Ci sono nuove regole per la costruzione dei data center in Lombardia
Ieri, giovedì 22 ottobre, la Lombardia ha aggiornato la normativa sui data center per accompagnare la crescita degli investimenti digitali e rafforzare i controlli sulla sostenibilità dei nuovi impianti. La Giunta regionale ha approvato il progetto di legge Seconda legge di revisione normativa ordinamentale 2026, su proposta del presidente Attilio Fontana. Le modifiche riguardano l'efficienza idrica ed energetica, le connessioni alla rete elettrica e la pianificazione urbanistica, con un ruolo più definito per i Comuni. Si tratta di un passo importante perché in assenza di una legge nazionale – al momento la proposta è ferma in Senato per l'ultima revisione – la Lombardia è attualmente l'unica regione ad essersi dotata di un regolamento organico e strutturato per disciplinare la gestione e la costruzione dei centri dati. D'altronde è proprio nel territorio lombardo, soprattutto nella cintura intorno a Milano, che sorgerà la maggior parte degli 83 nuovi data center previsti per il prossimo triennio. Un autentico boom che ha messo in allarme molti cittadini dei Comuni e delle aree urbane interessate dalla comparsa di queste infrastrutture. Su Fanpage.it ne abbiamo parlato in questo articolo.
Le nuove disposizioni si applicheranno alle domande presentate dopo l'entrata in vigore della legge. I procedimenti già avviati continueranno invece a seguire le regole precedenti.
Modifiche alla legge: cosa cambia per il consumo di acqua e suolo
Complice quanto sta accadendo negli Stati Uniti, una delle principali preoccupazioni dei cittadini riguarda il consumo d'acqua per raffreddare i server. In realtà, le norme italiane ed europee impongono già ora molte più restrizioni rispetto allo scenario americano. Eppure, nonostante le limitazioni, per Microsoft è stato possibile avviare la costruzione di un grosso data center a Peschiera Borromeo che attingerà da una falda acquifera (non potabile) per abbassare le temperature degli impianti durante i periodi più caldi. Ora, con le nuove modifiche, scatta l'obbligo per i nuovi centri dati e per gli ampliamenti di quelli esistenti, di adottare sistemi di raffreddamento capaci di ridurre in modo sostanziale i consumi d'acqua. Sul fronte energetico, l'elettricità non coperta dalla produzione rinnovabile destinata all'autoconsumo dovrà essere acquistata attraverso appositi accordi di approvvigionamento da fonti rinnovabili.
La revisione interviene inoltre sulle regole urbanistiche per i data center che comportano consumo di suolo agricolo, al di fuori delle aree considerate prioritarie. Se un progetto non è conforme al Piano di governo del territorio (PGT), sarà necessario approvare una variante urbanistica. Se invece l'intervento è già previsto dal PGT, occorrerà un piano attuativo da sottoporre eventualmente a una Valutazione ambientale strategica (Vas). L'idea è favorire il riutilizzo delle aree dismesse o già destinate ad attività produttive, limitando il consumo di nuovo suolo. I Comuni potrebbero contare così su strumenti più precisi per valutare la compatibilità degli insediamenti con la pianificazione locale e le esigenze delle comunità.
Più regole per le richieste di connessione alla rete elettrica
Il pacchetto di modifiche contiene anche un provvedimento che potremmo definire "anti-speculazione". Come abbiamo spiegato in questo articolo, finora per chiedere una connessione di qualche centinaio di MW, bastava sostanzialmente mettere sul piatto poco più di 2.000 euro per chiedere l'allacciamento e, di conseguenza, aumentare il valore di un terreno che potrebbe potenzialmente ospitare un data center. Tale semplicità ha contribuito nei mesi a gonfiare in modo spropositato il numero di richieste a TERNA, l'azienda che gestisce la rete ad alta e altissima tensione in Italia. Delle oltre 500 richieste, infatti, soltanto poche decine si concretizzeranno effettivamente in nuovi centri dati. Un simile affollamento rischiava però di alimenatre una bolla speculativa e rallentare le procedure per gli operatori realmente interessati a costruire.
Ora, per avviare l'iter autorizzativo, i nuovi data center dovranno ottenere da Terna o dall'operatore di distribuzione una certificazione che attesti la fattibilità della connessione. La misura mira a distinguere i progetti concretamente realizzabili dalle richieste prive di un'effettiva prospettiva di realizzazione, che possono incidere sulla pianificazione della rete e alimentare preoccupazioni nei territori. La verifica preventiva consentirà quindi di valutare le iniziative anche in base alla disponibilità delle infrastrutture necessarie.