
Un polpo rugoso e viola, coralli, spugne carnivore, piccoli crostacei e almeno 54 specie mai osservate prima nelle acque di Trinidad e Tobago. Sono solo alcuni degli incontri fatti durante la prima spedizione scientifica in acque profonde guidata interamente da ricercatori locali, che ha esplorato per un mese intero, nel luglio 2026, i fondali intorno alle isole caraibiche.
A bordo della nave da ricerca Falkor (too) dello Schmidt Ocean Institute, gli scienziati hanno mappato per la prima volta oltre 11.335 chilometri quadrati di fondale, una superficie che corrisponde a circa il 13% del territorio marino del Paese. Le esplorazioni sono state condotte anche grazie a SuBastian, un sommergibile guidato da remoto (ROV) che permette di raggiungere grandi profondità e osservare gli animali direttamente nel loro ambiente.

Tra le scoperte più rilevanti ci sono 20 specie considerate potenzialmente sconosciute per la scienza. Una di queste è proprio il polpo rugoso viola appartenente al genere Graneledone, già osservato nel 2014 durante una precedente spedizione. All'epoca, però, non erano stati raccolti dati e campioni sufficienti per capire se si trattasse effettivamente di una specie mai descritta prima. I nuovi campioni e le informazioni ottenute durante questa spedizione potrebbero finalmente permettere di rispondere a questa domanda.
Nel complesso sono stati raccolti più di 700 campioni, che saranno conservati presso lo Zoology Museum dell'Università delle Indie Occidentali a St. Augustine, a Trinidad. La collezione di animali degli abissi del museo aumenterà così in un solo colpo di circa dodici volte.

La spedizione ha permesso anche di individuare ben 25 diversi ecosistemi associati alle cosiddette fuoriuscite o infiltrazioni fredde, conosciuti anche come cold seeps. Si tratta di zone del fondale simili a sorgenti idrotermali dalle quali fuoriescono diverse sostanze chimiche, tra cui metano e altri idrocarbuti, che possono sostenere intere comunità di animali marini.
A differenza degli ecosistemi più superficiali, dove alla base della catena alimentare c'è principalmente l'energia della luce solare sfruttata dagli organismi fotosintetici, qui questo ruolo fondamentale è svolto da alcuni particolari batteri. Attraverso un processo chiamato chemiosintesi, utilizzano l'energia contenuta nelle sostanze chimiche provenienti dal fondale e producono materia organica che alimenta tutti gli altri organismi.

Intorno a queste fuoriuscite vivono sopratutto animali sessili ancorati al fondale, come cozze e altri bivalvi e vermi policheti tubolari. L'area più grande di questo tipo individuata durante la spedizione misura circa 2.000 metri quadrati ed è ricoperta da migliaia di questi animali.
I ricercatori hanno inoltre osservato una carcassa di manta sul fondale, un evento noto come manta fall: quando un animale di grandi dimensioni (come anche le balene con le whale fall) muore e "precipita" negli abissi, il suo corpo diventa una fonte di nutrimento fondamentale per numerosi organismi, tra cui vermi e crostacei. È stato filmato anche un pesce appartenente alla specie Chiasmodon niger, noto anche come inghiottitore nero, con lo stomaco molto dilatato dopo aver ingerito una preda di dimensioni eccezionali rispetto al proprio corpo.

Tra gli altri incontri ci sono stati inoltre diverse chimere, conosciute in inglese anche come "squali fantasma", mentre le riprese hanno purtroppo documentato anche la presenza di rifiuti prodotti dagli esseri umani. Un elemento che ricorda come anche gli ambienti più profondi e apparentemente lontani dalle nostre attività possano essere raggiunti dal nostro impatto.
Per gli scienziati, conoscere meglio questi fondali significa anche poterli proteggere. I dati raccolti saranno infatti essere utilizzati per migliorare la gestione del mare di Trinidad e Tobago e contribuire all'eventuale istituzione di nuove aree marine protette.