Un grosso data center vicino a Milano userà l’acqua di falda per raffreddare i server

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Dalla relazione caricata sul sito del Ministero dell'Ambiente
A Peschiera Borromeo, alle porte di Milano, Microsoft sta costruendo un grosso data center che, oltre a sorgere vicino alle case, sfrutterà l’acqua non potabile direttamente dalla falda per il raffreddamento dei server. Abbiamo ricostruito i motivi di questa scelta e sentito la voce di chi chiede maggiori garanzie per il territorio.

Quarantacinque megawatt di potenza, server in funzione giorno e notte e una risorsa preziosa come l'acqua prelevata direttamente dalla falda per alimentare i sistemi di raffreddamento. Il nuovo data center che Microsoft si prepara a costruire a San Bovio, frazione di Peschiera Borromeo, rischia di materializzare nell'hinterland milanese tutte le preoccupazioni che i cittadini – soprattutto quelli lombardi – stanno intravedendo nell'avvento di questa nuova rivoluzione digitale. Il progetto sorgerà in un'ex area terziaria dismessa da oltre quindici anni e successivamente bonificata. Sia Microsoft che il Comune sostengono però che l'intervento abbia completato gli iter autorizzativi previsti. In un'apposita sezione del proprio sito, il colosso di Redmond racconta di oltre dieci milioni di euro tra oneri, compensazioni e opere per il territorio, insieme a misure ambientali come pannelli solari, nuove piantumazioni, recupero dell'acqua piovana e monitoraggi. Tuttavia la riqualificazione del sito non ha placato le preoccupazioni di chi vive nelle vicinanze. Rumore, consumi energetici, pressione sulle risorse idriche e prossimità alle abitazioni sono al centro della mobilitazione dei residenti, che hanno promosso una petizione raccogliendo migliaia di adesioni.

"L'impianto sorgerebbe proprio in mezzo alle abitazioni", ha dichiarato a Fanpage.it Wanda Benati, portavoce del Comitato di San Bovio per la Tutela dell'Ambiente. "Ci sono terrazze e finestre di residenti che si affacciano sull'area a una distanza compresa tra i 50 e i 100 metri, con tutto ciò che ne consegue in termini di rumore ed emissioni. L'intero quartiere ne verrebbe impattato, dato che si tratta di una piccola frazione. Basti pensare che l'area giochi dove vanno i bambini sarebbe separata dal data center soltanto da un recinto". Il punto più controverso riguarda però una questione meno visibile, ma decisiva per la sostenibilità dell'impianto, ossia l'utilizzo dell'acqua per il raffreddamento. I server lavorano senza interruzioni e producono grandi quantità di calore, che devono essere dissipate per garantire il funzionamento dei sistemi. A San Bovio il progetto prevede il ricorso all'acqua di falda non potabile. Una scelta in controtendenza rispetto ai moderni sistemi che invece riducono al minimo lo sfruttamento idrico e che ha immancabilmente riacceso il confronto sulle tecnologie adottate dai nuovi data center.

Raffreddamento dei server: perché il sistema scelto da Microsoft fa discutere

I server presenti nei data center sono attivi h24 e necessitano di sistemi che evitano alle componenti elettriche di surriscaldarsi. Per farlo esistono tecnologie e metodi differenti. Il raffreddamento evaporativo (o a torri evaporative) sfrutta l'evaporazione dell'acqua per sottrarre calore. È relativamente efficiente sul piano energetico, ma richiede continui reintegri idrici. In Italia queste strutture esistono – non solo per i data center – ma la stragrande maggioranza dei nuovi centri dati che sorgeranno nei prossimi anni verrà progettata con altri sistemi.

Stiamo parlando soprattutto del raffreddamento a circuito chiuso (Dry Cooling) che, invece, funziona più o meno come il radiatore di un'automobile: un fluido circola in tubazioni sigillate, trasferisce il calore e viene raffreddato dall'esterno, senza essere normalmente consumato. Esistono poi soluzioni ibride che utilizzano l'aria per gran parte dell'anno e ricorrono a piccole quantità d'acqua nei periodi più caldi, quando l'atmosfera non è sufficientemente fresca per poter essere utilizzata nell'abbassamento delle temperature dei macchinari. Questa è la soluzione che verrà adottata da Microsoft per il data center di San Bovio che sta costruendo per se stessa.

Secondo quanto rivelato a Fanpage.it da fonti esterne a Microsoft ma coinvolte nella pianificazione dei progetti, il motivo di questa scelta risiede, paradossalmente, nella volontà di ridurre al minimo le emissioni di CO₂. I condizionatori tradizionali (gruppi frigoriferi a secco) richiedono infatti molta energia elettrica per funzionare costantemente. Ricorrere nei periodi più caldi all'acqua, permette di abbassare questi consumi. D'altro canto lo sfruttamento delle risorse idriche viene però percepito come un tema molto delicato per la popolazione residente.

"Questa è una zona ricca di rogge e fontanili, tra cui lo storico Fontanile Gambarone, risalente ai primi anni del Mille. La sua testa si trova ad appena 50 metri dall'area del cantiere", conferma la portavoce Benati. "Temiamo che il prelievo di acqua dalla falda possa incidere negativamente sul livello del fontanile, fino a portarlo al prosciugamento nei periodi estivi più critici, con effetti anche sull'agricoltura locale".

Il caso è politico: serve una legge chiara

Dal punto di vista normativo, ciò che sta facendo Microsoft è perfettamente legale. La legge regionale lombarda approvata nel giugno 2026 ha introdotto limiti all'utilizzo di risorse idriche per il raffreddamento dei data center e vieta l'utilizzo dell'acqua potabile che, in questo caso, non viene toccata dai prelievi per il raffreddamento. È però proprio su questo punto che i cittadini di Peschiera Borromeo – riuniti insieme a decine di altre realtà lombarde (ma non solo) nella Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center – chiedono un confronto con le istituzioni.

"Il nostro obiettivo non è dire ‘no' a prescindere al progresso o allo sviluppo dei data center, ma pretendere una regolamentazione seria. Chiediamo una moratoria per stabilire dove, come e perché realizzare questi impianti, evitando che vengano calati dall'alto sulla testa dei cittadini", conclude Benati.

A livello nazionale, infatti, la disciplina dei data center è ancora nel bel mezzo dell'iter di approvazione, anche se ormai non dovrebbe mancare molto. La legge delega è ferma in Senato in attesa della definitiva approvazione. I cittadini che si troveranno presto un data center vicino casa chiedono quindi tutele serie – tra cui garanzie sui consumi e il rispetto di limiti per il rumore e la vicinanza alle case – nonché un dialogo costruttivo con i vari enti e player per non vedersi calate dall'alto queste enormi strutture di cui pochi conoscono le effettive caratteristiche. Perché anche se ciò che sta accadendo negli Stati Uniti non potrà (per fortuna) essere replicato in Italia e in Europa, le comunità pretendono di essere incluse nei processi decisionali.

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