Ora i teatri son pieni di concerti con le colonne sonore, anche dei videogame: tutto è partito da Morricone

Le luci si abbassano. Sul palco il maestro dà il via all’orchestra. Bastano le prime note per riconoscere un tema musicale di un film o di un videogioco. Negli ultimi anni i concerti dedicati alle colonne sonore pop sono diventati una presenza sempre più frequente nei programmi di teatri, auditorium e grandi arene. Un fenomeno che, soprattutto nel periodo successivo alla pandemia, ha trovato terreno fertile anche in Italia. Sul fronte cinematografico, il legame tra pubblico e musica per immagini ha radici profonde. Il nome che più di ogni altro ha contribuito a costruire questo rapporto è quello di Ennio Morricone. Le sue tournée internazionali hanno dimostrato che una colonna sonora può vivere anche lontano dal film per cui è stata composta. Oggi questa tradizione continua e cresce. Tra i casi più significativi c'è l'Orchestra Italiana del Cinema, che negli anni ha portato nel nostro Paese numerosi cineconcerti dedicati alla saga di Harry Potter. Secondo i dati diffusi dalla stessa organizzazione, gli spettacoli hanno superato le 120 repliche sold out e attirato oltre 250.000 spettatori tra Italia e tournée internazionali. Il 2025 ha segnato un ulteriore passo avanti con la nascita di SLAM – Sounds Like a Movie, festival internazionale dedicato alle colonne sonore ospitato a Milano. Concerti, proiezioni, incontri e masterclass hanno trasformato la musica per il cinema in protagonista assoluta di una manifestazione culturale autonoma, segnale di un interesse che va oltre la semplice fruizione del film.
La crescita riguarda anche il settore videoludico. Prendendo come primo esempio l'Italia, solo negli ultimi due anni il Paese ha ospitato un numero sempre maggiore di eventi dedicati alle soundtrack dei videogiochi. Uno si è concluso di recente: il 20 eil 21 giugno scorsi, il Teatro Dal Verme di Milano ha accolto spettacoli come Music Legends, mentre nel 2024 il concerto del compositore di Final Fantasy, Nobuo Uematsu, all'Auditorium Conciliazione di Roma ha registrato il tutto esaurito. L'iniziativa è stata riproposta nel 2025 con nuove date e una tappa aggiuntiva a Milano. Non si tratta di casi isolati. Dalla Sicilia alla Lombardia, orchestre sinfoniche, festival e associazioni culturali hanno dedicato concerti alle musiche di Kingdom Hearts, The Last of Us e altre saghe che hanno segnato intere generazioni di giocatori. Il fenomeno è evidente anche all'estero: a Londra il Game Music Festival propone ogni anno programmi dedicati esclusivamente alla musica videoludica. Nello specifico, l'offerta annuale prevede le colonne sonore dei titoli che hanno partecipato ai Game Awards di Los Angeles. Molto spesso partecipano anche i compositori: quest’anno ad esempio ci sono Darren Korb di Hades 2 e Shoji Meguro di Persona.
Un fenomeno nato molto prima della pandemia
I concerti delle colonne sonore non sono una novità. Nel cinema, le musiche di compositori come John Williams iniziano a entrare stabilmente nei repertori delle grandi orchestre già tra gli anni Ottanta e Novanta. La vera svolta arriva però nei primi anni Duemila con la diffusione dei cosiddetti cineconcerti, spettacoli in cui un'orchestra esegue dal vivo la colonna sonora mentre il film viene proiettato sul grande schermo. Uno dei momenti più significativi è il lancio di Star Wars in Concert nel 2009. Pochi anni dopo arriva la Harry Potter Film Concert Series, prodotta da CineConcerts e Warner Bros., destinata a diventare uno dei maggiori successi del settore. Secondo i dati comunicati dagli organizzatori, la serie ha superato i 3 milioni di spettatori e quasi 3.000 rappresentazioni in oltre 48 Paesi, contribuendo a trasformare il cineconcerto in un formato globale.

