Vola in Arizona per un workshop, ma muore per un’embolia polmonare dopo il lungo viaggio in aereo

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Era arrivato in Arizona dopo un volo di 12 ore, seguito da un altro trasferimento in aereo di un’ora e mezza e diverse ore in auto per arrivare a Flagstaff, dove ha sede la Northern Arizona University.

Un lungo viaggio in aereo, tra volo intercontinentale e altri trasferimenti interni, per raggiungere la Northern Arizona University e partecipare a un workshop di ricerca. Pochi giorni dopo, aveva accusato un malore con difficoltà respiratorie, per cui era stato ricoverato in terapia intensiva in una struttura ospedaliera, dove è poi deceduto. Aveva 47 anni Enrico Tommeleri, professore universitario alla Libera Università di Bolzano che insegnava nel master in Environmental Management of Mountain Areas, di cui era anche vicedirettore. A essergli fatale è stata un’embolia polmonare, una condizione che è stata ricondotta alla cosiddetta trombosi del viaggiatore. “I medici mi hanno spiegato che l’embolia potrebbe essere stata provocata dal lungo viaggio in aereo” ha spiegato il fratello Carlo alla stampa.

Il professor Tommeleri si era imbarcato il 28 settembre 2026 su volo diretto da Monaco di Baviera a Los Angeles di 12 ore e, una volta arrivato nella città californiana, era salito su altro velivolo con cui aveva raggiunto Phoenix in un’ora e mezza, per poi prendere un’auto a noleggio e arrivare dopo diverse ore nella città di Flagstaff, dove ha sede la Northern Arizona University. Lì aveva iniziato a partecipare al workshop, ma nel giro di qualche giorno erano comparsi i primi problemi respiratori. Dopo il ricovero, Tomelleri non si è più ripreso ed è morto il 13 ottobre.

Descritto dal fratello Carlo come una persona in salute e sportiva (“Amava la montagna, percorreva pendii e discese a piedi, scalando e in mountain bike, e praticava anche la canoa”) Tommeleri conduceva una vita attiva e dinamica, che rendeva difficile pensare a una simile eventualità. La trombosi del viaggiatore può però colpire anche persone sane e allenate, e non sempre dà segnali premonitori.

Cos’è la “trombosi del viaggiatore”

La trombosi del viaggiatore è una forma di trombosi venosa profonda (TVP) che consiste nella formazione di un coagulo di sangue (trombo) a livello del sistema venoso, più frequentemente degli arti inferiori. Si può sviluppare durante un viaggio prolungato, in aereo ma anche in auto o in treno, quando si rimane seduti per molte ore, senza potersi muovere liberamente. In queste situazioni, il rallentamento della circolazione venosa dovuto alla permanenza prolungata nella stessa posizione può portare allo sviluppo di un trombo, in particolare nelle vene profonde del polpaccio o della coscia.

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), il rischio può aumentare quando si resta seduti e immobili per più di quattro ore, anche se nella maggior parte dei viaggiatori rimane basso. Il rischio aumenta però in presenza di altri fattori predisponenti, come una precedente trombosi, una predisposizione genetica alla coagulazione, un intervento chirurgico recente, alcune patologie o l’assunzione di alcuni farmaci, come gli estrogeni.

Quali sono i sintomi della trombosi del viaggiatore

La trombosi venosa profonda può manifestarsi con gonfiore a una o entrambe le gambe, dolore, crampi o senso di pesantezza del polpaccio, sensibilità al tatto, arrossamenti e sensazione di calore nella gamba interessata, anche se in alcuni casi non provoca sintomi evidenti.

La complicazione più grave si verifica quando una parte del coagulo si stacca, entra nella circolazione sanguigna e raggiunge i polmoni, ostruendo un’arteria polmonare. In queste circostanze può insorgere un’embolia polmonare, che generalmente si manifesta con difficoltà respiratorie improvvise, dolore al torace, accelerazione del battito cardiaco e che, nei casi più gravi, può risultare fatale.

Come prevenire la formazione di coaguli di sangue durante i viaggi

Per ridurre il rischio di trombosi venosa profonda durante un viaggio prolungato è consigliabile alzarsi e camminare periodicamente, non rimanendo seduti o immobili per più di due o tre ore. Scegliere un posto vicino al corridoio può rendere più semplice muoversi durante il tragitto, soprattutto in aereo.

Quando non è possibile alzarsi, è importante mantenere le gambe in movimento, anche da seduti, ad esempio flettendo ed estendendo le caviglie, sollevando i talloni e le punte dei piedi oppure contraendo i muscoli dei polpacci. Durante i viaggi in auto può essere utile programmare soste durante le quali scendere dal veicolo e camminare.

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