Si rafforzano le prove di sacrifici umani nell’Antico Egitto: decine di teschi con segni di morte violenta

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Il cranio di una mummia
Analizzando decine di teschi provenienti da un’area funeraria dell’Antico Egitto, una scienziata ha determinato che molti di essi presentano segni e lesioni legati a una morte violenta. Si rafforzano le prove di sacrifici umani di servitori e funzionari dei faraoni della I Dinastia.

Grazie alle moderne indagini di medicina forense, una ricercatrice ha determinato che decine di teschi provenienti dall'area funeraria di Abydos, risalente ai tempi dei faraoni della I Dinastia dell'Antico Egitto (3078 – 2900 avanti Cristo), presentano evidenti segni e lesioni di una morte violenta. Questa scoperta rafforza l'ipotesi formulata sin dagli anni '20 del secolo scorso da parte dell'egittologo britannico Flinders Petrie, secondo cui, alla morte del faraone, seguiva quella di funzionari e altri membri della corte, con lo scopo di accompagnarlo nell'aldilà e continuare a servirlo. In sostanza, numerose persone sarebbero state uccise subito dopo la morte del regnante, nel contesto di sacrifici umani i cui contorni restano ancora oscuri.

Ciò che è certo è che attorno alle tombe dei faraoni dell'epoca si trovano altre sepolture coeve e più umili, realizzate in fretta e in numero significativo. Si tratta di centinaia di persone, tra medici, artigiani, ispettori e soprattutto funzionari e servitori di corte, sia uomini che donne. Petrie non aveva la tecnologia moderna per determinare se queste persone fossero state effettivamente uccise, tuttavia già cento anni fa notò la presenza di lesioni potenzialmente mortali in diversi crani, molti dei quali furono trasferiti a Cambridge, in Inghilterra.

A confermare la presenza di segni compatibili con una morte violenta sui crani recuperati dall'area funeraria di Abydos è stata la professoressa Roselyn A. Campbell, docente presso il Dipartimento di Antropologia della prestigiosa Università Purdue di West Lafayette (Stati Uniti). La ricercatrice ha sottoposto a moderne tecniche di indagine forense e bioarcheologica i 46 crani trasferiti dal dottor Petrie nel Regno Unito, tutti recuperati nelle tombe adiacenti a quelle dei faraoni della I Dinastia. Dalle analisi è emerso che 18 di essi, pari al 39 percento, mostra traumi cranici perimortali, ovvero verificatisi in prossimità della morte. Petrie non aveva la tecnologia per determinare la natura delle lesioni, che avrebbero potuto formarsi anche dopo la morte per schiacciamento, degrado o danni da spostamento, ma la professoressa Campbell ha dimostrato che esse erano strettamente associate agli ultimi istanti di vita di quelle persone.

Fra le lesioni più comuni sono state osservate fratture lineari della volta cranica, ma sono presenti anche ferite provocate da armi taglienti, come punteruoli o spade. In un caso una lesione penetrante è stata osservata all'altezza dell'orecchio, in un altro il colpo è stato inferto all'orbita oculare. In entrambi le circostanze le tremende lesioni hanno provocato emorragie intracraniche letali. Non tutti gli individui mostrano questi segni, ma la maggior parte degli scheletri è andata persa e non sappiamo se fossero presenti lesioni in altre parti del corpo. I dati indicano che molte di queste persone appartenenti alla corte – come riportato nelle iscrizioni – sono morte nel medesimo periodo del faraone, sono state sepolte in fretta vicino al suo sepolcro e presentano segni di morte violenta. Ciò suggerisce che siano state uccise nel contesto di un retainer sacrifice, ovvero il sacrificio dei servitori.

“Il sacrificio dei fedeli è un tipo di sacrificio umano in cui le persone vicine a un sovrano vengono uccise alla sua morte", ha affermato la dottoressa Campbell in un comunicato stampa. “In molte culture, il sacrificio dei fedeli viene praticato per la credenza che gli individui sacrificati continueranno a servire il sovrano in una sorta di aldilà, ma può anche essere una dimostrazione viscerale del potere del sovrano. Alcuni fedeli potrebbero essersi offerti volontariamente di morire per ottenere la vita eterna o l'onore, altri potrebbero essere stati scelti o addirittura costretti”, ha aggiunto l'esperta. La scienziata ha affermato di essere attratta dalla storia di questi servitori perché, sebbene sepolti vicino alla famiglia reale, “sono per lo più relegati a note a piè di pagina nella narrazione più ampia.”

Nelle loro sepolture sono stati trovati pochi oggetti funerari, tra vasi di ceramica, utensili di rame e statuette d'avorio. Gli Antichi Egitti avrebbero abbandonato la pratica dei sacrifici piuttosto rapidamente, sostituendo le vittime sacrificali con statuette atte a simboleggiare il ruolo ricoperto dai servitori. I dettagli della ricerca “New data from old bones: using bioarchaeology and forensics to reassess legacy data from ancient Abydos, Egypt” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Frontiers in Environmental Archaeology.

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