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9 Novembre 2022
15:23

Netta riduzione del ghiaccio marino davanti alla base italiana in Antartide: cosa sta succedendo

L’Italia ha avviato una nuova spedizione in Antartide, ma la forte riduzione del ghiaccio marino davanti alla base “Mario Zucchelli” sta creando problemi.
A cura di Andrea Centini
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La Stazione Mario Zucchelli. Credit: wikipedia
La Stazione Mario Zucchelli. Credit: wikipedia

Nel Mare di Ross, innanzi alla base italiana in AntartideMario Zucchelli”, si è verificato un fenomeno senza precedenti, una sostanziale riduzione del ghiaccio marino, il cui spessore – per la prima volta – risulta essere di circa 120 centimetri, contro i 200 che normalmente si registravano in questo periodo negli anni passati. L'imprevisto assottigliamento sta provocando significativi problemi logistici alla nuova missione scientifica dei nostri ricercatori, la 38esima Spedizione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) avviata alcuni giorni addietro. L'evento ha coinvolto anche il tratto di ghiaccio in cui normalmente viene creata la pista d'atterraggio, pertanto parte del personale, dei mezzi e delle attrezzature è stata deviata verso la base americana McMurdo, sita a centinaia di chilometri dalla Base Italiana Mario Zucchelli. La speranza è che questi cambi di piano non abbiano alcun impatto sulla preziosa programmazione scientifica prevista.

L'anomala riduzione dello spessore del ghiaccio marino nel caso specifico non è stata provocata dai cambiamenti climatici, bensì dall'imperversare di raffiche di vento forte frequenti e durature. “Tra gennaio e settembre la Stazione meteorologica Eneide, installata nei pressi della base Mario Zucchelli, ha registrato diversi e prolungati episodi di vento forte attorno ai 40 nodi (circa 75 km/h) con numerosi picchi oltre i 100 nodi (circa 185 km/h)”, ha spiegato in un comunicato stampa dell'ENEA il professor Paolo Grigioni, Responsabile dell’Osservatorio meteorologico del PNRA. “Sin da fine aprile, il pack nell’area del Gerlache Inlet si è ripetutamente fratturato ed è stato trasportato via dal vento creando una zona di mare aperto. Nel mese di luglio un secondo lungo periodo di vento forte, che ha superato anche i 100 nodi, ha portato nuovamente via il ghiaccio liberando l’area antistante la base italiana fino a circa la metà del mese di agosto, non lasciando al ghiaccio il tempo di consolidarsi nuovamente in uno spessore più elevato. Questo perché la crescita del ghiaccio marino, che inizia di norma durante l’autunno polare (fine febbraio/marzo) quando l'energia solare in entrata diminuisce e la temperatura dell'aria scende al di sotto del punto di congelamento dell’acqua salata pari a -1.8 °C, richiede un processo di formazione prolungato che dura diversi mesi”, ha concluso Grigioni.

Sebbene il fenomeno specifico sia ascrivibile alle raffiche di vento, l'Antartide e il Polo Nord (Artide o Artico) sono le aree della Terra più colpite dai cambiamenti climatici, dove gli effetti si manifestano con una velocità maggiore rispetto alle altre masse continentali. Basti sapere che a marzo di quest'anno al Polo Sud sono state registrate ondate di calore estreme con temperature dai 20 ai 30° C superiori rispetto alla media del periodo, catastrofiche per il ghiaccio. Nello stesso mese il bollettino della missione Copernicus co-gestita dalla Commissione Europea e dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha rilevato che a febbraio 2022 il ghiaccio marino copriva una superficie inferiore del 27 percento rispetto a quella della media storica, tra il 1991 e il 2020. Nel rapporto dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) presentato in occasione della COP27 è stato indicato che il 25 febbraio l'estensione del ghiaccio marino antartico era di 1,92 milioni di chilometri quadrati, il livello più basso in assoluto mai registrato, inferiore di circa 1 milione di chilometri quadrati rispetto alla media. L'evento è stato catalizzato dalle suddette ondate di calore, che hanno colpito soprattutto la porzione orientale del continente, ma non hanno risparmiato anche quella meridionale dove si trova la stazione di ricerca italiana.

“Il Mare di Ross è stato interessato, come quasi tutto il continente antartico, anche da anomale ondate di calore. Il 2022 sarà ricordato per l’eccezionale ondata che ha colpito l’Antartide a marzo, quando presso la stazione di ricerca italo-francese di Concordia, nel cuore del Polo Sud, la temperatura ha raggiunto livelli elevatissimi per il periodo, con temperature più alte di 40 °C rispetto alla media. Possiamo legare tutti questi eventi al cambiamento climatico? Forse sì, anche se è troppo presto per dirlo con certezza. Sappiamo comunque con ragionevole evidenza che il cambiamento climatico sta rendendo le ondate di calore polari più frequenti e gravi in termini di temperatura associata e che i poli si stanno riscaldando più velocemente rispetto a qualunque altro posto del nostro pianeta” ha affermato il dottor Gianmaria Sannino, climatologo dell’ENEA.

La speranza è che le condizioni anomale registrate nel Mar di Ross non condizionino la programmazione scientifica della spedizione appena iniziata. Come sottolineato dal dottor Gianluca Bianchi Fasani dell’ENEA, a capo della missione, sono stati presi accordi col Programma Antartico Americano che hanno permesso la deviazione di staff e materiale alla base McMurdo, a 350 km dalla base italiana. Gli scienziati e il personale tecnico sperano di poter sfruttare anche una pista di atterraggio su ghiaia, in corso di completamento nei pressi dell'avamposto antartico italiano.

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