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12 Maggio 2026
16:20

Salvare il petrello delle Galápagos, uno degli uccelli marini più minacciati del pianeta

Il raro petrello delle Galápagos (Pterodroma phaeopygia) rischia l’estinzione per colpa di specie invasive e attività umane. Ma nuovi progetti di conservazione stanno cercando di salvarlo con risultati incoraggianti.

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Il petrello delle Galápagos (Pterodroma phaeopygia) è considerato "In pericolo critico (CR)" nella Lista Rossa IUCN

Tra gli animali più misteriosi e minacciati del pianeta c'è il petrello delle Galápagos, una specie di uccello marino simile alle nostre berte. Come altre procellarie vive quasi tutta la sua vita in mare aperto, dove caccia pesci e calamari sorvolando l'oceano per migliaia di chilometri. Tuttavia, per riprodursi, torna sempre nello stesso luogo: le isole Galápagos, l'arcipelago vulcanico dell'Ecuador reso celebre dagli studi del naturalista Charles Darwin.

Qui, però, ad aspettarlo ci sono anche molti pericoli. Oggi il petrello delle Galápagos (Pterodroma phaeopygia) è infatti considerato "In pericolo critico (CR)" nella Lista Rossa IUCN, la categoria di rischio immediatamente precedente all'estinzione. Secondo le stime più recenti rimangono circa 15.000 individui, anche se nuove colonie scoperte negli ultimi anni potrebbero far salire il numero fino a 20.000.

A raccontare gli enormi sforzi messi in campo per salvare questa specie tanto elegante quanto difficile da osservare, è un recente approfondimento pubblicato da Mongabay, che descrive decenni di lavoro sul campo da parte di ricercatori, guardiaparco e associazioni ambientaliste.

Un uccello elegante in mare, ma goffo a terra

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Come altri uccelli marini, si riproducono a terra, deponendo un singolo uovo in tane scavate nel terreno. Foto di Galápagos Conservancy

Il petrello nidifica nelle zone più alte e umide delle isole di San Cristóbal, Santa Cruz, Floreana, Isabela e Santiago. Qui scava tane nel terreno o sfrutta piccole cavità naturali tra la vegetazione fitta e avvolta dalla nebbia. Come le nostre berte, è un uccello prevalentemente notturno e molto fedele ai propri siti di nidificazione: spesso torna nello stesso nido anno dopo anno.

In mare è un volatore straordinario, capace di planare sopra le onde con grande agilità. A terra, tuttavia, si muove con difficoltà. Le sue zampe palmate, adattate alla vita marina, gli permettono di scavare e arrampicarsi lungo pendii fangosi, ma non di camminare bene. Nonostante ciò, il suo ruolo ecologico anche a terra è importantissimo: trasporta infatti nutrienti dal mare alla terraferma attraverso resti di cibo ed escrementi, contribuendo così alla fertilità del suolo e alla crescita delle piante.

Perché il petrello delle Galápagos rischia l'estinzione

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L’intera popolazione è stimata oggi in circa 15.000 individui

Il problema è che quasi tutte le minacce che oggi mettono in pericolo il petrello delle Galápagos sono legate alle attività umane. Nei secoli, sulle Galápagos sono state introdotte dagli esseri umani oltre 1.600 specie aliene, cioè non originarie dell'arcipelago. Molte di queste si sono naturalizzate e alcune sono diventate invasive e soprattutto devastanti per gli ecosistemi e la biodiversità locali, come purtroppo accade spesso sulle isole.

Ratti, gatti, cani e maiali predano uova e pulcini direttamente nei nidi. Bovini, capre e asini calpestano le aree di nidificazione. Persino alcune formiche invasive possono attaccare i piccoli nelle tane. E per una specie che depone un solo uovo all'anno, ogni perdita pesa enormemente sulla sopravvivenza della popolazione. È un copione purtroppo già visto e colpisce tanti uccelli marini che si riproducono sulle piccole isole, come il cahow o petrello delle Bermuda (Pterodroma cahow), oggetto di studio e tutela anche di un gruppo di ricercatori italiani.

A complicare ulteriormente la situazione ci sono anche le piante invasive, come una specie di rovo originaria dell'Iran e dell'Armenia o la guava, che crescono rapidamente e finiscono per bloccare l'ingresso delle tane o rendere impossibile l'atterraggio degli uccelli. Esistono poi minacce ancora poco comprese, come l'inquinamento luminoso o le catture accidentali nelle reti e negli ami da pesca in mare aperto, il cosiddetto bycatch. Le luci artificiali, per esempio, possono disorientare gli uccelli durante il ritorno dal mare verso i siti di nidificazione.

Come salvare il petrello delle Galápagos

Negli ultimi decenni, tuttavia, i programmi di conservazione hanno iniziato a dare risultati incoraggianti. Organizzazioni come Galápagos Conservancy e Fundación Jocotoco, insieme alla direzione del Parco Nazionale delle Galápagos, stanno lavorando per controllare o eliminare le specie invasive.

Sull'isola di Floreana, per esempio, è in corso uno dei più grandi progetti di ripristino ecologico insulare al mondo, che tra le altre cose ha anche permesso il recupero di un piccolo uccello acquatico che si pensava fosse ormai estinto fin dai tempi di Darwin: il rallo delle Galápagos (Laterallus spilonota). In altre isole più popolate, come Santa Cruz e San Cristóbal, invece, i predatori invasivi devono invece essere contenuti continuamente.

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Ratti, gatti e altri animali invasivi introdotti dagli esseri umani predano pulli e uova, compromettento la crescita della popolazione. Foto di DPNG

Uno studio preliminare citato da Mongabay mostra che 25 anni di controllo costante dei ratti a Santa Cruz hanno migliorato significativamente il successo riproduttivo dei petrelli. Quando però, in un anno, il programma di controllo si è fermato per mancanza di fondi, anche la riproduzione degli uccelli è crollata. Per molti ricercatori questo dimostra sia che gli interventi funzionano, ma anche quanto la specie dipenda ormai dalla gestione umana per sopravvivere.

Il ruolo decisivo dei contadini locali

Una delle novità più interessanti riguarda il coinvolgimento diretto dei proprietari terrieri privati. Sebbene circa il 97% delle Galápagos sia protetto dal parco nazionale, molte colonie di petrelli si trovano proprio su terreni agricoli privati, soprattutto a San Cristóbal. Per questo i conservazionisti stanno collaborando con agricoltori e allevatori: chi aderisce ai progetti riceve supporto per controllare specie invasive che danneggiano anche i raccolti, mentre i ricercatori possono monitorare e proteggere i nidi presenti nelle proprietà.

L'obiettivo finale è creare anche un modello condiviso e replicabile in altre parti del mondo: una conservazione costruita insieme alle comunità locali, invece che imposta dall'alto. Secondo i ricercatori, sarà fondamentale anche uniformare i metodi di monitoraggio usati dalle diverse organizzazioni, così da capire meglio come sta davvero la popolazione di petrelli e quali interventi siano più efficaci.

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Grazie ai tanti progetti di conservazione, il futuro del petrello delle Galápagos sembra più incoraggiante. Foto da Wikimedia Commons

Intanto, grazie anche alla recente assegnazione del prestigioso Whitley Award alla biologa Paola Sangolquí, coordinatrice per la conservazione marina per Jocotoco, il piccolo e sfuggente petrello delle Galápagos sta finalmente iniziando a ricevere maggiore attenzione internazionale. E forse è proprio questa ritrovata visibilità, insieme al lavoro coordinato tra scienza, istituzioni e comunità locali, una delle sue migliori speranze di sopravvivenza.

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