
Ha due appendici che ricordano delle piccole corna e per questo i ricercatori lo hanno soprannominato "Loki", come il dio della mitologia norrena. Ma è solo uno dei 57 animali marini ancora sconosciuti alla scienza scoperti durante un workshop scientifico internazionale dedicato alla biodiversità degli abissi a ben 2.577 metri di profondità, nel canyon sottomarino di Mar del Plata, al largo dell'Argentina.
Loki appartiene al gruppo degli echinodermi, lo stesso delle stelle marine e ricci di mare, e più precisamente alle oloturie, comunemente chiamate cetrioli di mare. Il nome scientifico provvisorio è Peniagone sp.: la sigla "sp." indica che la nuova specie appartiene a un genere già noto, ma deve ancora essere formalmente descritta con un epiteto tutto suo. Descrivere una nuova specie, infatti, richiede analisi morfologiche, ecologiche e spesso anche genetiche che necessitano di mesi di minuzioso lavoro.
A voler essere ancora più precisi, Loki appartiene a un particolare gruppo di cetrioli di mare chiamati Scotoplanes, conosciuti in inglese anche come "maialini di mare". Sono oloturie che vivono a profondità e si muovono sul fondale grazie a lunghe appendici tubolari. Il loro corpo, spesso rosa o biancastro e dalla forma tozza, ricorda vagamente quella di un piccolo maiale. Si nutrono soprattutto di materiale organico che arriva sul fondo dalla superficie e svolgono così un ruolo importante nel riciclo della materia organica negli ecosistemi abissali.

A anticipare che si tratta di una specie ancora sconosciuta sono stati i tassonomi Francisco Alonso Solís-Marín e Mariano Martínez, che hanno analizzato Loki grazie alle immagini e ai video raccolti direttamente sul fondale dal ROV sottomarino a controllo remoto SuBastian, già protagonista di numerose spedizioni condotte negli ultimi mesi nelle profondità oceaniche. La tassonomia è la branca delle scienze naturali che si occupa di catalogare e classificare le specie viventi.
La spedizione è infatti parte uno Species Discovery Workshop organizzato a Buenos Aires da Ocean Census insieme allo Schmidt Ocean Institute, con la collaborazione del CONICET, il CNR argentino, e del Museo Argentino de Ciencias Naturales. Per due settimane 20 tassonomi e ricercatori all'inizio della loro carriera, provenienti dal Sud America e dall'Europa, hanno studiato campioni i tantissimi campioni raccolti durante la spedizione.

Il risultato è impressionante dà un'idea abbastanza chiara di quanto sia ancora poco conosciuta la vita nelle profondità marine. Le 57 nuove specie comprendono 20 piccoli crostacei copepodi, 22 echinodermi tra cetrioli di mare e crinoidi, 14 cnidari, cioè coralli, pennatule e altri organismi imparentati con meduse e anemoni, e un mollusco. Tra tutte queste nuove specie ci sono anche cinque generi completamente nuovi.
I campioni analizzati provengono principalmente dalla spedizione del 2025 condotta a bordo della nave da ricerca Falkor (too) dello Schmidt Ocean Institute. Grazie al ROV SuBastian, un robot collegato alla nave e pilotato a distanza, gli scienziati avevano potuto esplorare il canyon e trasmettere le immagini dal fondo dell'oceano. Negli ultimi anni, diverse spedizioni guidate dall'istituto con sede a Palo Alto, in California, hanno prodotto una quantità enorme di scoperte e nuove specie, che hanno attirato anche parecchia attenzione mediatica.

Tra queste, ci sono state per esempio nuove immagini dei rarissimi calamari magnapinna, il primo video in assoluto di un calamaro colossale vivo e decine se non centinaia di nuove specie già descritte. Tutti questi nuovi ritrovamenti stanno permettendo di trasformare completamente ciò che sappiamo sulla biodiversità delle specie abissali. E il lavoro è tutt'altro che concluso. I campioni saranno ora conservati nelle collezioni scientifiche argentine per essere studiati più nel dettaglio e nel frattempo sono già previste nuove spedizioni verso altri canyon sottomarini.
È molto probabile quindi che, dietro Loki e le altre 56 specie appena scoperte, ci sia solo una piccolissima parte della biodiversità ancora nascosta là dove la luce del Sole non arriva. Gli abissi restano infatti uno degli ambienti meno conosciuti del nostro pianeta. Conosciamo meglio la superficie della Luna che molte delle profondità degli oceani, e ogni spedizione continua a rivelare specie e forme di vita che non avevamo mai visto prima.