Malato di Ebola con sintomi viaggia per tre Paesi anche in aereo e muore

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Paziente con Ebola. Credit: Getty
Un uomo d’affari kenyota è morto da infezione da virus Ebola dopo aver viaggiato per tre Paesi anche in aereo. Decine di persone sono state esposte al virus.

Un uomo d'affari del Kenya con diversi sintomi di un'infezione ha viaggiato in tre Paesi diversi, prima di ricevere la diagnosi di Malattia da Virus Ebola e perdere la vita. L'uomo, un quarantenne, durante i suoi spostamenti ha visitato almeno otto città diverse e ha preso tre aerei, finendo ricoverato più volte in cliniche e ospedali tra una tappa e l'altra; ciò nonostante, nessun operatore sanitario ha rilevato la grave malattia infettiva in corso. A rendere incredibile questa vicenda è il fatto che il paziente mostrasse una sintomatologia compatibile con l'Ebola e provenisse da regioni dove la presenza del virus era stata acclarata. Tra i Paesi visitati anche la Repubblica Democratica del Congo, dove oltre 4.000 persone hanno perso la vita a causa dell'epidemia attualmente in corso, la più grave nella storia del Paese. Il paziente, una volta rientrato a Nairobi in aereo, è stato trasferito d'urgenza da un parente nel più importante ospedale cittadino, dove è morto appena due giorni dopo, il 5 ottobre 2026. Nemmeno nell'ultimo scalo, quando era in condizioni critiche, nessuno si è preoccupato che potesse aver contratto il patogeno trasmesso dai pipistrelli. L'uomo deceduto è il primo caso confermato in Kenya per questa epidemia.

A raccontare la surreale storia dello sfortunato manager kenyota è stato il dottor Wessam Mankoula, responsabile delle emergenze sanitarie presso il Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC), che ha presentato il caso con tutti gli spostamenti durante un'apposita conferenza stampa. Come indicato dalla BBC, l'uomo ha iniziato a manifestare i primi sintomi proprio nella Repubblica Democratica del Congo, dove viveva da circa sette anni. Tra la fine di agosto e l'inizio di settembre si è spostato tra le città di Buta, Aketi e Likati, mentre i primi sintomi sono comparsi a Malalise tra il 15 e il 16 settembre, dove ha cercato le prime cure mediche. Chi lo ha visitato gli ha prescritto degli antibiotici e lo ha rimandato a casa. Un paio di giorni dopo, non manifestando segni di miglioramento, si è recato presso il centro sanitario Tongo Etandi di Bondo, dove è stato ricoverato fino al 19 settembre.

La BBC spiega che, in questo caso, nonostante febbre ed eruzione cutanea, i medici hanno diagnosticato una semplice infezione cutanea da stafilococco e prescritto farmaci ad hoc. È possibile che gli sia stata fatta una diagnosi errata di febbre della Rift Valley, una malattia trasmessa dalle zanzare, ma non vi è alcuna certezza. Il 20 settembre il paziente ha preso il primo volo per Kisangani, cercando supporto sanitario per alcuni giorni; poi si è imbarcato per Kasindi. A quel punto si è spostato in Uganda, prima a Kampala e poi a Entebbe, fino al 3 ottobre, quando ha infine preso il volo per Nairobi.

Una volta giunto nella capitale del Kenya, l'uomo “soffriva di febbre, mal di gola, dolori muscolari e anche di sanguinamento in alcune delle zone infette”, come affermato dal dottor Mankoula durante la conferenza stampa. La Cleveland Clinic, una delle più autorevoli organizzazioni sanitarie degli USA, specifica che tra i sintomi di base e aspecifici dell'Ebola figurano febbre, affaticamento, perdita di appetito, mialgia (dolori muscolari), cefalea, mal di gola e altri. Nelle fasi avanzate possono comparire sangue nelle feci (melena), emorragie, macchie di sangue sotto la pelle, occhi rossi e iniettati di sangue e altro; infine la patologia può evolvere in infiammazione cerebrale, insufficienza multiorgano, convulsioni e shock, che porta al coma e alla morte del paziente.

Non è noto dove il manager kenyota abbia contratto il virus; l'unica certezza è che sia riuscito ad attraversare più Paesi e controlli aeroportuali fino a due giorni prima di morire, facendo emergere domande sulla gestione della sicurezza pubblica in un contesto di epidemia così grave. Si ritiene che le ispezioni basate sulla febbre siano risultate negative a causa dei farmaci antipiretici assunti dall'uomo per tenerla a bada.

“Vi prego, se iniziate ad avere sintomi riconducibili all'Ebola, se siete stati in contatto con casi confermati di Ebola, segnalatelo alle autorità sanitarie dei vostri Paesi”, ha esortato il dottor Mankoula durante il suo intervento. “Se iniziate ad avere la febbre, per favore non cercate di assumere farmaci per mascherare i sintomi e poter così attraversare i confini. Segnalare la presenza di sintomi o segni riconducibili all'Ebola non solo previene un'ulteriore diffusione in altri Paesi, ma protegge innanzitutto se stessi. Rivolgersi tempestivamente a un medico migliora l'esito della malattia. Al contrario, ritardare la richiesta di assistenza medica porta a esiti peggiori”, ha chiosato il medico, sottolineando che l'Africa CDC “chiede vigilanza, non panico”.

Sono decine le persone con cui l'uomo è entrato in contatto a Nairobi, e moltissime altre durante i suoi precedenti spostamenti. Come spiegato dalla Mayo Clinic, l'Ebola non si trasmette per via aerea, ma attraverso il contatto con i fluidi corporei di una persona malata con sintomi, come saliva, lacrime e sudore, ma anche altre secrezioni corporee e il sangue. Si ritiene che molti operatori sanitari e persone con cui l'uomo ha viaggiato siano stati esposti al virus mortale.

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