Wolverine alla fine non muore mai, almeno nei franchise: il mutante Marvel è tornato con un videogame

A cura di Lorena Rao
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L’arrivo del videogioco Marvel’s Wolverine in esclusiva PlayStation 5 permette di riflettere sull’impatto dell’eroe marvelliano nell’immaginario collettivo. Un personaggio simbolo della lotta contro la paura verso il diverso.

PlayStation riparte da Wolverine. In un momento in cui il rapporto tra Sony e la sua community non è mai sembrato così complicato dopo le recenti decisioni aziendali, il colosso videoludico si gioca una delle sue carte più riconoscibili: un grande personaggio Marvel, un'esperienza single player di stampo cinematografico e una console, la PlayStation 5, su cui Insomniac Games ha già dimostrato di saper realizzare ottimi blockbuster supereroistici. Ci riferiamo a Spider-Man. A differenza dei videogiochi su l’Uomo Ragno però, il nuovo Wolverine riduce le dimensioni del suo mondo e la verticalità incontrata nella New York marvelliana per un’esperienza più lineare e condensata. Il che rappresenta uno degli elementi meno apprezzati dalla critica. A noi tutto sommato il gioco è piaciuto, soprattutto perché riporta sotto i riflettori uno dei personaggi Marvel più complessi e apprezzati: Wolverine per l’appunto, noto anche come Logan.

Il mito di Wolverine

Parliamo di uno degli eroi più tormentati della Marvel, un mutante che cerca di vivere in equilibrio tra la sua natura umana e quella ferina. Ha un fattore rigenerante che gli permette di sopravvivere a ferite che ucciderebbero chiunque altro, ma non può fare altrettanto con i ricordi, i traumi e le persone che ha perso. Ed è proprio grazie alle innumerevoli contraddizioni che vivono al suo interno, che Wolverine ha fatto breccia nei cuori dei lettori dei comics americani, ma non solo. “Logan è apprezzato per vari motivi, in primis per l'impatto scenico che ha”, spiega a Fanpage.it Emanuele “Capcomics” D’Ascanio, creatore di contenuti specializzato in fumetti e crossmedialità. “In un mondo di tutine supereroistiche fatte di colori sgargianti, il Wolverine degli esordi ha un costume marroncino giallognolo, per poi arrivare ad essere riconosciuto con il giallo, il blu e il nero, il che lo porta a essere diverso rispetto a molti altri”.

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WOLVERINE | Wolverine e Hugh Jackman sono sovrapponibili nell'immaginario collettivo.

Un'estetica diventata riconoscibile grazie anche alle numerose trasposizioni mediali dedicate al mutante con gli artigli di adamantio. “Wolverine diventa già icona con i fumetti, ma in seguito si rafforza grazie ai videogiochi, sin dai tempi di Marvel vs. Capcom e tantissimi altri progetti tra cabinati e tie-in per PlayStation 2, e soprattutto ai cinecomics con Hugh Jackman, a partire dall’esordio del ‘99 con X-Men di Bryan Singer fino ad arrivare alla ‘fine’ del suo percorso cinematografico con Logan, che è semplicemente meraviglioso. Un esempio di come un attore diventi simbolo del personaggio, un po’ come accaduto anche a Robert Downey Jr. con Iron Man”.

Wolverine come simbolo del diverso

Al di là del fascino del personaggio, ciò che ci ha colpito sono i temi che porta e il tormento che lo caratterizza. “Wolverine racconta innanzitutto una tematica che tristemente viviamo ogni giorno, ossia la lotta al diverso. Quindi c'è una componente legata al razzismo”. Anche nel videogioco di Insomniac ritroviamo tutto questo. Nel dettaglio, Wolverine e i suoi compagni mutanti si oppongono fermamente a Trask, magnate della tecnologia che utilizza il suo potere economico per schedare tramite IA ed eliminare i diversi, cioè i mutanti. I soldati della Trask indossano uniformi militari, caschi che coprono il volto e sono armati di tutto punto. Sembra di rivedere gli Stati Uniti di Donald Trump, dei tecnocrati della Silicon Valley e delle violenze dell’ICE.

Quanto alla profondità del personaggio, D’Ascanio spiega: ”Wolverine all’inizio è un antieroe, un personaggio con cui difficilmente si entra in sintonia a causa del suo essere scorbutico e scontroso, ma poi quando va nel profondo innesca un qualcosa di davvero empatico. Una sofferenza, un dolore, una tortura derivati dal progetto Arma X che lo porta a diventare un eroe con tante ombre nella sua anima, con tanti compromessi da fare, con azioni a volte poco giustificabili, ma che sono per un bene superiore. È molto simbolico”. Scrittura, regia e gameplay di Insomniac riescono a restituire la complessità del personaggio, mettendoci nei panni di una vera e propria macchina da guerra la cui anima è però dilaniata da paure intimamente umane, quali i ricordi e i legami.

Nonostante l’accoglienza tiepida della critica all’ultima esclusiva Sony, la popolarità di Wolverine come eroe resta inalterata. Anche perché, per quanto la crossmedialità abbia contribuito alla diffusione del fumetto, ormai questo gode di ottima salute. “Siamo a un punto di consapevolezza del fumetto americano. Il merito va alla presenza massiccia sui social di artisti, case editrici, creatori di contenuti che utilizzano un modo di comunicare sempre più diffuso”, afferma D’Ascanio. “Oggi inoltre ci sono sempre più possibilità per leggere fumetti in edizione economica e tascabile, dato che all’inizio l’accessibilità può apparire un po’ ostica”. C’è poi la spinta data dall’ultimo prodotto. “Il videogioco può essere un innesco per leggere qualcosa di Wolverine. Spesso accade con altri esempi virtuosi, tipo Spider-Man: ogni qualvolta esce qualcosa su Spider-Man che sia videogioco, film, prodotto animato o quel che sia, c'è letteralmente un boom di richieste di letture e di edizioni proposte dall'editore di turno”. Per chiudere questa disamina sul ritorno del mutante, chiediamo a D’Ascanio consigli di lettura per un primo approccio ai fumetti di Wolverine. “Ne cito tre, perfette per un pubblico variegato: Wolverine Arma X di Barry Windsor-Smith. Poi l’incipit del ciclo di Claremont con l’art di Miller e infine, più recente, un bel Nemico Pubblico di Millar. Un trittico di letture che funziona perfettamente”.

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