Sonnambula scatta 77 foto mentre dorme, ma alcune sembrano tutt’altro che casuali

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È il caso di una donna di 50 anni che, durante gli episodi di sonnambulismo, aveva un comportamento piuttosto insolito: prendeva il suo smartphone e scattava fotografie spesso legate a ciò che stava sognando.

Quando i medici le hanno chiesto cosa ricordasse dei suoi episodi di sonnambulismo, nessuno si aspettava di sentire parlare di fotografie. Eppure, durante uno dei colloqui clinici, è emerso un aspetto particolarmente insolito del suo comportamento. “La paziente ha riferito di scattare abitualmente foto con il suo smartphone durante gli episodi” spiegano i neurologi Jiri Nepozitek e Karel Sonka della Charles University e del General University Hospital di Praga. “Non aveva alcun interesse per la fotografia né a livello professionale né a livello amatoriale ma, alla richiesta di documentazione, ci ha fornito un totale di 77 fotografie scattate tra agosto 2018 e febbraio 2026”. Alcune, hanno osservato i due specialisti, sembravano tutt’altro che casuali.

È il caso di una donna di 50 anni che si è rivolta al Centro per i Disturbi del Sonno e della Veglia di Praga per ricorrenti episodi di sonnambulismo. Le prime manifestazioni si erano presentate durante l’infanzia, ma il disturbo si era aggravato all’età di 29 anni, dopo che aveva iniziato a lavorare con turni a rotazione in un periodo di forte stress lavorativo. Da allora, gli episodi hanno cominciato a verificarsi con una frequenza che variava da circa due volte a settimana a quasi quotidianamente.

Durante questi episodi, la donna parlava nel sonno, camminava per l’appartamento e provava a interagire con le altre persone che dormivano in casa. Le era capitato anche di uscire dall’appartamento, ma aveva ripreso conoscenza in ascensore. A volte ricordava parte dei sogni che accompagnavano gli episodi, come situazioni lavorative confuse, preoccupazioni per la sicurezza dei familiari, timori che il soffitto potesse crollare o che qualcosa di pericoloso potesse filtrare attraverso di esso. Abitualmente non assumeva alcun farmaco, il che ha portato i medici ad escludere che il suo sonnambulismo fosse dovuto a qualche effetto collaterale.

Le 77 fotografie scattate durante il sonnambulismo

Alcune delle foto mostrate dalla donna ai medici, a prima vista, sembravano difficili da interpretare. Erano immagini scure, mentre altre contenevano una serie di elementi identificabili. “Per la maggior parte degli scatti, la paziente è stata in grado di ricordare parte delle immagini oniriche associate” hanno precisato i due neurologi, descrivendo le più significative in un case report pubblicato su Nature and Science of Sleep.

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Alcune delle fotografie scattate durante la parasomnia: <strong>A</strong>, interruttore illuminato; <strong>B</strong>, luce dell’acquario; <strong>C</strong>, ombra di una pianta; <strong>D</strong>, modellini di auto; E, soffitto della stanza; <strong>F</strong>, coperta piegata a triangolo; <strong>G–H</strong>, la mano della paziente che indica. Le immagini mostrano gli stimoli visivi che potevano attirare la sua attenzione durante gli episodi, alcuni dei quali sembravano collegati ai sogni ricordati. Credit: <em>Nat Sci Sleep</em> 2026.

Le fotografie con contenuti riconoscibili mostravano spesso fonti di luce, transizioni tra aree in ombra e illuminate, oggetti decorativi visivamente prominenti e parti del soffitto della stanza. Alcuni scatti riflettevano elementi presenti nei sogni della donna, come quella di una coperta piegata a triangolo, che ricordava di aver fotografato durante un episodio di sonnambulismo in cui controllava che la stanza fosse in ordine. Altre foto mostravano la mano della donna che indicava punti specifici, suggerendo che, durante l’episodio, la sua attenzione fosse diretta verso determinati oggetti.

Le informazioni digitali delle foto indicavano che la maggior parte era scattata tra le 2:00 e le 3:30 di notte, ovvero in una fascia oraria che i neurologi hanno definito “coerente” con la tempistica tipica degli episodi, poiché la paziente aveva riferito di andare solitamente a letto intorno a mezzanotte.

Scattare foto come “nuovo comportamento” associato al sonnambulismo

Scattare una foto con uno smartphone è un comportamento complesso, perché richiede di prendere il telefono in mano, sbloccarlo, aprire l’app della fotocamera, inquadrare e premere il pulsante di scatto. Secondo i neurologi che hanno descritto il caso della donna, per molte persone questi passaggi potrebbero essere diventati automatici con l’uso quotidiano dei dispositivi, tanto da poter emergere come un nuovo comportamento associato ad episodi di sonnambulismo.

Questi episodi, osservano gli autori del case report, sono sempre più riconosciuti come disturbi capaci di produrre non solo una semplice deambulazione, ma anche comportamenti articolati e talvolta elaborati che possono apparire finalizzati. “Le revisioni del sonnambulismo hanno descritto l’interazione con l'ambiente, l’uscita di casa e altri automatismi sofisticati, sottolineando che la complessità comportamentale dopo un risveglio incompleto dal sonno a onde lente può essere maggiore di quanto tradizionalmente si supponga”.

Per quanto riguarda invece la donna, inizialmente i medici hanno prescritto un trattamento con benzodiazepine, che tuttavia ha ridotto solo in parte la frequenza degli episodi, lasciandola però fastidiosamente sedata al mattino. Un successivo trattamento con trazodone, un antidepressivo della classe dei SARI, ha prodotto un miglioramento parziale.

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