Fossa comune con 77 scheletri decapitati trovata in Slovacchia: la macabra e misteriosa sepoltura ha 7.000 anni

In un sito archeologico della Slovacchia è stata fatta una macabra e misteriosa scoperta: una fossa comune contenente almeno 77 scheletri decapitati. I primi resti umani all'interno della sepoltura erano emersi nel 2022, ma solo adesso si inizia a far luce su ciò che potrebbe essere accaduto in questo luogo enigmatico 7.000 anni fa, grazie all'individuazione di molti più reperti e la conseguente pubblicazione di uno studio ad hoc. L'insediamento Veľké Lehemby nei pressi della città di Vráble, un piccolo comune di circa 10.000 anime nel distretto di Nitra (Slovacchia sud-occidentale), risale al Neolitico e ha una datazione compresa tra il 5250 e il 4950 avanti Cristo. Fa parte della parte finale della cosiddetta cultura LBK (Linearbandkeramik – della ceramica lineare), un periodo che secondo gli studiosi fu caratterizzato da crisi e conflitti. Ma sebbene una fossa comune con decine di corpi – apparentemente ammassati – e privi di testa possa far pensare a un evento orribile, come una mattanza rituale con corpi gettati alla rinfusa nella fossa dopo il sacrificio, in realtà le cose potrebbero essere andate molto diversamente.
A descrivere ciò che potrebbe essere accaduto nel cuore del sito archeologico slovacco di Vráble- Veľké Lehemby è stato un team di ricerca internazionale composto da scienziati dell'Istituto di Archeologia Preistorica e Protostorica dell'Università di Kiel (Germania) e dell'Istituto di Archeologia, Accademia delle Scienze Slovacca di Nitra (Slovacchia). I ricercatori, guidati dal professor Martin Furholt, docente di Archeologia Sociale presso l'ateneo tedesco, avevano iniziato i lavori sul sito nel 2012, che col tempo è si è rilevato essere uno dei più grandi e importanti del Neolitico europeo. Complessivamente Vráble-Veľké Lehemby comprende infatti i resti oltre 300 abitazioni suddivise in tre quartieri, che sono state abitate per generazioni nell'arco di diversi secoli, attorno al 5.000 avanti Cristo. Il quartiere sud-occidentale risulta peculiare poiché circondato da una doppia cinta di fossati lunga 1,3 chilometri: i ricercatori hanno contato almeno sei ingressi.

Ciò che ha colpito di più il professor Furholt e colleghi sono stati però i luoghi dove furono deposti i cadaveri. C'erano tombe normali con scheletri completi accompagnati da tipici corredi della cultura LBK, con vasi e lame; fosse poste vicino alle case con scheletri completi; fossati con ossa sparse; e soprattutto la grande fossa comune con gli scheletri decapitati. Col tempo il sito è diventato l’insediamento neolitico europeo con la più grande concentrazione di scheletri senza cranio. Come indicato, sono stati trovati i corpi di 77 persone adulte prive di testa, tutte rinvenute entro i primi 25 metri del fossato (del quale non è ancora stata determinata l'estensione esatta). Con esse c'era anche un bambino, che tuttavia fu sepolto con la testa. I ricercatori non conoscono le ragioni di questa differenza.
Sebbene una situazione del genere possa far immaginare decapitazioni violente con corpi gettati alla rinfusa, in realtà gli studiosi hanno scoperto che i crani furono rimossi con cura prima di adagiare i corpi nella fossa. “Le caratteristiche riscontrate mostrano chiaramente una manipolazione intenzionale dei corpi. Le prime analisi suggeriscono, soprattutto, che non si trattasse di violente ‘decapitazioni', bensì di abili rimozioni dei crani”, ha spiegato in un comunicato stampa la dottoressa Katharina Fuchs, antropologa biologica dell'ateneo di Kiel.
Gli scheletri decapitati erano posti sul fondo del fossato, in diverse posizioni e in molti casi anche sovrapposti, senza un orientamento regolare e “studiato” a tavolino, eppure non erano stati semplicemente lanciati nella fossa, ma adagiati e manipolati in modo intenzionale, con la testa rimossa prima e con cura. La deposizione dei corpi suggerisce che è stata probabilmente una sepoltura rituale, ma non si esclude che possa essere stata legata alla violenza. In altri siti neolitici dove è stata dimostrata la violenza, molto spesso i colpi venivano inflitti alla testa. Ma in questo caso le teste mancano e non si sa dove siano state portate dopo la rimozione e soprattutto perché. Questa scoperta ha implicazioni profonde per la comprensione della fine della cultura della ceramica lineare, offrendo nuovi spunti su riti, organizzazione sociale e altri elementi. Nel frattempo gli studiosi stanno conducendo varie analisi su DNA, isotopi e altri elementi al fine di chiarire parentela, origini e dieta delle persone coinvolte in questo macabro ritrovamento.

“La deposizione di corpi e parti di corpi potrebbe essere stata parte di pratiche più complesse, significative e ricorrenti. La fine di tali pratiche potrebbe indicare cambiamenti di vasta portata”, ha afferma il coautore dello studio Nils-Müller-Scheeßel. “Dobbiamo presumere che queste pratiche fossero inserite in contesti di significato completamente diversi da quelli delle società moderne. È questo che rende la loro interpretazione così complessa”, gli ha fatto eco il professor Furholt. I dettagli della ricerca “Neolithic Bodies in Vráble – 7000 year-old Headless Human Skeletons in an Enclosed LBK Settlement in South–West Slovakia” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Proceedings of the Prehistoric Society.