UN PROGETTO DI
video suggerito
video suggerito
6 Novembre 2026
15:30

Le specie a un passo dall’estinzione possono ancora essere salvate: lo dimostra un nuovo studio

Anche quando rimangono pochissimi individui, una specie può ancora essere salvata. Un nuovo studio lo dimostra, tra straordinari recuperi, difficoltà e speranze anche per altri animali considerati spacciati, come la vaquita.

Immagine
Negli anni 70 rimanevano appena 23 ralli di Lord Howe (Hypotaenidia sylvestris). Oggi ce ne sono oltre 1.600 individui

Alcune specie sono state ridotte a talmente pochi individui che salvarle sembra quasi impossibile. Eppure, anche gli animali più vicini all'estinzione possono tornare ad aumentare, persino quando ne rimangono soltanto quattro o cinque individui. A dimostrarlo è un nuovo studio internazionale, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, secondo cui il 61% delle specie ridotte a meno di 50 individui che hanno ricevuto interventi diretti di conservazione è riuscito a recuperare, raggiungendo almeno 100 esemplari.

Un report incoraggiante che mette in discussione l'idea secondo cui alcune specie sarebbero ormai spacciate e troppo rare per essere salvate e che offre quindi nuove speranze anche per tanti altri animali che oggi sembrano destinati a scomparire per sempre, come la vaquita, il piccolo cetaceo messicano di cui sopravvivono appena una decina di individui o forse meno.

Anche quando restano meno di 50 animali, l'estinzione non è inevitabile

Immagine
La petroica delle Chapman (Petroica traversi) è stata salvata dall’estinzione partendo da una singola coppia riproduttiva. Foto da Wikimedia Commons

Lo studio, coordinato da Donal Smith della Monash University australiana e realizzato insieme a ricercatori della Zoological Society di Londra, ha analizzato la storia di 147 specie di uccelli e mammiferi che, almeno una volta dal 1950, si sono ridotte a meno di 50 individui rimasti in natura. Per 141 di queste erano disponibili anche informazioni sufficienti per valutare cosa fosse successo dopo. I risultati mostrano una differenza netta tra le specie per cui sono stati attivati interventi di conservazione e quelle che non hanno ricevuto aiuti diretti.

Tra le 51 specie che hanno beneficiato di azioni mirate, il 61% è tornato ad avere almeno 100 individui. Tra quelle prive di interventi diretti, invece, soltanto il 2% ha raggiunto lo stesso risultato, mentre il 37% si è purtroppo estinto. Le strategie più efficaci sono risultate quelle che combinano la riduzione delle minacce, come la distruzione degli habitat o la presenza di predatori invasivi introdotti dagli esseri umani, con interventi diretti sulle popolazioni, tra cui riproduzione in cattività, reintroduzioni e trasferimenti di individui.

Immagine
Anche il gheppio di Mauritius (Falco punctatus) è stato salvata nonostante fosse rimasta una sola femmina in vita nel 1974. Foto da Wikimedia Commons

Il problema principale delle popolazioni molto piccole è che, oltre alle minacce che le hanno portate al collasso, devono affrontare numerosi altri problemi. La scarsità di partner, la consanguineità e la perdita di diversità genetica possono infatti ridurre ulteriormente le possibilità di sopravvivenza. Inoltre, anche un0epidemia, un incendio o qualsiasi altro evento improvviso singolo possono cancellare in un colpo solo tutti gli ultimi individui rimasti.

Per questo, in passato, alcuni conservazionisti hanno proposto di concentrare le risorse economiche soprattutto sulle specie con maggiori possibilità di recupero, quasi abbandonando quelle considerate ormai troppo compromesse. I nuovi risultati suggeriscono invece che il numero di individui rimasti, da solo, non è sufficiente per stabilire se una specie è da considerare irrecuperabile. Naturalmente, ogni singola specie è un caso a parte e raggiungere 100 individui non significa per ovvi motivi essere definitivamente fuori pericolo, anzi.

Dal rallo di Lord Howe al falco di Mauritius: le specie tornate dall'orlo dell'estinzione

Uno degli esempi più emblematici citati dai ricercatori è quello del rallo di Lord Howe (Hypotaenidia sylvestris), un uccello incapace di volare che vive esclusivamente sull'omonima isola australiana. Alla fine degli anni 70 ne rimanevano appena 23 individui, a causa della caccia e dei predatori introdotti. Grazie alla riproduzione in cattività e all'eliminazione delle specie invasive, il rallo è tornato a occupare buona parte dell'isola. Secondo un censimento ufficiale pubblicato nel 2025, oggi ne sopravvivono almeno 1.638 individui.

Ancora più sorprendente è la storia della petroica delle Chatham (Petroica traversi), un piccolo passeriforme endemico di un arcipelago della Nuova Zelanda. Nel 1980 era rimasta un'unica coppia riproduttiva. Attraverso un intenso programma di conservazione, che prevedeva anche di affidare uova e pulli ad altre specie di uccelli perché li allevassero, i ricercatori sono riusciti a evitare l'estinzione. Oggi ci sono circa 350 individui e la specie è stata inoltre eletta uccello dell'anno della Nuova Zelanda.

Immagine
Lo studio dimostra che anche specie con pochissimi individui possono essere recuperate, come accaduto con il condor della California (Gymnogyps californianus)

Un destino simile sembrava attendere anche il gheppio di Mauritius (Falco punctatus), un piccolo falco che nel 1974 contava appena quattro individui, tra cui una sola femmina in grado di riprodursi. Grazie alla protezione dei nidi, all'allevamento in cattività e al controllo delle specie invasive, la popolazione è tornata a contare centinaia di esemplari. Un recupero considerato tra i più importanti nella storia della conservazione degli uccelli, anche se la specie rimane minacciata.

