
In Italia vivono centinaia di specie di insetti che quasi nessuno conosce e che rischiano di scomparire per sempre, molte presenti solo nel nostro Paese e in nessuna altra parte del mondo. Alcune di queste si conoscono appena, altre sono state persino avvistate pochissime volte. Per proteggerle, però, bisogna prima sapere quali sono, dove vivono e quanto sono minacciate. Un lavoro enorme, soprattutto quando gli specialisti sono pochi e le informazioni già disponibili spesso scarse e frammentarie.
Per affrontare questa sfida è nata LiRIO – Lista Rossa degli Insetti Ortotteroidei, una nuova piattaforma scientifica sviluppata dal Museo di Archeologia e Scienze Naturali "G. Zannato" di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza. Il progetto raccoglie e analizza i dati relativi a ben 452 specie italiane di cavallette, grilli, mantidi, blatte, insetti stecco e altri gruppi di insetti meno conosciuti.
I primi risultati mostrano già una situazione estremamente preoccupante: 173 specie, circa il 38% del totale, risultano già minacciate di estinzione, mentre per altre 103, quasi una su quattro, le informazioni non sono neppure sufficienti a stabilire il loro stato di conservazione. Si tratta di valutazioni preliminari, non di una nuova Lista Rossa ufficiale, ma rappresentano un importante punto di partenza per capire dove concentrare ricerche e interventi di tutela.
"Il progetto è nato proprio da un'esigenza molto pratica", racconta a Fanpage.it Roberto Battiston, conservatore del Museo Zannato e ideatore di LiRIO, da anni impegnato nel coordinamento delle valutazioni IUCN per le specie di mantidi in tutto il mondo. "C'è una difficoltà enorme nel cercare dati sugli animali che dobbiamo valutare. Mancano sia le risorse che gli specialisti. Ci confrontiamo con gruppi di insetti con una quantità di specie enorme e noi siamo pochissimi. Raccogliere dati è una battaglia che spesso perdiamo in partenza".
Come funziona LiRIO e perché può aiutare a salvare gli insetti italiani

La piattaforma, già disponibile online sul sito del Museo Zannato, utilizza un algoritmo sperimentale chiamato ARGOS e sistemi di Intelligenza Artificiale per riunire informazioni sulla distribuzione delle specie, dati ambientali e criteri di valutazione del rischio di estinzione ispirati agli standard dell'IUCN. L'obiettivo non è naturalmente sostituire il lavoro degli esperti, ma velocizzarne alcune fasi, permettendo così ai ricercatori di concentrarsi sulle specie più minacciate e su quelle per cui mancano ancora conoscenze sufficienti.
"Il primo esperimento è stato fatto proprio con gli ortotteroidei italiani e ha generato in modo molto fedele una lista completa ed esaustiva, una cosa inimmaginabile fino a qualche anno fa e un sogno per noi specialisti", spiega Battiston. "Ora abbiamo una base di partenza per individuare le lacune e le informazioni da colmare. Abbiamo già un'idea di quali specie siano in pericolo e dove intervenire, ma con questo progetto possiamo lavorare meglio per raccogliere nuovi dati e proteggerle ancora meglio".

Il progetto LiRIO raggruppa sei diversi ordini di insetti: ortotteri (grilli, locuste e cavallette), mantodei (le mantidi), blattodei (blatte e scarafaggi), fasmidi (gli insetti stecco), embiotteri (piccoli insetti tessitori) e dermatteri (le forbicine). Si tratta di gruppi molto diversi tra loro, che comprendono animali comuni e facilmente riconoscibili, come appunto grilli, cavallette e mantidi, ma anche specie estremamente rare e poco studiate.
Circa un terzo delle 452 specie censite è inoltre endemico dell'Italia, cioè vive esclusivamente nel nostro Paese e in nessun'altra parte del mondo. Una ricchezza biologica che comporta quindi anche una grande responsabilità. "In Italia abbiamo una ricchezza straordinaria di ortotteroidei, con tantissimi endemismi. È quindi una nostra responsabilità proteggere tutte queste specie e anche quelle che ancora dobbiamo scoprire. Ogni anno, infatti, ne vengono trovate di nuove", sottolinea Battiston.
Dalle mantidi rarissime alle cavallette alpine: gli insetti che rischiamo di perdere per sempre

