Meloni pubblica i suoi deepfake ma il problema della sua foto in lingerie è molto più complesso

Il post è di ieri. Una foto di Giorgia Meloni in lingerie seduta sul letto. L'immagine è generata con l’intelligenza artificiale ed è stata pubblicata dalla premier per avvertire i suoi follower: "Girano in questi giorni diverse mie foto false, generate con l'intelligenza artificiale e spacciate per vere da qualche solerte oppositore". L'origine della foto è nascosta. Si vede solo che arriva da un post pubblicato su Facebook. Abbiamo trovato l'originale, anche se è stato cancellato. È un piccolo profilo che riposta tonnellate di materiale: interviste, meme o altri post. Tutti a contenuto politico.
Il post originale con la foto di Meloni ora è stato rimosso. Da quello che abbiamo ricostruito, non aveva fatto molte interazioni. Ma non è questo il punto: è probabile che l'immagine sia girata in gruppi Telegram, su altri post, inviata su WhatsApp o su Messenger. Insomma. È probabile che quell'immagine arrivasse da un sottobosco che non è possibile tracciare.
Non è la prima volta che Meloni ha problemi con le sue immagini, anche prima dell0arrivo dell'intelligenza artificiale. Il Tribunale di Sassari ha affrontato il caso di Alessio Scurosu, un uomo di 40 anni che ha creato una serie di fotomontaggi pornografici con il volto di Giorgia Meloni. Nell'ottobre del 2024 al processo è intervenuta anche la stessa Meloni che si è costituita parte civile.
Un'immagine per delegittimare, un'altra per truffare
Il problema dei deepfake però è molto più ampio dell’ultima foto condivisa dalla premier. In questo caso la sua immagine è stata modificata per delegittimarla, come si capisce dalle parole che hanno accompagnato il post originale: "Lei non sa dove è la vergogna". In altri casi l’immagine di Giorgia Meloni è stata usata come gancio per truffe di ogni tipo, soprattutto investimenti. Il suo volto è finito dentro video e foto pubblicati sui social dove si rilanciavano finte campagne di investimento. Su Fanpage ne abbiamo parlato più volte.
Il caso riguarda soprattutto Meta. Soprattutto per la possibilità di collegare ai post un link che rimanda direttamente a un'altra pagina. Giusto nei giorni scorsi l'agenzia stampa Reuters ha vinto il Premio Pulitzer per una serie di articoli dedicati proprio a questo tipo di truffe: il progetto si chiama Secret of Success.
La legge in Italia, o quella in discussione
Fermare i deepfake non è semplice. Negli ultimi anni l'intelligenza artificiale ha sviluppato applicazioni così avanzate che chiunque da uno smartphone può creare un deepfake in qualche minuto. Giusto a gennaio è scoppiato un Caso Bikini su Grok, l'intelligenza artificiale sviluppata X e promossa da Elon Musk. Bastava mettere il prompt giusto per trasformare una foto qualsiasi di chiunque in un'immagine o un video provocante.
In Italia ci sono delle leggi. La Legge 132/2025 ha introdotto il reato di diffusione illecita di contenuti generati o manipolati tramite IA. Il Disegno di legge 644 discusso nelle ultime settimane rafforza questa legge e punta invece a rafforzare il diritto sulla propria identità davanti a qualsiasi immagine anche solo modificata con l'intelligenza artificiale.
C’è poi un altro passaggio, più complesso: bloccare la diffusione delle immagini deepfake direttamente dove vengono pubblicate. Su questo Anna Ascani, vicepresidente della Camera eletta nelle liste del PD, ha criticato il post di Meloni: "Quello che serve e che manca è una legge che permetta alle autorità preposte di chiedere alle piattaforme la rimozione immediata di contenuti di questo tipo, soprattutto quelli che inquinano il dibattito pubblico e la formazione del consenso in particolare in campagna elettorale. E questa legge non esiste perché questo esecutivo non l'ha voluta: la mia pdl per contrastare gli usi distorti di contenuti prodotti con l'intelligenza artificiale diffusi sui social è stata bocciata proprio dal suo governo".