Perché il 25% dei soldati USA rischia di fallire il test del testosterone voluto da Pete Hegseth
La svolta machista del Pentagono, che punta a liberare l'esercito degli Stati Uniti da tutte le figure che non corrispondono al profilo di guerriero “duro e puro”, rischia di trasformarsi in un boomerang non indifferente. Un recente studio condotto su militari statunitensi ha infatti dimostrato che circa il 25 percento di quelli testati mostra livelli di testosterone inferiori alle soglie considerate basse dal punto di vista clinico. Poiché nel programma di rinnovamento voluto dal Segretario alla Guerra Pete Hegseth si punta a introdurre il test del testosterone su tutti i soldati maschi di età superiore ai 30 anni, c'è il rischio che 100.000 di essi possano “fallire” lo screening.
A quel punto sarebbe interessante sapere cosa intendono fare i vertici del Pentagono, apparentemente ossessionati dal profilo da maschio alpha imbottito di testosterone. Se optassero per il licenziamento in tronco per coloro che non rispettano i limiti, le forze armate statunitensi si ritroverebbero praticamente bloccate, a causa di una perdita eccessiva di uomini in molteplici settori strategici. L'altra opzione, l'obbligo di assumere integratori di testosterone per riequilibrare i valori, spalancherebbe le porte a una pletora di cause, considerando l'associazione con il cancro alla prostata, l'embolia polmonare e altre condizioni di salute.
Al momento, però, non è stata indicata alcuna soglia minima di testosterone da parte del Pentagono, quindi il livello scelto potrebbe essere più conservativo delle soglie clinicamente rilevanti. Ci ne sono due, al di sotto delle quali il testosterone è considerato basso: 300 nanogrammi per decilitro (ng/dL) e 264 ng/dL. In un nuovo studio condotto da scienziati statunitensi del Pennington Biomedical Research Center di Baton Rouge (Louisiana) e dell'Istituto di ricerca di medicina ambientale dell'esercito statunitense di Natick (Massachusetts) sono stati analizzati i livelli di testosterone di circa 500 soldati coinvolti nel Military Health and Nutrition Examination Study, un'indagine condotta tra il 2024 e il 2026 per valutare lo stato di salute dei militari. Applicando i risultati all'intero personale maschile in servizio nelle forze armate statunitensi, i ricercatori coordinati dal professor Stephen R. Hennigar hanno determinato il 25,7 percento presenterebbe livelli più bassi rispetto alla soglia clinica di 300 ng/dL, ciò significa circa 100.000 miliari. Con la soglia di 264 ng/dL la percentuale del personale coinvolto sarebbe del 14,7 percento, pari a circa 57.788 uomini.
Se il Segretario alla Guerra decidesse di usare queste soglie per stabilire chi può o non può servire una forza armata, gli USA perdere di colpo un numero talmente rilevante di uomini da poter paralizzare il più potente esercito del mondo. È chiaro che in un contesto geopolitico esplosivo come quello attuale nessun politico farebbe fuori un quarto del proprio esercito senza colpo ferire, ma la narrazione machista volta a “smascherare” presunti soldati non degni di indossare la divisa a causa di livelli di testosterone considerati inadeguati rischia di ritorcersi contro chi la promuove.
Va tenuto presente che i livelli di testosterone possono variare per molteplici fattori, dall'età, all'indice di massa corporea (BMI), passando per lo stress e persino l'ora della giornata. Pertanto un livello basso rilevato da uno screening non significa necessariamente che l'uomo soffra di ipogonadismo. Inoltre, non c'è nessuna ricerca scientifica che mostra che un uomo con livelli di testosterone inferiori a una determinata soglia sia meno pronto al combattimento o a prendere decisioni difficili su un eventuale campo di battaglia. Tutto questo accade in un momento storico in cui i livelli di testosterone risultano molto più bassi rispetto al passato nella popolazione generale.
Un recente studio presentato all'ultimo congresso dell'European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE), ad esempio, ha dimostrato che i livelli di testosterone negli uomini si sono ridotti del 54 percento nell'ultimo mezzo secolo, ma con una vera e propria accelerazione a partire dal 2000. “Ciò riflette un calo di oltre l’1% ogni anno, quindi non si tratta di una coincidenza, né di un errore statistico. È una tendenza molto marcata”, ha affermato al Guardian l'autore principale dello studio Hagai Levine. Un altro studio ha invece rilevato che livelli di testosterone inferiori a 8,6 nmol/L sono associati a un maggior rischio di cancro. I dettagli della nuova ricerca “Testosterone Screening Thresholds in Active-Duty US Male Service Members” sono stati pubblicati su JAMA.