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31 Ottobre 2026
16:37

Ecco i “sea muppets”: i pesci abissali che sembrano cavallucci marini

Scoperti in Australia tre rarissimi pesci degli abissi, soprannominati “sea muppets”: simili ai cavallucci marini, appartengono in realtà a una linea evolutiva distinta. Si tratta di un caso di evoluzione convergente.

Immagine
Australyichthys aegis

I ricercatori che li hanno identificati per la prima volta li hanno soprannominati "sea muppets" dalla testa a elmetto: sono alcuni esemplari particolarissimi di pesci degli abissi che assomigliano molto ai cavallucci marini ma in realtà appartengono a un gruppo evolutivo distinto.

Questi animali sono creature elusive, mai incontrate dagli esseri umani in vita, che sono state scoperte grazie a soli sette esemplari che sono stati rinvenuti accidentalmente, impigliati in reti a strascico che avevano raggiunto il fondale marino al largo della costa meridionale dell'Australia, a una profondità compresa tra i 50 e i 125 metri.

Il nome comune di "muppet marino dalla testa a elmetto" è stato attribuito loro per via della testa a cupola simile a un elmetto. Il nome scientifico si bassa sulla stessa idea e fa riferimento alla mitologia greca ricordando l'egida che era uno scudo protettivo per Australyichthys aegis, che è la specie su cui poi è stato approfondito lo studio, e poi attribuendo ai suoi parenti i nomi di Attulus minotauro e Attulus paradoxus.

L'esemplare di A. aegis è stato trovato nel 2006 vicino alle Isole Gambier, all'imboccatura del Golfo di Spencer, nell'Australia Meridionale e la draga che lo catturò era utilizzata da un team di ricerca per prelevare campioni di piccoli animali con guscio, noti come brachiopodi, durante una spedizione di storia naturale. Poiché la spedizione era incentrata sugli invertebrati, il pesce fu erroneamente catalogato nella collezione del South Australian Museum, dove rimase sconosciuto per anni. Poi un gruppo di ricercatori ha deciso di approfondire tutti i reperti a loro disposizione, solo sette in realtà, nei vari musei australiani, arrivando a identificare le tre rare specie e dimostrando anche che appunto non hanno nulla a che fare con i cavallucci marini.

Lo studio dei resti degli animali è avvenuto attraverso l'utilizzo della microtomografia computerizzata che ha permesso di ricostruire a livello tridimensionale lo scheletro dei pesci e dimostrando evidenti differenze nella struttura dell'addome e del capo rispetto ai cavallucci marini, conferma avuta anche dal DNA che si è riusciti a recuperare da un solo esemplare dal quale è emersa una parentela con questi ultimi ma anche la conferma di una linea evolutiva differente.

Una scoperta di questo tipo conferma la teoria della "evoluzione convergente": significa che organismi che hanno evoluzioni differenti sviluppano comunque caratteristiche simili in risposta all'ambiente e al contesto biologico nel quale vivono. Il ritrovamento di questi animali oltretutto ci mette di fronte alla consapevolezza che ci sono parti del mondo in cui l'essere umano ancora non è arrivato, soprattutto poi quando si parla di profondità marine come il Southern Reef australiano. Si tratta di un insieme di scogliere rocciose e foreste di alghe unico al mondo che sorge in gran parte del sud del Paese.

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