
Conservare la biodiversità non sempre necessita di grandi parchi nazionali e riserve naturali immense. Per tutelare alcune specie, a volte, basta anche un piccolo frammento di natura, magari circondato da campi coltivati, che può rappresentare un rifugio indispensabile per la sua sovvivenza.
Lo dimostra la scoperta di una nuova specie di cavalletta australiana, Keyacris bungunnia, un piccolo ortottero privo di ali che vive in alcune aree residue di vegetazione naturale nello stato di Victoria, nell'Australia sudorientale, descritta recentemente sulla rivista Conservation Letters.
E come raccontano gli stessi ricercatori in un articolo pubblicato su The Conversation, la sua scoperta dimostra quanto possano essere importanti anche le riserve più piccole e apparentemente insignificanti.
Una nuova cavalletta australiana che non può volare

La nuova specie è stata chiamata ufficialmente Keyacris bungunnia, ma il suo nome comune in inglese è Murray Mallee Matchstick, un nome che richiama sia la regione in cui vive sia il suo aspetto sottile e allungato, simile a quello di un fiammifero. Il termine bungunnia deriva invece dal lago Bungunnia, un enorme bacino che occupava parte dell'Australia sudorientale durante il Pleistocene, lungo le cui antiche sponde gli antenati di questa cavalletta potrebbero aver vissuto.
Appartiene a un gruppo di ortotteri tipico dell'Australia e conosciuti appunto come matchstick grasshoppers, circa 250 specie diffuse in ambienti molto diversi, dai deserti alle praterie. Queste piccole cavallette sono completamente prive di ali anche da adulte, possono spostarsi soltanto camminando o saltando e tendono quindi a rimanere nei pressi dei luoghi in cui sono nate. In ambienti naturali ampi e continui, questo non rappresenta necessariamente un problema e riescono a diffondersi anche per migliaia di chilometri.
Le cose cambiano parecchio quando invece il loro habitat viene frammentato da coltivazioni, strade e insediamenti. Per una cavalletta senza ali, anche una distanza relativamente breve tra due aree naturali può così diventare una barriera difficile da superare.
Popolazioni isolate in piccoli frammenti di natura

Lo studio, coordinato dalla ricercatrice Kim Kaufmann, ha analizzato la distribuzione di Keyacris bungunnia in diverse località del Victoria occidentale. I risultati suggeriscono che la maggior parte delle popolazioni siano geneticamente distinte tra loro, probabilmente proprio a causa del loro isolamento. Nelle regioni agricole dell'Australia, molte aree di vegetazione originaria sono ormai ridotte a piccoli frammenti, talvolta inferiori ai 100 ettari.
Si tratta di ambienti spesso trascurati dalle politiche di conservazione, perché troppo piccoli per ospitare grandi animali iconici o proteggere interi ecosistemi. Per insetti come questa cavalletta, però, possono rappresentare tutto ciò che resta del loro habitat originario. Un incendio, un periodo di siccità o la scomparsa delle piante di cui si nutrono potrebbero perciò provocare l'estinzione di un'intera popolazione. E senza la possibilità di raggiungere altri habitat, la ricolonizzazione naturale diventerebbe estremamente difficile.
La scoperta ha però anche un risvolto positivo. La presenza di queste cavallette in un piccolo frammento di vegetazione naturale potrebbe essere un indicatore della buona qualità dell'habitat e suggerire che nella stessa area sopravvivano altre specie rare o minacciate. Ed è proprio quello che è accaduto in uno dei siti in cui è stata scoperta la nuova specie. Indagini successive hanno infatti rivelato che l'area ospita anche la più grande popolazione di una sottospecie di farfalla molto rara, Paralucia pyrodiscus lucida.
Perché proteggere anche i piccoli habitat è fondamentale

Questi piccoli frammenti di natura possono quindi custodire una biodiversità molto più ricca di quanto suggeriscano le loro dimensioni. Eppure, spesso vengono abbandonati, invasi da piante esotiche o utilizzati come discariche abusive. Proteggerli non richiede necessariamente neppure interventi costosi o complessi. Per molte cavallette e altri piccoli insetti può essere sufficiente mantenere la vegetazione spontanea e garantire la presenza delle piante di cui si nutrono.
Alcuni progetti australiani hanno già dimostrato che è possibile ottenere risultati importanti anche attraverso interventi di rinaturalizzazione e reintroduzione. Popolazioni della cavalletta Vandiemenella viatica, per esempio, sono aumentate sensibilmente dopo essere state trasferite in aree rinaturalizzate nei dintorni di Melbourne. Più recentemente, anche la minacciata Keyacris scurra è stata introdotta con successo nell'arboreto della città Euroa, nel Victoria nordorientale.

La storia di Keyacris bungunnia mostra quindi un aspetto della conservazione della biodiversità che rischia spesso di passare in secondo piano. Le grandi aree protette sono fondamentali, certo, ma per molte specie piccole e legate ad ambienti particolari anche pochi ettari di vegetazione naturale possono fare la differenza tra sopravvivere e scomparire.
È un principio che vale anche qui in Italia, dove numerosi insetti e altri piccoli animali sopravvivono in habitat sempre più isolati, spesso circondati da coltivazioni, infrastrutture e centri abitati. Molte di queste specie sono ancora poco studiate e alcune rischiano di scomparire prima ancora che ne venga compresa la distribuzione. Lacune che per tante cavallette e tutti gli altri ortoteroidei italiani sta cercando di colmare la nuova piattaforma LiRIO che ci ha raccontato l'entomologo Roberto Battiston.