video suggerito
video suggerito

A Cremona un gruppo di studenti usa ChatGPT per scrivere i temi, il prof: “Li ho scoperti subito”

Negli Stati Uniti sono già stati registrati diversi casi, ora anche nelle scuole italiane l’intelligenza artificiale generativa viene utilizzata per fare i compiti. Riuscire a capire se un tema è fatto da una persona o da un software non è però così difficile.
Intervista a Cristiano Villaschi
Professore di lingua e letteratura italiana presso l'istituto Torriani di Cremona
A cura di Elisabetta Rosso
131 CONDIVISIONI
Immagine

"Era troppo perfetto, nessun errore grammaticale, di punteggiatura o di sintassi", Cristiano Villaschi, professore di lingua e letteratura italiana presso l'istituto Torriani di Cremona, ha capito subito che quel tema era stato scritto dall'intelligenza artificiale (IA). "E se posso dire, è un po' ingenuo pensare che un professore che conosce la sua classe non se ne accorga". L'IA generativa già da tempo viene usata dagli studenti per copiare, negli Stati Uniti sono già emersi diversi casi. Ora anche in Italia gli insegnanti stanno rintracciando tracce artificiali nei compiti in classe.

"È capitato anche a me", racconta Villaschi a Fanpage.it, "ma è normale che utilizzino l'intelligenza artificiale o ChatGPT per velocizzare il processo, non sono ancora così maturi da capire che danneggiano sé stessi. Io avevo dato dei compiti a casa assegnati su classroom e mi sono ritrovato a correggere temi argomentativi perfetti, neutri, senza nessun errore", in altre parole, temi non umani.

Come si è accorto che i compiti erano stati fatti usando l'intelligenza artificiale?

I testi erano troppo corretti dal punto di vista formale e grammaticale.

Quindi un professore lo capisce perché non ci sono errori? 

L'intelligenza artificiale è più brava solo dal punto di vista formale, lo è meno per i contenuti, ma perché manca la persona dietro, si capisce che non c’è un individuo pensante. E poi lo capisci anche per via del temperamento, per la personalità.

Diciamo che se si conosce lo studente allora è semplice accorgersene….

Certo, ChatGPT rimane in superficie non fa riferimento a esperienze personali. Se conosci un tuo allievo sai cosa pensa e cosa ha vissuto, se non trovo questi riferimenti capisco che dietro non c’è la persona che io conosco. Poi è chiaro, come dicevo i ragazzi fanno ancora tanti errori di ortografia, di sintassi, di punteggiatura. E poi c'è il lessico.

In che senso?

Eh spesso i ragazzi hanno un lessico stringato, poi in questi temi appaiono termini che non conoscono e qui la prova del nove è semplice, gli chiedi: Ma cosa significa?

E sanno rispondere? 

No. Quindi insomma è abbastanza semplice smascherarli.

Ma quindi è facile scoprire se uno studente ha usato ChatGPT?

Se lo conosci sì, se no potrebbe non essere così semplice. Ma è abbastanza ingenuo pensare che un insegnante che segue una classe non riesca a cogliere questi segnali.

Ma potrebbe essere la fine dei compiti a casa? Bisogna pensare a qualcosa di diverso?

Se fai tutto in classe risolvi il problema, poi io credo che alla fine per quanto riguarda le lingue è abbastanza semplice copiare. Oltre a ChatGPT, se cerchi traduzioni o il riassunto di un testo su internet li trovi.

Sì, i mezzi per copiare c’erano già. 

Eh certo, ChatGPT va a potenziare questo sistema. Prima copiavi da una persona che aveva già svolto quel compito, ora da una macchina, paradossalmente è più semplice da scoprire.

Forse però con ChatGPT è più difficile da dimostrare. 

Sì perché prima facevi una ricerca inversa su internet e scoprivi da dove avevano copiato, ora vengono generati testi sempre diversi.

C’è un modo per introdurre ChatGPT nella didattica?

Sicuramente, per certe discipline può essere utile, è sempre un problema di utilizzo consapevole. Anche il cellulare può essere una risorsa, il problema è come lo si usa. Da diversi anni sono entrati gli strumenti multimediali nelle classi, ma anche lì, se lo usi per giocare è un conto, se fai una ricerca su un vocabolario digitale è un altro.

Quali potrebbero essere i rischi per gli studenti che usano ChatGPT per fare i compiti?

Mah, il rischio è che non riescano a sviluppare uno spirito critico, una propria idea, e di omologarsi a quello che la macchina propone. I ragazzi stanno cercando una via, lì trovano la minestra pronta, e questo non permette di rielaborare le cose e farle diventare un pensiero.

Quando ha beccato i suoi studenti cosa ha detto?

Ma loro innanzitutto quando gli ho detto che l’avevo capito lo hanno ammesso, dicendomi che l’avevano fatto perché erano di fretta. E poi ne abbiamo parlato, abbiamo ragionato insieme. Sbagliando si impara, non è da demonizzare, anche perché poi anche usare ChatGPT richiede una competenza.

Come potrebbero usare "bene" ChatGPT?

Potrebbe essere uno strumento di supporto, se per esempio c’è bisogno di una mano nella costruzione di un testo. Ma già ora, quando faccio fare i temi in classe, li lascio anche fare una ricerca su internet. Non bisogna chiaramente fare copia e incolla, ma prendere spunto e rielaborare può essere utile.

Lei lo ha mai usato?

No in realtà non l’ho ancora usato per la didattica.

Ma tra colleghi è un tema? 

Sì, abbiamo parlato chiaramente di ChatGPT. Per ora il problema, almeno io, l’ho risolto facendoli lavorare a scuola. Poi ognuno mette in atto i suoi metodi. Al momento è un fenomeno abbastanza limitato.

In Italia sì, negli Stati Uniti invece sono stati registrati diversi casi alle medie, superiori, anche all’università. Secondo lei è un fenomeno che prenderà piede anche qui?

Secondo me si. I ragazzi sono poi molto veloci nell’apprendere modalità alternative. È una realtà, bisogna prendere atto e affrontarla.

Come?

È una bella domanda, i ragazzi non hanno la maturità di capire che può danneggiare il loro futuro. Perché senza competenze critiche fatichi su più ambiti, in un colloquio di lavoro, in un corso di formazione, perdi la retorica, la ricchezza del lessico. Bisogna educarli, educarli bene.

131 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views