Parla l’ideatore della Mappa della Rivolta: “É la risposta a chi pensa che a protestare siano quattro gatti”
Quello tra sabato 24 e domenica 25 ottobre si preannuncia un altro weekend caldo per le proteste in tutta Italia. Le manifestazioni sono previste in decine di città – Milano, Torino, Roma, Napoli e molte altre – e a manifestare non saranno solo gli studenti che tanto preoccupano il governo, ma anche lavoratori, pacifisti e cittadini che sfileranno per le strade in difesa dell'ambiente. Da qualche giorno, seguire tutte queste proteste è diventato molto più semplice grazie alla Mappa della Rivolta, una pagina interattiva che raccoglie e geolocalizza le manifestazioni pacifiche in programma nel Paese. Su Fanpage.it ne abbiamo già parlato in questo articolo. La piattaforma è ormai diventata un importante punto di riferimento sia per chi desidera unirsi al coro del dissenso, sia per chi vuole monitorare l'evolversi della situazione nel Paese. Per comprendere meglio questo progetto, abbiamo contattato direttamente l'ideatore della Mappa. Si chiama Morgan Saldini, ha 27 anni e il suo mestiere è quello del cuoco. Non si definisce né un politico, né un attivista, ma solo uno che crede che le cose possano andare meglio di così per tutti.
"La mappa non organizza e non promuove nessun evento in particolare, ma crede che far valere i propri diritti, e quelli degli altri, sia giusto: in piazza, in modo pacifico e nel rispetto della legge", ci ha spiegato Saldini. "I blocchi già annunciati compaiono solo come avvisi di possibili disagi, come in un qualunque notiziario sul traffico".
Perché creare proprio una mappa per tracciare ogni tipo di protesta in Italia?
Sono anni che assisto sempre allo stesso fenomeno. Quando si protesta, lo si fa in pochi e divisi per categorie. Un giorno i metalmeccanici, un altro i commercianti, come se i problemi fossero personali. Qui siamo invece tutti nella stessa barca. Tenendo la testa girata dall'altra parte, però, non ci vediamo l'un l'altro. Mentre ognuno è impegnato con le proprie questioni, non si accorge che chi gli sta accanto ha lo stesso problema. La mappa serve dunque a farci vedere. Mostra, con la loro fonte, quante iniziative ci sono e dove, e quindi quante persone sentono lo stesso disagio. A chi pensa ‘tanto saremo quattro gatti', si risponde con i numeri.
Come viene gestita la pagina?
La gestisco io nel tempo libero, dopo il lavoro. Chiunque può segnalare un evento, ma diventa "verificato" solo se ha una fonte: un comunicato, un sindacato, un giornale, il calendario ufficiale degli scioperi. Un sistema automatico mi aiuta a controllare le fonti e a segnalare i contenuti sospetti, ma le decisioni finali le prende una persona.

Ci sono volontari che ti aiutano?
Per ora c'è solo un moderatore volontario, oltre a me. Diverse persone esperte di informatica si sono offerte di aiutare sul codice, che è pubblico. Stiamo cercando altri moderatori.
Due giorni fa il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato pene dai 4 ai 12 anni di reclusione per chi usa i social per promuovere la formazione di gruppi destinati a manifestazioni violente. Non temi che la tua iniziativa possa essere coinvolta?
Chi organizza violenze deve risponderne, online e offline. La mappa però pubblica solo iniziative pacifiche con la loro fonte e rimuove chi incita alla violenza o ad azioni illegali. Lavoriamo alla luce del sole: regole pubbliche, codice pubblico, ogni rimozione registrata. Mi auguro che le nuove norme sappiano distinguere chi informa da chi organizza violenze.
I violenti usano i social per coordinarsi?
Può succedere, ed è giusto contrastare il fenomeno. La violenza contro persone o cose non le aiuta la protesta: la tradisce. Per questo nei nostri spazi chi parla di azioni illegali viene rimosso subito. Ma i social servono anche a tante persone per sapere dove si sciopera, dove c'è un'assemblea, cosa sta succedendo: non si può spegnere l'informazione per colpa di pochi.
Hai partecipato o parteciperai ai presidi?
Sì, quando posso partecipo a iniziative pacifiche, da semplice cittadino, come tanti altri. Ma preferisco tenere separate le due cose: la mappa deve restare uno strumento aperto a tutti, non la vetrina delle mie scelte personali.