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Topi resistenti al veleno in 7 casi su 10: i segnali dell’adattamento visti dagli scienziati Usa

Un team di scienziati americani ha osservato i segnali dell’adattamento dei roditori al veleno impiegato nelle disinfestazioni.
Gli scienziati americani hanno individuato nei roditori i segnali dell'adattamento ai veleni impiegati nelle disinfestazioni urbane.
Gli scienziati americani hanno individuato nei roditori i segnali dell'adattamento ai veleni impiegati nelle disinfestazioni urbane.

In 7 casi su 10, i topi mostrano resistenza al veleno usato nelle disinfestazioni. È quanto emerge da una nuova indagine condotta da un team di scienziati americani, che ha osservato i segnali dell’adattamento nei roditori esposti ai topicidi più comuni. “I professionisti delle disinfestazioni ci hanno segnalato che i roditori stanno diventando più difficili da controllare, nonostante l’impego di prodotti efficaci” ha spiegato Jin-Jia Yu, ricercatore post-dottorato del Dipartimento di Entomologia della Rutgers University e responsabile della ricerca. “Abbiamo voluto scoprire perché si verificasse questo fenomeno e quanto fosse diffuso il problema”.

Yu lavora nel laboratorio del professor Changlu Wang, uno dei massimi esperti statunitensi nella gestione dei parassiti urbani, compresi i roditori. Per arrivare a una spiegazione del fenomeno, i ricercatori hanno esaminato 290 topi domestici (Mus musculus domesticus) e ratti grigi (Rattus norvegicus) di diverse aree urbane degli Stati di New York, New Jersey e Pennsylvania e di Washington DC. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Pest Management Science.

I segnali dell’adattamento al veleno trovati nei roditori

Nell’analisi, gli scienziati americani hanno valutato la presenza di mutazioni genetiche legate allo sviluppo di resistenza nei confronti dei rodenticidi anticoagulanti, tra i veleni per roditori più utilizzati nelle disinfestazioni. Queste sostanze agiscono inibendo l’enzima Vkorc essenziale per il ciclo della vitamina K, provocando emorragie interne.

Tra i topi domestici esaminati, l’84% presentava almeno una mutazione nel gene VKORC1, che codifica per la subunità catalitica dell’enzima. In quasi 7 topi su 10, erano presenti mutazioni già note per favorire la sopravvivenza dei topi ai rodenticidi anticoagulanti. Anche il 35% dei ratti grigi presentava mutazioni nello stesso gene.

Questi segnali indicano come i ratti e, in misura maggiore i topi, si stiamo adattando a decenni di utilizzo di questo tipo di veleno. “Abbiamo inoltre identificato diverse varianti genetiche mai segnalate” ha precisato il team di scienziati. “Non sappiamo ancora se queste mutazioni appena scoperte contribuiscano alla resistenza”.

Gli animali portatori di queste mutazioni hanno maggiore probabilità di sopravvivere all’esposizione a queste sostanze chimiche e di riprodursi. “I roditori sono più di un semplice fastidio” ha aggiunto il professor Wang. “Con l'aumento della resistenza ai trattamenti, diventa ancora più importante adottare strategie di gestione basate su evidenze scientifiche che tutelino sia la salute pubblica che l’ambiente”.

Secondo il team, combinare diverse strategie di controllo, come la sigillatura dei punti di ingresso, il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, la modifica dell'habitat e l'utilizzo di trappole quando necessarie, alternando diversi tipi di rodenticidi, può aiutare il controllo dei roditori. “Studi come questo ci aiutano a capire come stanno cambiando le popolazioni di roditori e come le nostre strategie di gestione devono evolversi di conseguenza” ha concluso Wang.

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