Le foto della galassia di Andromeda scattate da un giardino dei Castelli Romani: come abbiamo fatto
Nella notte fra il sabato 5 e domenica 6 settembre 2026 abbiamo fotografato la spettacolare galassia di Andromeda (M31), uno degli oggetti del profondo cielo più belli e suggestivi. Si tratta innanzitutto dell'unica galassia visibile a occhio nudo nell'emisfero boreale – nell'australe lo sono le Nubi di Magellano – in cieli bui e stellati, dove appare come una debole macchiolina lattiginosa. Inoltre è l'oggetto più distante in assoluto che possiamo vedere con i nostri occhi, senza strumenti ottici, considerando che dista ben 2,5 milioni di anni luce dalla Terra, incastonata nella costellazione che porta lo stesso nome. Ciò che è certo è che la galassia di Andromeda, oltre a essere particolarmente interessante per gli studiosi, è anche bellissima: non a caso parliamo di uno dei bersagli più ambiti dagli astrofotografi, sia amatori che professionisti. Del resto, è solo attraverso l'astrofotografia che il disco di Andromeda emerge in tutto il suo splendore, in un tripudio di stelle e colori.
Quello che non tutti sanno è che le immagini più suggestive della galassia che circolano su internet – ben prima che l'intelligenza artificiale arrecasse danni anche alla fotografia astronomica – non arrivano solo da telescopi spaziali come il celebre Hubble, o da osservatori internazionali sotto il cielo incontaminato del deserto di Atacama in Cile, bensì dal giardino di casa di semplici appassionati astrofili. Pur essendoci delle inevitabili differenze con le immagini ottenute dalla strumentazione scientifica più avanzata e costosa (guardate quella di Hubble qui sotto), gli scatti elaborati dagli astrofotografi più capaci sono egualmente in grado di lasciare senza fiato. Basta fare un salto sul motore di ricerca di Astrobin per trovare una quantità spropositata di soggetti meravigliosi.
Nel nostro piccolo, anche noi ci dilettiamo da anni con l'astrofotografia, chiaramente senza alcuna pretesa di confrontarci con i professionisti. Eppure, con l'esperienza, tanta pazienza, l'acquisizione di alcune competenze tecniche tramite lo studio e una strumentazione accettabile, siamo riusciti a ottenere alcuni risultati soddisfacenti, perlomeno dal punto di vista squisitamente estetico. Possiamo citare l'esempio della Nebulosa Velo – i resti di una spettacolare supernova – e dell'Elmo di Thor, una nebulosa a 12.000 anni luce dalla Terra. Ma torniamo alla galassia di Andromeda.
Abbiamo deciso di fotografarla in questi giorni perché siamo nel periodo migliore dell'anno per farlo; tra la fine dell'estate e l'autunno, infatti, l'oggetto raggiunge il suo culmine molto alto nel cielo, garantendo tante ore di riprese di qualità, con scarso assorbimento atmosferico. Così nella notte tra il 5 e il 6 settembre abbiamo deciso di puntarla con il nostro piccolo telescopio rifrattore nel cielo dei Castelli Romani, da un giardino privato. Lo strumento, progettato per l'astrofotografia, ha una lunghezza focale di 480 millimetri e risulta efficace per Andromeda perché il disco galattico rientra completamente nel frame (gli apici possono subire un leggero taglio).
Per ottenere le immagini che vedete nell'articolo abbiamo installato il tubo ottico su una montatura equatoriale robotizzata, che una volta allineata permette di inseguire lo spostamento degli astri nel cielo notturno (legato chiaramente ai moti della Terra attorno al Sole). In sostanza, la montatura mantiene l'ottica continuamente puntata sull'oggetto desiderato, condizione essenziale per la fotografia a lunga posa senza ottenere lo “star trail”, l'effetto delle strisciate delle stelle. I singoli scatti possono durare anche diversi minuti per accumulare quanta più luce possibile; in questo caso noi abbiamo optato per un'esposizione di 3 minuti, mantenendo la fotocamera astronomica collegata al telescopio a una temperatura costante di – 10 °C (e con un valore di gain di 120). Per migliorare l'inseguimento della galassia, inoltre, abbiamo usato anche una camera guida collegata a un altro piccolo rifrattore con lunghezza focale di 50 mm; è una configurazione ampiamente utilizzata tra gli appassionati di astrofotografia, che mettono in comunicazione tutti i "pezzi" tramite appositi computer miniaturizzati.
Per ottenere i dettagli più fini della galassia di Andromeda abbiamo installato anche un filtro ad hoc in grado attenuare l'inquinamento luminoso, fortunatamente contenuto nelle campagne dei Castelli Romani dove ci siamo messi all'opera. Abbiamo lasciato lavorare il telescopio per molte ore, dalla sera di sabato 5 fino a poco prima dell'alba di domenica 6. In tutto sono stati ottenuti oltre 160 scatti, diversi dei quali li abbiamo cancellati a causa del passaggio dei satelliti (una vera e propria croce per l'astrofotografia e soprattutto gli studi astronomici e astrofisici), inseguimento errato – per folate di vento e simili – e riduzione del dettaglio. Con un apposito programma abbiamo fuso le fotografie migliori a decine di file di calibrazione chiamati bias, flat e dark, necessari per rimuovere eventuali impurità presenti sul sensore e sull'ottica, correggere errori di elettronica, attenuare il disturbo etc etc. Abbiamo “ripulito” il file definitivo con altri software prima di ottenere il risultato che vedete nell'articolo. La post-produzione in astrofotografia è una componente fondamentale, tanto quanto la strumentazione e la capacità di catturare buoni "light" dell'oggetto che si vuole fotografare.
Poiché non abbiamo uno spianatore di campo installato sul telescopio, le stelle risultano stirate ai margini, inoltre abbiamo bruciato il nucleo della galassia, che risulta sovraesposto. Ci sono diverse imperfezioni che farebbero "inorridire" gli astrofotografi più bravi, tuttavia il nostro obiettivo non era ottenere la fotografia più bella della galassia, bensì una documentazione dignitosa della stessa, in grado di farne emergere tutto il fascino senza perdere il potere divulgativo.
È interessante notare che nella nostra immagine si può osservare anche un'esplosione stellare, la nova AT 2026aabo. A segnalarcelo l'astrofisico Gianluca Masi del Virtual Telescope Project, che ci ha mostrato con una freccia la posizione esatta della nova, un dettaglio che rende il risultato finale ancora più suggestivo.
Ricordiamo che Andromeda, una galassia a spirale barrata, si sta dirigendo a tutta velocità – circa 400.000 km/h – verso la nostra; gli astrofisici ipotizzano che possa collidere (più correttamente fondersi) con la Via Lattea entro i prossimi 5 miliardi di anni, sebbene gli ultimi studi hanno ridotto di un po' le probabilità. Questo incontro potrebbe stravolgere l'assetto dei sistemi stellari – compreso il nostro – e dar vita a un buco nero supermassiccio gigantesco, ancor più “mostruoso” dei singoli bestioni già albergano nei pressi dei centri galattici. L'umanità, molto probabilmente, non potrà assistere a nulla di tutto questo, dato che la Terra diventerà un luogo infernale molto prima che si verifichi lo “scontro” galattico.