Lo smartphone venduto da Trump è la copia di un vecchio modello taiwanese

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Credits: YouTube/@JerryRigEverything
Spacciato come il primo smartphone 100% made in USA, il Trump Mobile T1 è in realtà un HTC taiwanese del 2024, rimarchiato e con il prezzo gonfiato. La prova arriva dall’analisi di JerryRigEverything, noto recensore tech: l’hardware interno è identico.

Lo smartphone di Donald Trump, il primo cellulare 100% americano, frutto dell'inventiva, del lavoro e della filiera made in USA, è in realtà un clone di un vecchio Android. I dubbi, d'altronde, circolavano già da tempo, sin da quando il Trump Mobile T1 era stato annunciato in pompa magna per poi perdersi in mesi e mesi di ritardi, silenzi e omissioni sulle specifiche tecniche del prodotto che sarebbe stato messo a disposizione degli utenti. Su Fanpage.it ne avevamo già parlato in questo articolo. Ora però la conferma arriva dall'analisi di Zack Nelson, noto creator del mondo tech che sul web si fa chiamare JerryRigEverything.

Nelson, la cui specialità è stressare e studiare ogni dettaglio dei dispositivi che recensisce, ha recentemente analizzato il T1 placcato in oro che la compagnia telefonica di Trump ha cominciato a distribuire a partire dallo scorso maggio. Le sue osservazioni hanno dimostrato come lo smartphone spacciato come l'orgoglio dell'industria americana sia un HTC U24 Pro – quindi un device realizzato nel 2024 da un'azienda taiwanese – con qualche piccola modifica di design e una pacchiana verniciatura in oro sulla scocca.

L'analisi dell'esperto: il T1 è una copia

Nel video, pubblicato su YouTube, Nelson ha voluto osservare da vicino ogni componente del T1 che oggi viene venduto a più di 700 dollari . Per farlo, ha ovviamente dovuto smontarlo. Dopo aver aperto le scocche, il creator ha mostrato come l'interno del Trump Mobile T1 sia praticamente sovrapponibile a quello dell'HTC U24 Pro, che però sui siti di e-commerce costa tra i 100 e i 200 dollari in meno.

Stessa disposizione dei componenti, stesso processore Qualcomm Snapdragon 7 Gen 3, identico posizionamento dei moduli fotografici, dei cavi flessibili e dei circuiti. Anche la scheda figlia inferiore (daughterboard), che gestisce la ricarica e la connettività del device, presenta gli stessi riferimenti progettuali utilizzati da HTC. Connettori, viti, allineamenti e circuiti sono perfettamente compatibili. Un po' strano per uno smartphone che dovrebbe essere il prodotto di lavori ingegneristici autonomi e indipendenti. Le somiglianze non si fermano all'interno. Anche il telaio metallico presenta gli stessi tagli per le antenne, la medesima disposizione dei pulsanti di accensione e del volume, lo stesso alloggiamento per la SIM e la microSD e persino il jack audio da 3,5 millimetri nella stessa posizione.

Le poche differenze risiedono in alcuni elementi estetici. La cover posteriore in plastica è realizzata con una finitura dorata, la mascherina per il comparto fotografico è diversa e la batteria appare leggermente modificata, seppur compatibile con il telaio originale.

La prova madre circa la dubbia origine del T1 risiede però in un particolare test effettuato da Nelson: invertendo le schede madri degli smartphone, le quali vengono costruite "su misura" per gli specifici modelli, sia il T1 che l'HTC U24 Pro hanno continuato a funzionare perfettamente. Tutto abbastanza evidente, insomma.

Per carità, non si tratta di nulla di illegale. Probabilmente la Trump Mobile si è rivolta alla medesima azienda terza che progetta i device per conto di HTC e ha ottenuto il rebrand di cellulare che, come lo stesso Nelson ha appurato, sembra comunque funzionante, benché fermo a caratteristiche vecchie di più di due anni (non poco in questo settore). Il problema risiede nell'inganno propagandistico con cui il T1 è stato promosso. I clienti che hanno acquistato il "Trump Phone" convinti di sostentere un'eccellenza statunitense si troveranno invece tra le mani un dispositivo di media qualità realizzato in qualche angolo dell'Asia e, forse, solamente assemblato su suolo americano.

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