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21 Settembre 2026
9:09

Nel 1980 era rimasta una sola femmina di petroica delle Chatham: oggi è l’uccello dell’anno della Nuova Zelanda

La petroica delle Chatham ha vinto il Bird of the Year 2026 della Nuova Zelanda. Nel 1980 ne restavano in vita appena cinque, tra cui un'unica femmina conosciuta con il nome Old Blue. Tutti i circa 350 uccelli oggi viventi discendono da quell'unica femmina.

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La petroica delle Chapman (Petroica traversi) è il Bird of the Year 2026 della Nuova Zelanda. Foto da Wikimedia Commons

La petroica delle Chatham, un piccolo uccellino tutto nero simile a un pettirosso, è il Bird of the Year 2026 della Nuova Zelanda. Conosciuta anche come kakaruia in māori e karure in moriori, questa specie endemica delle isole Chatham, un arcipelago che si trova circa 800 chilometri a est della Nuova Zelanda, ha vinto con 26.610 voti su oltre 105 mila espressi, un record per il concorso. Al secondo posto è arrivato il kakapo, il buffo pappagallo notturno che non sa volare, mentre il falco della Nuova Zelanda, il kārearea, si è classificato terzo.

Si tratta di un risultato particolarmente significativo, soprattutto perché abbiamo seriamente rischiato di perdere per sempre questa specie. Nel 1980 erano rimasti in vita appena cinque individui, tra cui c'era anche Old Blue, l'unica femmina sopravvissuta. Tutti i 350 individui oggi viventi discendono tutti da lei.

Nel 1980 restavano soltanto cinque petroiche delle Chapman

All'inizio del Novecento la petroica delle Chapman (Petroica traversi) era già scomparsa dalla maggior parte delle isole dell’arcipelago a causa soprattutto della perdita dell'habitat e dell'arrivo di predatori introdotti dagli esseri umani, come ratti e gatti. Nel 1972 erano rimasti appena 18 individui su Little Mangere Island e nel 1976 ne sopravvivevano soltanto sette. Gli ultimi sopravvissuti furono quindi trasferiti sull'isola di Mangere, dove il loro habitat poteva essere gestito più facilmente.

Tuttavia, la situazione continuò a peggiorare. Nel 1980 erano rimaste appena cinque petroiche in vita e soltanto una femmina era ancora in grado di produrre uova fertili: Old Blue, che insieme al maschio Old Yellow costituiva l'ultima coppia riproduttiva della specie. A quel punto ogni singolo uovo poteva fare la differenza e da quel momento prese il via uno dei più celebri e ambiziosi progetti di conservazione al mondo dedicati a una specie sull'orlo dell'estinzione.

Le uova delle petroiche affidate ad altri uccelli

Il programma di riproduzione in cattività guidato dal New Zealand Wildlife Service, con un ruolo fondamentale dell'ornitologo e conservazionista Don Merton, adottò però una strategia piuttosto insolita per l'epoca. Le petroiche, come altri uccelli, possono deporre una seconda covata se perdono quella precedente. I ricercatori decisero quindi di rimuovere le prime uova deposte nei nidi per affidarle ad altri uccelli, così da spingere le petroiche a deporre subito una seconda covata.

Questa tecnica, conosciuta in inglese come cross-fostering, aveva un duplice vantaggio: i genitori adottivi appartenenti ad altre specie incubavano le uova e allevavano i piccoli, mentre nel frattempo le petroiche potevano subito deporre una nuova covata e occuparsi a loro volta di altri piccoli. In questo modo si aumentava il numero di giovani prodotti ogni stagione senza dover aspettare che i genitori naturali completassero il primo ciclo riproduttivo.

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Nel 1980 erano rimasti in vita appena 5 individui, tra cui l'unica femmina conosciuta come Old Blue. Foto da Wikimedia Commons

Non fu però un'operazione semplice. Alcuni piccoli allevati da altre specie cominciavano a comportarsi come loro e rischiavano di non riconoscersi come petroiche. I ricercatori svilupparono quindi un sistema per riportare i giovani nei nidi dei loro genitori naturali prima dell'involo, evitando così i problemi legati all'imprinting, cioè il processo attraverso il quale un animale giovane impara a riconoscere e seguire determinati stimoli sociali dai genitori che lo allevano.