C'è poi il condor della California (Gymnogyps californianus), uno dei più grandi uccelli volatori del pianeta. Nel 1982 ne sopravvivevano appena 23. Cinque anni dopo, tutti gli ultimi condor rimasti vennero catturati per avviare un programma di riproduzione in cattività. Oggi, grazie alle reintroduzioni cominciate nel 1992, la popolazione complessiva ha superato i 500 individui, tra uccelli in natura e in cattività. Il recupero del condor è considerato uno dei più grandi successi della conservazione mondiale.

La vaquita e le altre specie per cui esiste ancora una speranza

Immagine
Nel Golfo di California sopravvivono circa una decina vaquita (Phocoena sinus). Foto di Tom Jefferson

Questi risultati sono particolarmente incoraggianti per molte delle specie che non sono ancora riuscite a invertire il proprio declino. Tra queste c'è soprattutto la vaquita (Phocoena sinus), il cetaceo più minacciato del pianeta, che vive esclusivamente nel Golfo di California, in Messico. La sua popolazione è crollata soprattutto a causa delle reti da pesca, in particolare quelle utilizzate illegalmente per catturare il totoaba (Totoaba macdonaldi), un grande pesce altrettanto in pericolo di estinzione e la cui vescica natatoria alimenta un ricco mercato illegale.

Nell'ultimo censimento ufficiale effettuato nel 2025 sono stati individuati tra i sette e i dieci individui, numeri che sembrano ormai condannare questa piccola focena. La notizia incoraggiante è che le vaquita continuano a riprodursi. Inoltre, uno studio genetico pubblicato nel 2022 su Science ha dimostrato che la specie non è necessariamente condannata dalla consanguineità. Le simulazioni indicano che, eliminando completamente le morti accidentali nelle reti, anche una popolazione così piccola potrebbe teoricamente tornare a crescere.

Immagine
Il kakapò (Strigops habroptilus) è l’unico pappagallo vivente che non è in grado di volare

Il problema, dunque, non è soltanto quanti animali rimangono, ma soprattutto se saremo capaci di eliminare le cause che continuano a ucciderli. Nell'ottobre 2026 il Messico ha purtroppo ridotto i confini delle aree in cui sono vietate le reti da posta. Gli esperti del gruppo cetacei dell'IUCN hanno sottolineato che è invece fondamentale allargare le misure di protezione anche dove non sono ancora state applicate, anche perché a differenze degli uccelli i cetacei non possono essere allevati in cattività.

Un altro esempio incoraggiante è quello del kakapò (Strigops habroptilus), il grande pappagallo notturno e incapace di volare della Nuova Zelanda. Nel 1995 erano rimasti appena 51 individui. Grazie a un programma intensivo di conservazione, che prevede il monitoraggio dei singoli uccelli e la protezione dei siti riproduttivi , la popolazione ha raggiunto 325 individui, dopo una stagione riproduttiva particolarmente positiva. La specie rimane in pericolo critico, ma il suo recupero continua.

Non tutte le specie hanno le stesse possibilità di essere salvate

Naturalmente, non tutte le specie potranno essere salvate e intervenire quando ne rimangono pochissimi individui è molto più difficile e costoso che proteggerle prima che diventino così rare. Occorre inoltre considerare un limite importante: lo studio si concentra esclusivamente su uccelli e mammiferi, due gruppi che includono molte delle specie più conosciute, amate e studiate, capaci di attirare maggiori attenzioni e finanziamenti.

Per molti di questi animali esistono già programmi di riproduzione in cattività, tecniche di allevamento e reintroduzione ormai consolidate, che rendono possibili interventi altrimenti molto complessi. La situazione può essere profondamente diversa per pesci, anfibi, rettili e soprattutto per l'immensa diversità degli invertebrati. Molte di queste specie sono poco studiate, ricevono finanziamenti limitati e hanno esigenze ecologiche o riproduttive che conosciamo ancora poco.

Immagine
Non tutte le specie potranno essere salvate. Come il chiurlottello (Numenius tenuirostris), avvistato e fotografato per l’ultima volta in Marocco nel 1995 e oggi estinto. Foto di Chris Gomersall, rspbimages.com

In alcuni casi allevarle e riprodurle in cattività è estremamente difficile, se non impossibile con le conoscenze e le tecnologie attuali. Non significa necessariamente che siano animali più difficili da salvare, ma che spesso non disponiamo degli strumenti, delle risorse e delle informazioni necessarie per intervenire in maniera rapida ed efficace. Questo studio, quindi, non dimostra che qualsiasi specie può essere salvata, ma manda comunque un messaggio incoraggiante: anche quando una popolazione raggiunge numeri apparentemente irrecuperabili, non è detto che la sua storia sia finita.

Molte delle specie che oggi stanno tornando ad aumentare erano considerate praticamente estinte soltanto pochi decenni fa. La differenza, spesso, non l'ha fatta il numero di animali rimasti, ma la capacità e soprattutto la volontà di intervenire prima che fosse troppo tardi. Una possibilità che dovrebbe essere garantita, per quanto possibile, anche agli animali meno conosciuti e apprezzati.

Sfondo autopromo
Segui Kodami sui canali social
api url views