Siamo entrati nelle chat che hanno organizzato le proteste a Milano: come funziona Italia in Piazza
In questi caldi giorni di proteste, i social stanno giocando un ruolo chiave. Non solo come strumenti per raccontare il dissenso e gli eccessi – su Fanpage.it abbiamo già spiegato come il volume dei video dedicati agli scontri di Milano sia impressionante – ma anche come canali per fare rete, diffondere appelli e organizzare la mobilitazione dei giovani. Pur senza la presenza di una regia comune, nelle giornate del 17 e del 18 ottobre, una composita galassia di pagine, gruppi e chat ha fatto circolare sulle principali piattaforme l'invito a scendere in strada per rivendicare il proprio futuro e, in alcuni casi, dare sfogo alla propria rabbia distruttiva. Tra queste, quella di Italia in Piazza è senza dubbio una delle realtà più organizzate. Il gruppo si è formato proprio per organizzare i cortei del 17 ottobre in tutto il Paese. In pochi giorni, i responsabili hanno attivato una pagina Instagram, un profilo TikTok, un canale Telegram e persino una web app attraverso cui diffondere comunicazioni ufficiali e aggiornamenti.
"Non importa chi siamo, in cosa ci identifichiamo, quale sia il nostro orientamento sessuale o quali divinità preghiamo", si legge nel loro manifesto. "A unirci è il fatto che non lasceremo che ci rubino ciò che ci spetta di diritto". La partecipazione non si crea però solo con gli slogan e Italia in Piazza ha rapidamente messo in piedi una piccola struttura di gruppi e chat per coordinare gli sforzi. Ci siamo entrati per capire come funzionano e scoprire cosa si dicono i partecipanti dopo i saccheggi nel centro di Milano.
Come comunica Italia in Piazza: la vetrina social e le chat Telegram
L'intera rete che coordina le attività è stata realizzata nel giro delle ultime due settimane. Instagram e TikTok sono le vetrine del movimento. Qui vengono pubblicati gli annunci, le immagini e gli appelli alla collettività. Questa cassa di risonanza non è però particolarmente ampia. Su Instagram il gruppo @italiainpiazza17 conta poco meno di tremila follower, mentre su TikTok non si arriva nemmeno a quota 700.
Il vero lavoro di comunicazione e organizzazione avviene su Telegram, dove il numero di partecipanti supera la soglia dei 4.000 iscritti. Entrare nel canale è molto facile, anche perché l'obiettivo è proprio raggiungere il maggior numero di studenti possibile. Le chat sono divise per contenuti: c'è l'area dedicata al Regolamento interno, la bacheca per gli avvisi e la chat generale. Gli organizzatori hanno anche predisposto una sezione dove sono presenti i link ai gruppi divisi per regione, così da rendere più efficiente il coordinamento per le manifestazioni sparse per il Paese. Al momento le uniche Regioni non rappresentate sono la Campania e il Trentino. Tutte queste chat hanno come amministratore un certo Andrea, tranne quella dedicato ai video e alle foto delle manifestazioni, gestito da un altro membro del Direttivo.
Oltre alle piattaforme social, Italia in Piazza si è anche dotata di una web app. Il sito è stato realizzato con Lovable, una piattaforma che sfrutta l'intelligenza artificiale per creare app e siti internet senza bisogno di grandi competenze di programmazione. Il progetto sembra però ambizioso. Oltre alla classica bacheca di annunci, gli organizzatori hanno anche previsto una sezione dedicata alle raccolte firme (per ora ancora vuota) e perfino un'area per le candidature. Al momento il gruppo è alla ricerca di fotografi, video editor ed esperti legal per supportare le proprie attività.
Le voci dalle chat
Dal lato degli organizzatori, la maggior parte delle comunicazioni ha un carattere prevalentemente istituzionale: orari, luoghi di ritrovo, grafiche da diffondere e indicazioni per richiedere assistenza. Pochi gli appelli diretti per fomentare la community. Nella chat generale, invece, i ragazzi si confrontano sulla linea da tenere in vista dei prossimi eventi e, inevitabilmente, su quanto accaduto nel fine settimana appena trascorso.
La maggior parte dei partecipanti sembra contraria alle derive più violente e considera gli atti di vandalismo una macchia controproducente, capace di spostare l'attenzione dalle reali motivazioni della protesta. "Spaccare tutto non è coscienza politica, è rabbia senza direzione e siete il miglior strumento del potere", scrive un membro in chat. Altri denunciano presunte infiltrazioni delle forze dell'ordine, accusate di voler creare pretesti per far degenerare la situazione. Tanti puntano il dito contro media e giornali, colpevoli di mistificare i fatti realmente accaduti. C'è anche chi prova a rivendicare le espressioni più violente della protesta, considerandole leve necessarie per svegliare gli animi e cambiare davvero le cose: "Se prendete la distanza dagli scontri la vostra organizzazione non serve a nulla", tuona un ragazzo. In questo caso è però pronta però la risposta dello staff: "La violenza e gli scontri non sono il motivo per cui sposiamo la causa quindi uscite pure se siete qui per organizzarvi in modo violento".