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Perché la scienza ha chiesto il cervello di OJ Simpson per studiarlo (ma la famiglia lo ha negato)

Diversi centri medici specializzati hanno chiesto alla famiglia di OJ Simpson di poter studiare il suo cervello, ma i parenti hanno risposto con un “duro no” e hanno deciso di cremare integralmente il corpo dell’ex campione di football americano e attore. Ecco la ragione di questa richiesta.
A cura di Andrea Centini
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OJ Simpson
OJ Simpson

Gli scienziati hanno chiesto di poter analizzare il cervello di OJ Simpson, ex campione della NFL e attore spentosi il 10 aprile 2024 a 76 anni dopo una battaglia contro un cancro alla prostata, ma la famiglia ha detto no. Il corpo dell'uomo, noto in tutto il mondo per l'accusa di omicidio dell'ex moglie Nicole Brown e dell'amico Ronald Goldman (dalla quale fu assolto al processo ma giudicato colpevole in una successiva causa civile), sarà infatti cremato integralmente martedì 16 aprile a Las Vegas, come affermato dal suo storico avvocato Malcolm LaVergne al New York Post.

Ma perché i ricercatori avrebbero voluto studiare il cervello dell'ex stella di football americano? La ragione non ha nulla a che vedere con le vicende giudiziarie che l'hanno coinvolto, bensì con la sua folgorante carriera di running back ai Buffalo Bills (chiusa con i San Francisco 49ers della sua città natale). Si sospetta infatti che OJ Simpson, nome completo Orenthal James Simpson, soffrisse di Encefalopatia traumatica cronica o CTE, “una degenerazione progressiva delle cellule cerebrali a causa di vari traumi cranici, tipicamente osservata in atleti, ma anche soldati esposti a un’esplosione”, spiegano gli autorevoli Manuali MSD per operatori sanitari.

In passato conosciuta come “demenza pugilistica”, poiché colpiva diversi pugili dopo aver appeso i guantoni al chiodo, la malattia è stata successivamente associata soprattutto al football americano, sport di contatto nel quale molto spesso gli atleti subiscono concussioni alla testa – legate alla temporanea alterazione delle funzioni cerebrali – e altre tipologie di traumi cranici. Non è chiaro perché alcuni sportivi esposti a questi eventi sviluppino la CTE e altri no (capita al 3 percento di quelli che hanno subito incidenti concussivi), dunque è anche per questo che studiare il cervello di chi ne è affetto – o potenzialmente affetto – è molto importante per la ricerca scientifica.

Come affermato al New York Post dall'ex guardia carceraria Jeffrey Felix che lavorò presso la Lovelock Correctional Facility, un carcere in Nevada dove OJ Simpson fu imprigionato per 9 anni a causa di una rapina a mano armata, l'ex campione soffriva di significative amnesie. “Si svegliava la mattina chiedendosi quale fosse il [suo] tee time per il golf, e lui era in una prigione”, ha affermato al Post il signor Felix. Secondo l'uomo OJ Simpson era “molto smemorato” e aveva spesso mal di testa, tutti possibili segni di encefalopatia traumatica cronica. “Penso che avesse quella cosa, CTE, dovuta… a contrasti e collisioni con il casco”, ha affermato il signor Felix. Lo stesso OJ Simpson in un'intervista al The Buffalo News aveva detto che in certi giorni non riusciva “a trovare le parole”, di essere preoccupato e di temere di aver sviluppato la CTE, facendo anche l'esempio di un paio di commozioni cerebrali subite durante la carriera.

Come evidenziato dalla Mayo Clinic, l'encefalopatia traumatica cronica “è un disturbo cerebrale probabilmente causato da ripetute lesioni alla testa” che “provoca la morte delle cellule nervose nel cervello, fenomeno noto come degenerazione”. La condizione “peggiora nel tempo” è “l'unico modo per diagnosticare definitivamente la CTE è dopo la morte, durante un'autopsia del cervello”. La possibilità che OJ Simpson soffrisse di CTE ha chiaramente sollevato l'interesse di molti ricercatori, così, dopo la sua morte, diversi centri specializzati nello studio della condizione hanno contattato la famiglia per chiedere di poter studiare il suo cervello. Alla richiesta i parenti stretti hanno risposto con un “duro no”, come sottolineato dall'avvocato Malcolm LaVergne.

Ricordiamo che tra i sintomi della CTE segnalati dalla Mayo Clinic vi sono quelli relativi al declino cognitivo (perdita di memoria, problemi organizzativi, difficoltà a pensare); cambiamenti comportamentali come aggressività e comportamento impulsivo; depressione; pensieri suicidati; abuso di sostanze; problemi di equilibrio e deambulazione; tremori; e difficoltà a parlare. Secondo un recente studio condotto da scienziati del Boston University’s Chronic Traumatic Encephalopathy (CTE) Center, ben il 92 percento dei circa 500 cervelli di ex giocatori di football americano donati alla scienza presentava segni della CTE.

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