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14 Settembre 2026
16:41

DDL Caccia, la maggioranza accelera: il testo arriva alla Camera a novembre tra le proteste delle associazioni

Il DDL Caccia approderà alla Camera a novembre, prima della conclusione dell’esame degli emendamenti in Commissione. Le associazioni denunciano una forzatura: “Gravissimo strappo democratico”.

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Le associazioni parlano di "forzatura gravissima"

La riforma della legge sulla caccia approderà alla Camera dei Deputati a novembre, nonostante l'esame degli emendamenti in Commissione Agricoltura non sia ancora concluso. La decisione della maggioranza ha provocato la dura reazione della coalizione di associazioni ambientaliste e animaliste – LAV, LIPU, WWF, LAC, Legambiente e ENPA – fortemente contrarie al provvedimento, che in un comunicato congiunto parlano di una "forzatura gravissima" e chiedono che il Parlamento possa completare l'esame del testo.

Il contestato DDL soprannominato "spara-tutto", già approvato dal Senato a giugno e ora alla Camera, interviene sulla legge 157 del 1992, la principale norma italiana che disciplina la tutela della fauna selvatica e l'attività venatoria. Alla Camera il testo è stato assegnato alla Commissione Agricoltura, dove è stato adottato come testo base e sottoposto anche ad audizioni di associazioni ambientaliste, animaliste, esperti di etologia e rappresentanti del mondo venatorio.

Le associazioni contestano ora soprattutto la scelta di calendarizzare la discussione in Aula prima che la Commissione abbia terminato il proprio lavoro sugli emendamenti, un milione presentati solo da M5S e a cui si aggiungono quelli di AVS e Forza Italia. Secondo le associazioni, si tratta di una decisione che bypasserà tutta la discussione in commissione, limitando il così confronto su un provvedimento destinato a modificare profondamente le regole sulla caccia.

La riforma è infatti molto ampia e contestata anche dalle principali organizzazioni scientifiche italiane che si occupano di fauna. Tra le modifiche contenute nel testo ci sono interventi sui periodi e sulle modalità di caccia, sulle specie cacciabili, sull'utilizzo di richiami vivi e sugli strumenti utilizzabili per il prelievo venatorio. Sono previste inoltre nuove possibilità di esercitare la caccia in alcuni territori e modifiche alle regole relative alla gestione della fauna selvatica.

Proprio questi aspetti sono stati contestati anche durante recenti le audizioni alla Camera da diverse associazioni e da esperti. Al centro della discussione c'è anche l'articolo 9 della Costituzione, modificato nel 2022 per inserire tra i principi fondamentali della Repubblica la tutela dell'ambiente, della biodiversità, degli animali e degli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni. Per le associazioni, una riforma della normativa sulla fauna selvatica dovrebbe quindi essere valutata anche alla luce di questi principi.

La legge 157 del 1992 stabilisce inoltre che la fauna selvatica appartiene al patrimonio indisponibile dello Stato. Significa che gli animali selvatici non sono considerati proprietà dei singoli cittadini, ma una componente del patrimonio naturale che deve essere tutelata nell'interesse della collettività.

"La biodiversità non può essere compressa da esigenze di propaganda né sacrificata a logiche elettorali. La tutela della fauna selvatica appartiene all'interesse generale del Paese e merita un dibattito serio, approfondito e rispettoso delle regole democratiche", si legge nel comunicato.

Le organizzazioni contrarie alla riforma sostengono che accelerare l'iter parlamentare significhi ridurre lo spazio per un confronto approfondito su questi temi. Chiedono quindi che la Commissione Agricoltura possa completare l'esame degli emendamenti e che il Parlamento valuti il provvedimento tenendo conto delle conseguenze sulla fauna, sulla biodiversità e sugli ecosistemi.

Ricordiamo che il contenuto testo è stato fortemente criticato anche da ISPRA, L'Istituto Superiore Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, e persino dalle stesse Regioni, ovvero gli enti chiamati ad applicare la normativa sulla caccia. Il rischio è quello di possibili violazione delle direttive europee come la Direttiva Uccelli, la normativa europea che tutela gli uccelli selvatici e disciplina anche i periodi nei quali la caccia è consentita. Un rischio molto concreto e già sotto la lente della Commissione Europea.

La riforma, dunque, si prepara a entrare nella fase decisiva del suo percorso parlamentare in un clima quantomai accesso e ancora fortemente conflittuale. Il testo è tuttora all'esame della Camera e la legge 157 del 1992 resta in vigore fino all'eventuale approvazione definitiva della nuova normativa.

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