video suggerito
video suggerito

Spugne piene di batteri, studio indica quando sostituirle o gettarle subito: “Odore non correlato a carica batterica”

Un nuovo studio tedesco mostra che le spugne da cucina possono essere piene di batteri anche quando sembrano integre, pulite e non emettono cattivi odori. I consigli dei ricercatori su quando sostituirle, come trattarle e quando vanno gettate via immediatamente.
Spugna da cucina. Credit: iStock
Spugna da cucina. Credit: iStock

Come dimostrato da diversi studi, le spugne per lavare piatti, pentole e posate sono un vero e proprio ricettacolo di batteri. In genere, infatti, sono gli oggetti più contaminati – ovvero con la carica batterica più elevata – dell'intera cucina, superando agevolmente lavelli, taglieri e altre superfici. Il fatto che vengono usate proprio per pulire stoviglie e posate usate per mangiare, suggerisce che le spugne espongono a un concreto rischio di infezione, soprattutto soggetti fragili – come bambini, anziani e malati – con un sistema immunitario debilitato.

Non a caso l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) sottolinea che le spugne da cucina vanno pulite dopo ogni utilizzo, ma non basta il risciacquo sotto l'acqua corrente come fanno in tanti: vanno infatti “disinfettate o lasciate in acqua bollente per cinque minuti almeno una volta a settimana e cambiate una volta al mese, per abbassare il più possibile la carica batterica”. Spesso si decide di cambiarle quando appaiono sporche, unte, rovinate ed emanano un cattivo odore, tuttavia un nuovo studio tedesco ha dimostrato che nessun cambiamento sensoriale è correlato alla carica batterica. In sostanza, una spugna che appare come nuova e pulita dopo poco utilizzo, potrebbe contenere un'altissima concentrazione di germi. Non a caso, gli autori del nuovo studio consigliano di gettarle dopo un singolo utilizzo se vengono usate per pulire un tagliere dove è stata preparata carne cruda, che può esporre a patogeni pericolosi.

A determinare che l'aspetto di una spugna non è correlato alla carica batterica è stato un team di ricerca dell'Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) di Berlino, un ente scientifico legato al Ministero federale tedesco dell'agricoltura, dell'alimentazione e dell'identità regionale (BMLEH) che si occupa di prevenzione in tema di salute pubblica e veterinaria. I ricercatori, coordinati dai dottori Szilvia Neuhaus e Ralf Dieckmann sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto esperimenti con alcuni modelli di spugne da cucina che si trovano normalmente in commercio. Dopo averle colonizzate con microrganismi che si trovano comunemente in casa, ovvero batteri dei generi Acinetobacter, Pseudomonas, Chryseobacterium e altri, hanno inoculato al loro interno anche batteri patogeni come Escherichia coli, Staphylococcus aureus e Salmonella sp., per verificare la loro capacità di resistenza e moltiplicazione. Le spugne, del resto, sono considerate un luogo ideale per la crescita batterica grazie alla porosità e all'umidità; i frammenti di cibo che restano incastrati al loro interno, inoltre, rappresentano il nutrimento ideale per far esplodere una colonia di batteri.

Anche se sembrano nuove, pulite e non emettono cattivi odori, le spugne possono essere piene di batteri. Credit: iStock
Anche se sembrano nuove, pulite e non emettono cattivi odori, le spugne possono essere piene di batteri. Credit: iStock

La dottoressa Neuhaus e colleghi hanno osservato che tutti e tre i patogeni riescono a stabilirsi e a prosperare nelle spugne anche quando vengono inoculati a livelli molto bassi (~2,5 log CFU). Conte microbiologiche (CFU), metagenomica, microscopia confocale e altre analisi di laboratorio mostrano che i batteri riescono a persistere tranquillamente almeno per 14 giorni dentro le spugne (durata dell'esperimento), anche dopo la disidratazione, ovvero quando si asciugano completamente. E. coli e Salmonella raggiungono popolazioni significative (9 log CFU) in sezioni di spugna in tempi rapidissimi, mentre lo stafilococco aureo cresce un po' meno. Le popolazioni restano stabili anche per 3 giorni consecutivi senza esposizione all'umidità. I ricercatori hanno anche dimostrato che con una pressione leggera di appena 5 secondi la spugna è in grado di diffondere sulle superfici “fino a 5 log CFU” di carica batterica. Immaginate cosa accade su un piatto o una posata che poi verrà utilizzata per mangiare, senza essere nuovamente lavata.

L'aspetto più rilevante di questo esperimento risiede nel fatto che, pur ospitando simili popolazioni batteriche, le spugne possono non presentare alcuna alterazione dal punto di vista del colore, dell'odore e della consistenza. Possono apparire nuove, ma potrebbero essere molto contaminate. Al loro interno, infatti, i batteri prosperano in microhabitat umidi dove possono generare agevolmente una grande quantità di biofilm. Per questo motivo gli autori dello studio sottolineano che il semplice risciacquo non basta, ma è necessario sostituire spesso le spugne e sottoporle a trattamenti di almeno due minuti con acqua molto calda (a temperature superiori a 70 °C) dopo ogni utilizzo. Dopo averle usate per pulire un tagliere su cui si è preparata della carne cruda andrebbero gettate immediatamente. Le spugne sono infatti serbatoi a lungo termine e la carne può trasferire batteri potenzialmente pericolosi per la salute.

Gli autori dello studio consigliano di preferire alle spugne spazzole e panni in microfibra, che non solo si asciugano più rapidamente limitando i rischi, ma possono anche essere lavati in lavatrice. “Per ridurre efficacemente la carica batterica, i programmi di lavaggio in lavastoviglie e in lavatrice dovrebbero essere impostati ad una temperatura di almeno 60 °C”, spiegano gli scienziati tedeschi in un comunicato stampa. I dettagli della ricerca “Kitchen Sponges as Reservoirs of Foodborne Pathogens: Microbial Growth Dynamics, Surface Cross-Contamination, and Hygiene Implications” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Food Protection.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views