Nel mondo dei videogiochi il percorso è diverso. E per certi aspetti ancora più precoce. Secondo il Guinness World Records, il primo concerto interamente dedicato alla musica videoludica risale al 20 agosto 1987 al Suntory Hall di Tokyo. Sul palco, il compositore Koichi Sugiyama con un programma basato sulle musiche di Dragon Quest. È un episodio che racconta bene il ruolo pionieristico del Giappone, dove le colonne sonore videoludiche hanno ottenuto un riconoscimento culturale molto prima rispetto all'Occidente. Per quello, bisogna attendere il 2005, quando nasce Video Games Live, il primo grande spettacolo itinerante dedicato esclusivamente alla musica dei videogiochi. Due anni dopo debutta Distant Worlds: Music from Final Fantasy. Dal 2007 a oggi il progetto ha realizzato oltre 250 concerti sold out in tutto il mondo ed è stato il primo evento dedicato alla musica videoludica a esibirsi in sale prestigiose come la Carnegie Hall di New York.
La chiave del successo è la memoria audiovisiva
Le colonne sonore occupano un posto particolare nell'immaginario collettivo. Sono spesso il veicolo più immediato della memoria audiovisiva, perché le note riescono a riportare alla mente una scena iconica, un personaggio o un combattimento davanti a uno schermo. La forza di questi spettacoli nasce proprio dalla capacità di trasformare un ricordo individuale in un'esperienza condivisa. L'esecuzione dal vivo aggiunge una dimensione fisica che nessuna registrazione può replicare. Il pubblico quindi non si limita ad ascoltare una colonna sonora: la riscopre attraverso il suono di decine di musicisti che la interpretano in tempo reale. Nel caso dei videogiochi, questa componente emotiva sembra essere particolarmente forte.
In un'indagine riportata da Classic FM all'inizio del 2025, oltre la metà dei videogiocatori intervistati ha dichiarato di voler assistere a un concerto orchestrale dedicato alla musica dei videogiochi. Lo stesso broadcaster britannico ha avviato una collaborazione con il content creator DanTDM, seguito da circa 29 milioni di iscritti su YouTube, per una serie di contenuti dedicati alla game music. Un segnale di come le colonne sonore e le persone che le hanno create stiano acquisendo una visibilità sempre maggiore. Una possibile spiegazione arriva da James Keirle, direttore della London Video Game Orchestra. Intervistato dal Financial Times nel 2019, Keirle osserva che “il potere della musica come catalizzatore emotivo è amplificato quando è collegata a una narrazione, e la musica dei videogiochi è incorporata nella tua psiche, ancor più della colonna sonora di un film”. Una riflessione che aiuta a comprendere il legame particolarmente intenso che molti giocatori sviluppano con le soundtrack delle opere che accompagnano per decine, a volte centinaia, di ore.
A rendere l'esperienza ancora più coinvolgente contribuisce poi l'aspetto multimediale. Nella maggior parte dei casi, alle spalle dell'orchestra vengono proiettate scene tratte dai film o dai videogiochi celebrati dal concerto. Alcune produzioni coinvolgono anche attori, doppiatori e ospiti speciali. È il caso di Soundtracks Live Orchestra Concert, spettacolo che vede la partecipazione di Luca Ward e costruisce il proprio repertorio attorno ad alcune delle musiche cinematografiche più celebri degli ultimi decenni. Il risultato è un formato che si colloca a metà strada tra concerto, spettacolo audiovisivo e celebrazione culturale dell'opera originale. Anche il pubblico arricchisce l'atmosfera grazie a cosplay e abbigliamenti a tema.
I numeri citati non raccontano più una nicchia. Dai sould out di Kingdom Come Deliverance 2 alla Royal Festival Hall di Londra alle le tournée dedicate alle musiche di Hans Zimmer nelle più grandi arene europee, sembra che il fenomeno sia destinato a consolidarsi ulteriormente. Cinema e videogiochi riescono a fornire alle orchestre nuovi repertori e nuovi tipi di pubblici, non per forza già avvezzi al teatro e alla musica sinfonica, mentre gli spazi che li accolgono trovano formule e performance capaci di dialogare con generazioni cresciute tra schermi, console e piattaforme di streaming.