Scopre il tradimento della moglie grazie al robot aspirapolvere, ma a finire in carcere è lui: privacy violata

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Un uomo di Taiwan ha scoperto il tradimento della moglie grazie alle immagini registrate dalla telecamere del robot aspirapolvere di causa. Dopo aver ottenuto un cospicuo risarcimento è però stato condannato a cinque mesi di carcere per aver filmato la donna senza consenso.

Un tempo gli elettrodomestici servivano a svolgere una sola funzione ben precisa. La lavatrice per fare il bucato, il frigorifero per conservare gli alimenti, il forno per cuocere ad alte temperature. Oggi però la tecnologia ha trasformato questi dispositivi in strumenti ben più complessi, dotati di sensori, microfoni e telecamere che ne ampliano enormemente le possibilità d'utilizzo.  Così, oltre a svolgere il loro compito principale, possono servire anche per scopi del tutto inaspettati, come scoprire un tradimento tra le mura di casa. È quello che è successo a Taiwan, dove un uomo ha utilizzato la telecamera integrata del robot aspirapolvere per cogliere in flagrante la moglie insieme a un altro uomo.

Quelle immagini hanno consentito al marito di ottenere un risarcimento in tribunale, ma la storia ha rapidamente preso una piega inaspettata quando la legge taiwanese ha contestato all'uomo una grave violazione della privacy nei confronti dell'ormai ex coniuge.

Il tradimento scoperto dal robot per le pulizie

La storia è stata recentemente raccontata dal South China Morning Post. Tutto comincia nel settembre 2023 quando dopo due anni di matrimonio, il protagonista della vicenda inizia ad avere dei sospetti sulla moglie a causa di uno spazzolino da denti fuori posto che non apparteneva a nessuno dei due. L'uomo si era accorto della stranezza nella casa delle vacanze della coppia, dove i due trascorrevano qualche giorno perlopiù durante le feste comandate. Tre mesi più tardi, però, ecco la conferma dei suoi timori.

Utilizzando l'app collegata al robot aspirapolvere nel tentativo di attivare a distanza il microfono del dispositivo, l'uomo si imbatte quasi per caso nelle immagini trasmesse in diretta dalla telecamera del robot. Sullo schermo compare una scena che non lascia molto spazio ai dubbi: la moglie è in compagnia di un altro uomo. A quel punto il marito inizia a registrare il video, deciso a conservarlo come prova. Le immagini mostrano una situazione che, secondo il successivo giudizio civile, va ben oltre i limiti di una semplice amicizia. Quella registrazione diventerà così la prova per una causa contro la moglie e il suo presunto amante.

Dalla vittoria in tribunale alla controaccusa della moglie

La normativa taiwanese non considera l'adulterio un reato penale. Tuttavia, la violazione degli obblighi coniugali può avere conseguenze sul piano civile e dare diritto a un risarcimento. La richiesta del marito tradito è elevata – due milioni di dollari taiwanesi, pari a poco più di 50.000 euro – ma alla fine i giudici deliberano per imporre all'ex moglie una riparazione di circa 500.000 dollari taiwanesi (più o meno 13.000 euro). Sembra una vittoria, ma la parola fine non è ancora stata scritta.

La donna decide infatti di rivolgersi alla giustizia, accusando l'ex di aver registrato clandestinamente delle immagini per poi usarle senza alcun consenso. Ovviamente l'ex marito ribatte che tali registrazioni servivano come prove per il procedimento civile, ma i giudici questa volta propendono per la tesi della moglie. L'ammissione del filmato come prova non rende automaticamente lecita la modalità con cui è stato ottenuto e, secondo la Corte, i pur sacri obblighi derivanti dal matrimonio non possono cancellare il diritto individuale alla privacy.

Il nodo della privacy: la vittoria si trasforma in sconfitta

Dopo un'attenta valutazione degli atti, i giudici decretano che l'atto di filmare la donna è stato effettivamente intenzionale. Le luci che si attivano al momento delle registrazione e gli eventuali avvisi vocali del robot non vengono considerati sufficienti a dimostrare che la moglie sapesse di essere ripresa o avesse prestato il proprio consenso. A questo punto l'intera vicenda si ritorce contro l'uomo, che viene condannato a cinque mesi di carcere e al pagamento di una multa di 150.000 dollari taiwanesi (poco più di 4.000 euro).

Per chi registra o divulga segretamente attività private o informazioni intime senza autorizzazione, la legge taiwanese prevede infatti pene che possono arrivare fino a tre anni di reclusione e a 300.000 dollari taiwanesi di multa. Paradossalmente, il marito tradito può ancora dirsi fortunato.

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