Nel giro di pochi anni il numero degli individui aumentò rapidamente. Quando il programma intensivo terminò nel 1989, le petroiche erano già più di cento. Tutte discendevano da Old Blue e Old Yellow.

La specie non è ancora fuori pericolo

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Oggi sopravvivono circa 350 adulti, tutti discendenti diretti di Old Blue. Foto da Wikimedia Commons

Oggi la popolazione è arrivata a circa 350 adulti, distribuiti soprattutto nelle riserve naturali di Mangere e Rangatira, mantenute libere dai predatori alloctoni introdotti dagli esseri umani. Si tratta naturalmente di un numero ancora basso per considerare la specie fuori pericolo, che è infatti classificata come "Vulnerabile (VU)" all'interno della Lista Rossa IUCN delle specie minacciate e rientra tra quelle particolarmente protette dalla Nuova Zelanda, che tra l'altro è alle prese con l'arrivo recente dell'influenza aviaria.

Il problema, infatti, non è completamente risolto. Le isole dove vivono le petroiche hanno uno spazio limitato e la conservazione della specie dipende ancora dalla presenza di habitat sicuri e dall'assenza di predatori. Per questo gli esperti stanno cercando di creare nuove popolazioni in altre isole e aree protette. Fortunatamente, nonostante l'intera popolazione vivente discenda da appena due individui, la specie non sembra soffrire seriamente di scarsa diversità genetica in seguito agli inevitabili incroci tra individui imparentati.

La curiosa storia del Bird of the Year in Nuova Zelanda

La vittoria della petroica arriva anche al termine di una delle edizioni più partecipate del Bird of the Year, il concorso organizzato dall'associazione ambientalista Forest & Bird. Nato nel 2005 come una semplice votazione tra gli iscritti a una newsletter, nel tempo è diventato un appuntamento molto seguito dentro e fuori dalla Nuova Zelanda, sopratutto sui social grazie ai meme e alle pagine dedicate a ogni specie in gara. L'obiettivo è utilizzare la popolarità della competizione per raccontare la biodiversità del Paese e attirare l'attenzione sulle numerose specie minacciate.

Nel corso degli anni non sono mancate situazioni decisamente insolite. Nel 2018 furono individuati centinaia di voti provenienti da indirizzi australiani che vennero poi annullati, mentre nel 2019 un flusso insolitamente anomalo di preferenze arrivò dalla Russia. Nel 2020 vennero invece scoperti più di 1.500 voti fraudolenti per un piccolo kiwi, anch'essi rimossi. Nel 2021 arrivò poi il caso più curioso: a vincere fu un mammifero. Il pipistrello dalla coda lunga neozelandese (Chalinolobus tuberculatus) venne infatti ammesso eccezionalmente al concorso e conquistò il primo posto. Il termine manu, utilizzato nella competizione, può infatti riferirsi in māori a tutti agli animali volanti e non soltanto agli uccelli.

Nel 2023 la competizione diventò addirittura internazionale. Per celebrare il centenario di Forest & Bird fu ribattezzata Bird of the Century e il comico britannico-statunitense John Oliver lanciò una campagna globale a favore del pūteketeke, lo svasso maggiore neozelandese (Podiceps cristatus). Cartelloni pubblicitari a Parigi e Tokyo e una partecipazione enorme portarono a oltre 350 mila voti provenienti da 195 Paesi. Il sistema di voto andò temporaneamente in crisi e migliaia di voti fraudolenti furono eliminati. Il pūteketeke vinse con un margine enorme.

Quest'anno, invece, la storia della petroica delle Chatham ha fatto la differenza. Non è soltanto un piccolo uccello nero diventato popolare tra gli elettori: è una specie che, appena qualche decennio fa, rischiava concretamente di scomparire per sempre. La sua vittoria racconta così anche un'altra storia, quella di una conservazione che ha funzionato e che può ancora funzionare anche per altre specie in serio pericolo di estinzione.

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