Resti di mammut macellato in Germania, in un luogo abbandonato dall’uomo per il troppo freddo: mistero dall’era glaciale

Tra 26.900 e 25.300 anni fa, in base alla datazione al radiocarbonio, un grande mammut – non ancora completamente maturo – fu divorato in quella che è l'attuale Baviera, in Germania. Sui resti del possente pachiderma sono stati trovati segni evidenti di macellazione, come tagli a V che indicano il certosino intervento umano. Nessun segno di predatore carnivoro è stato riscontrato sulle ossa. Potrebbe sembrare una classica scena del Paleolitico superiore dopo una sessione di caccia andata a buon fine, eppure siamo innanzi a quello che gli scienziati chiamano letteralmente “cold case”, un caso irrisolto. In quell'epoca, infatti, l'Europa centrale e occidentale erano praticamente senza esseri umani, che avevano abbandonato il territorio oggi occupato da Germania e Paesi limitrofi già 29.000 anni. Da quel periodo e per migliaia di anni, infatti, le testimonianze archeologiche delle popolazioni umane che avevano abitato quei luoghi scomparvero del tutto.
La ragione di questa sparizione fu squisitamente ambientale e climatica. Il periodo al quale risale la carcassa, chiamato Gravettiano, è infatti immediatamente precedente a quello che gli scienziati chiamano Ultimo Massimo Glaciale (LGM, acronimo di Last Glacial Maximum) che si è verificato tra circa 26.500 e 19.000 anni fa. È stato il periodo più freddo in assoluto dell'ultima era glaciale, durante il quale il ghiaccio era molto più diffuso. La piattaforma fennoscandiana arrivava a coprire tutta la Scandinavia, il Baltico, parte della Germania e della Polonia, mentre la calotta sull'America copriva il Canada e parte degli Stati Uniti. In Italia i ghiacciai alpini si estendevano sin sulla Pianura Padana. Le temperature medie globali erano fino a 10 °C inferiori rispetto a quelle attuali, mentre in Europa centrale e occidentale, in inverno, si arrivava a medie anche di 25 °C inferiori a quelle attuali. Il Vecchio Continente all'epoca era un territorio aspro, selvaggio, in cui sopravvivere era quasi impossibile per gli esseri umani. Per questo intere popolazioni scomparvero e chi riuscì si spostò più a sud (in Italia e nella Penisola Iberica) e verso est. Il crollo delle popolazioni fu tale che l'essere umano rischiò letteralmente l'estinzione in Europa (si stimano un migliaio di persone per tutta l'Europa occidentale e centrale, come indicato dagli autori dello studio).

È in questo difficilissimo contesto che trovare la carcassa lavorata di un mammut, nel cuore della Germania disabitata, rappresenta un vero e proprio enigma. A descrivere questo affascinante caso irrisolto è stato un team di ricerca tedesco guidato da scienziati dell'Istituto di Archeologia Pre e Protostorica dell'Università Friedrich-Alexander, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di vari istituti. Fra quelli coinvolti il Dipartimento di Scienze della Terra e dell'Ambiente, Paleontologia e Geobiologia della Ludwig-Maximilians-Universität München, l'Ufficio statale bavarese per la tutela dei monumenti, l'Istituto di archeologia preistorica dell'Università di Colonia, l'Istituto di Geografia dell'Università di Augusta e altri. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Kerstin Pasda, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato nel dettaglio i resti dello sfortunato mammut lanoso subadulto, trovati presso il villaggio Taimering vicino a Ratisbona (Baviera) nel 2020, durante alcuni lavori edilizi. I resti sono stati trovati in sedimenti appartenenti a un antico canale fluviale del Pleistocene superiore. In tutto sono una settantina di ossa più una zanna di quasi 2,5 metri.
La datazione al radiocarbonio su più ossa del mammut, in particolar modo delle costole, indica che l'animale morì tra 26.900 e 25.300 anni fa. Non è noto se sia stato cacciato o se sia morto per altre cause: l'unica certezza è che le ossa mostrano evidenti segni di macellazione. Tra i segni figurano incisioni a V, tagli paralleli non allineati e altri dettagli che indicano chiaramente una lavorazione precisa e deliberata, priva di segni di carnivori. Una delle costole, addirittura, presenta talmente tanti piccoli tagli che i ricercatori ritengono venisse usata come tagliere. Chi li ha fatti se queste terre erano completamente disabitate? Del resto, nell'area non sono stati trovati segni di accampamenti, strumenti litici o qualsivoglia reperto umano. In generale, le testimonianze umane di quel periodo per la Baviera sono scarsissime. I ricercatori ritengono pertanto che il mammut sia stato macellato da un qualche gruppo di passaggio, probabilmente proveniente da est dove popolazioni erano ancora presenti. Si sarebbe trattato delle ultime persone del periodo gravettiano ad aver affrontato il rigidissimo clima della Germania, subito prima dell'Ultimo Massimo Glaciale.
"I resti scheletrici di mammut sono estremamente rari alle nostre latitudini. Siamo abituati a ritrovamenti provenienti principalmente da regioni dell'Eurasia più a est", ha affermato in un comunicato stampa la coautrice dello studio Gertrud Rößner. "D'altra parte, non ci sono praticamente prove di attività umana in questa regione risalenti al periodo di massima espansione dell'era glaciale. A causa dei cambiamenti climatici, le comunità di cacciatori-raccoglitori in Europa si sono ritirate verso sud e verso est", le hanno fatto eco Andreas Maier e Thorsten Uthmeier.
“Questo ritrovamento rappresenta la prova più recente di un'occupazione tardo-gravettiana di carattere orientale in Baviera prima della scomparsa degli insediamenti durante l'Ultimo Massimo Glaciale”, hanno scritto la professoressa Pasda e colleghi nell'abstract dello studio. I dettagli della ricerca “A cold case from the last Glacial Maximum: A partial mammoth skeleton from southern Germany (Danube Valley, Germany) – Part 1: Traces of human activity and archaeological context” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Archaeological Science: Reports.