino in altre aree.
È un meccanismo in realtà molto discusso e che non mette tutti d'accordo, perché rischia di trasformarsi in una semplice compensazione economica della distruzione di habitat naturali, senza necessariamente recuperare altrove le stesse caratteristiche ecologiche. Nel caso di Halnaker Hill, tuttavia, i censimenti documentano benefici concreti per numerose specie.

Resta naturalmente da verificare se questi risultati saranno mantenuti nel lungo periodo. I responsabili del progetto intendono proseguire il monitoraggio e stanno programmando anche la reintroduzione di Hamearis lucina, una farfalla ormai sempre più rara e localizzata nel Regno Unito.
L'esperienza di Halnaker Hill mostra soprattutto quanto rapidamente alcune specie possano tornare quando vengono ricreate le condizioni adatte. Non è necessario aspettare decenni per osservare i primi effetti del ripristino ambientale, anche se il recupero completo degli ecosistemi richiede tempi molto più lunghi, interventi adeguati e una gestione continuativa.
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