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Cambiamenti climatici

L’ansia climatica colpisce sempre più persone: cos’è, quali sono i sintomi e come affrontarla

I cambiamenti climatici sono considerati dagli esperti la principale minaccia esistenziale per l’umanità e i dati continuano a peggiorare costantemente, accrescendo incertezza e preoccupazione. In molte persone può emergere una vera e propria ansia climatica. Ecco cos’è, quali sono i sintomi e come si tratta.
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A cura di Andrea Centini
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Cambiamenti climatici

Le conseguenze della crisi climatica che stiamo vivendo continuano a peggiorare di pari passo con i nuovi record negativi delle temperature, una situazione ingravescente che genera incertezza e preoccupazione in un numero sempre maggiore di persone. Talvolta sfocia in un vero e proprio disturbo chiamato ansia climatica. Eventi atmosferici devastanti sempre più frequenti, morti in aumento per le ondate di calore estreme, innalzamento del livello del mare, perdita della biodiversità sfociata nella sesta estinzione di massa, siccità duratura, scioglimento dei ghiacciai, masse di persone costrette ad abbandonare la propria terra perché ormai inospitale: sono solo alcuni esempi dell'impatto del riscaldamento globale che campeggiano quotidianamente sui media, amplificandosi giorno dopo giorno come una palla di neve che rotola lungo il pendio di una montagna.

L'esposizione a questo “bollettino di guerra” sempre più drammatico è in grado di erodere il benessere mentale, in particolar modo dei giovani e di chi è particolarmente sensibile alle tematiche ambientali e filantropo. In molti casi questa preoccupazione, come indicato, sfocia in quella che gli esperti chiamano “ansia climatica”, un condizione in grado di ostacolare le attività quotidiane e sociali, compromettendo di fatto la qualità della vita. Ne soffrono sempre più individui e a dimostrarlo sono anche le ricerche sui trend di Google, come mostra una recente indagine condotta dalla BBC; basti sapere che nei primi 10 mesi del 2023 la parola chiave “ansia climatica” nei Paesi di lingua inglese è stata cercata sul celebre motore di ricerca ben 27 volte in più rispetto allo stesso arco temporale del 2017. Solo nel 2021 si è registrata un'impennata del 565 percento, come riportato dall'Università di Yale. Ma cos'è esattamente l'ansia climatica? Ecco cosa sappiamo, quali sono i sintomi e come affrontarla.

Cos'è l'ansia climatica

Come specificato dalla prestigiosa Università di Harvard, l'ansia climatica “è un disagio legato alle preoccupazioni sugli effetti del cambiamento climatico”, “un’ansia radicata nell’incertezza sul futuro e che ci allerta sui pericoli di un clima che cambia”. La Cleveland Clinic aggiunge che si caratterizza per una paura cronica del disastro ambientale provocato dal riscaldamento globale che può essere paralizzante e debilitante, oltre che “esacerbata da disturbi d’ansia esistenti”. È tuttavia importante sottolineare che non si tratta di una malattia mentale come la depressione, pur potendo necessitare dell'intervento di uno specialista per essere gestita.

Sebbene spesso ci si riferisca all'ansia climatica con il termine eco-ansia, in realtà ci sono delle sottili differenze tra le due condizioni: la prima è intimamente connessa alla consapevolezza dell'impatto del cambiamento climatico, dei rischi che si corrono personalmente, di quelli che affronteranno i propri discendenti e, in misura maggiore, l'intera umanità. La professoressa Sarah Lowe, psicologa clinica e docente presso il Dipartimento di scienze sociali e comportamentali della Scuola di Salute Pubblica dell'Università di Yale, definisce l'ansia climatica “un’angoscia legata al cambiamento climatico e al suo impatto sul paesaggio e sull’esistenza umana”. L'eco-ansia, d'altro canto, è un tipo di ansia più generalizzata e legata a svariate minacce sull'ambiente e sulla biosfera, come ad esempio la distruzione degli habitat naturali, il bracconaggio, l'inquinamento e la deforestazione.