Tra le tante specie che richiedono particolare attenzione ci sono soprattutto quelle che vivono in aree geografiche molto piccole, talvolta limitate a una sola montagna, un'isola o una piccola porzione di territorio. È il caso della mantide nana dalla coda di serpente (Ameles serpentiscauda), scoperta appena lo scorso anno in Sardegna dallo stesso Battiston, insieme ad altri esperti. "Vive solo in un'area estremamente ristretta ed è per questo prioritaria per le azioni di tutela e conservazione", aggiunge l'ntomologo.
Situazioni simili riguardano anche alcune cavallette alpine, come Anonconotus alpinus e diverse specie del genere Italopodisma, che deriva dal latino Italus e che fa riferimento proprio all'Italia. Alcune di queste e altre specie vivono esclusivamente su una o poche vette e le loro popolazioni sono inevitabilmente piccole e particolarmente vulnerabili ai cambiamenti ambientali.
"Ci sono specie sulle isole e sulle vette delle montagne, ambienti che stanno cambiando tantissimo a causa della crisi climatica. Gli ambienti alpini sono delicatissimi e probabilmente stiamo già perdendo molte cose", avverte il Battiston. Ma ci sono anche insetti di cui sappiamo talmente poco da non poter stabilire con certezza se esistano ancora. Uno degli esempi più emblematici è Ameles fasciipennis, una mantide conosciuta grazie un unico esemplare raccolto nelle Marche nell'800 e da allora mai più osservata.

"È una mantide quasi mitologica. Abbiamo dovuto dichiararla estinta, ma io spero ancora possa essere lì da qualche parte. Quando vado in zona continuo a cercarla sperando no nsia davvero estinta", racconta Battiston. "Ma come lei ci sono però tante altre specie che aspettano di essere studiate per capire se sono ancora presenti oppure ormai scomparse".
Anche scarafaggi e blatte, spesso associati a sporcizia, infestazioni e considerati quasi sempre animali sgradevoli, comprendono in realtà diverse specie autoctone che svolgono importanti funzioni ecologiche e che meritano attenzione. "È inutile girarci intorno, spesso ci fanno schifo e per questo vengono anche poco studiate. Ma anche loro meritano di essere tutelate. Ovviamente parlo delle specie autoctone", precisa il conservatore.
"Non dobbiamo proteggere gli animali solo perché sono belli"

Il progetto LiRIO è stato presentato il 26 e 27 settembre scorso a Bolzano, durante il primo Congresso Italiano di Ortotterologia, ospitato da EURAC Research. La piattaforma è pensata sia per ricercatori e specialisti, che potranno contribuire a verificare e aggiornare le valutazioni, sia per cittadini, amministratori e tecnici interessati a conoscere lo stato di conservazione della fauna italiana.
Il problema, del resto, non riguarda soltanto le singole specie a rischio. Grilli, cavallette, mantidi e gli altri insetti svolgono funzioni indispensabili all’interno degli ecosistemi: contribuiscono alla decomposizione della materia organica, regolano le popolazioni di altri invertebrati e costituiscono una risorsa alimentare fondamentale per tantissimi altri animali come uccelli, rettili, anfibi e mammiferi. Eppure, rispetto ad animali più grandi e carismatici, ricevono spesso molta meno attenzione, anche da parte delle politiche di conservazione.

"Questi insetti meritano maggiore tutela perché sono alla base dei nostri ecosistemi, in particolare grilli e cavallette. Sono animali che difficilmente proteggiamo perché spesso non sono belli, c'è poco da girarci intorno", osserva Battiston. Per il ricercatore, però, è proprio questo uno degli aspetti più importanti da cambiare nel nostro rapporto con la biodiversità. La conservazione non dovrebbe dipendere dall'aspetto di un animale, dalla sua popolarità o dalla simpatia che suscita.
"Non dobbiamo proteggere gli animali solo perché sono belli, ma perché senza di loro non abbiamo un futuro. Dove la biodiversità si riduce, gli ecosistemi perdono la capacità di rigenerarsi. Capire dove intervenire e quali specie sono prioritarie è importante non soltanto per salvare questi insetti, ma anche per proteggere gli ecosistemi di cui fanno parte e da cui dipendiamo anche noi. Dobbiamo salvare loro per salvare noi stessi", conclude Battiston.