Quali sono i sintomi dell'ansia climatica

Premesso che l'ansia climatica non è considerata una condizione patologica, essa può manifestarsi in modo dirompente e, come specificato, avere conseguenze significative sulla salute mentale di chi ne è colpito e abbattere la qualità della vita. La professoressa Lowe spiega che può manifestarsi con pensieri intrusivi, sentimenti di angoscia e un continuo rimuginare sui disastri che attendono l'umanità in futuro, da guerre globali per le (poche) risorse rimaste alla perdita della civiltà, passando per l'estinzione di specie animali alla sparizione sott'acqua di intere isole, regioni e metropoli costiere. A tal proposito Tuvalu ha stretto uno storico accordo con l'Australia per trasferire i suoi abitanti nella Terra dei canguri; si tratta di uno stato insulare del Pacifico estremamente minacciato dall'innalzamento del livello del mare, che rischia di finire sott'acqua entro il 2100.

Tutto questo, come specificato dalla Lowe, può sfociare in effetti fisiologici – come tachicardia (battito cardiaco accelerato) e mancanza di respiro – e comportamentali, quando ad esempio vengono ostacolati il lavoro, lo studio e le relazioni sociali. Tra gli altri sintomi citati dalla Cleveland Clinic figurano anche panico, insonnia e tensione muscolare. Lo studio “Climate anxiety in children and young people and their beliefs about government responses to climate change: a global survey” pubblicato nel 2021 e condotto su un campione di 10.000 giovani evidenzia che chi soffre di ansia climatica sperimenta anche sensi di colpa, tristezza, rabbia e impotenza.

Chi colpisce la crisi climatica

Le fasce di età più giovani sono generalmente le più colpite dal disturbo. Del resto hanno molto più da perdere a causa della crisi climatica rispetto agli adulti che preferiscono mantenere lo status quo. I giovani vedono il proprio futuro e le proprie certezze sgretolarsi innanzi agli scenari apocalittici tratteggiati dagli esperti, che avranno conseguenze sempre peggiori (e irreversibili) se non verranno immediatamente e drasticamente tagliate le emissioni di CO2 e altri gas climalteranti, legate all'utilizzo dei combustibili fossili. Circa il 75 percento dei partecipanti al sopracitato studio ha dichiarato di avere paura per il proprio futuro, mentre il 45 percento ha affermato che i pensieri sul cambiamento climatico hanno avuto un impatto negativo sulla vita quotidiana.

Più in generale, un sondaggio nazionale condotto recentemente negli USA ha fatto emergere che il 27 percento della popolazione è molto preoccupato dalla crisi climatica, come indicato dal professor Anthony Leiserowitz direttore del Programma dell'Università di Yale sulla comunicazione sui cambiamenti climatici. Un altro sondaggio dell’American Psychological Association citato dall'Università di Harvard riporta dati ancora peggiori: l'ansia climatica interesserebbe infatti più dei due terzi degli americani. Uno studio su The Lancet ha evidenziato invece che l'84 percento dei bambini e dei giovani adulti è moderatamente preoccupato dal cambiamento climatico e che il 59 percento è molto o estremamente preoccupato.

Come si tratta l'ansia climatica

Il problema principale dell'ansia climatica risiede nel fatto che è provocata da un fenomeno – il cambiamento climatico, appunto – vasto che riguarda l'intera umanità. Può essere opprimente, sovrastante e indurre impotenza in quanto impossibile da gestire con le sole scelte individuali. Si può essere letteralmente sopraffatti dai pensieri sulle catastrofi che ci attendono nel prossimo futuro. Spesso, come indicato dalla Cleveland Clinic, chi ne è colpito entra in una fase di “scrolling adattativo” in cui si cercano continuamente notizie, informazioni, articoli e immagini sui fenomeni climatici che sono responsabili dell'ansia e della paura. Per queste ragioni il primo consiglio degli esperti è limitare proprio l'esposizione al vulcano mediatico dedicato alla crisi climatica. Non suggeriscono di evitare le notizie, ma seguire solo le più significative e gestibili. “Non direi mai a nessuno che non dovrebbe leggere nulla sul cambiamento climatico – spiega la professoressa Lowe – ma penso che ci sia una differenza tra conoscere i fatti e leggere gli articoli chiave rispetto a leggere sempre la stessa storia o guardare immagini devastanti e cose del genere. Stai attento ma metti dei limiti al tuo consumo e fai attenzione che non stai facendo doomscrolling”.

Un'altra cosa che si può fare per combattere l'ansia climatica è impegnarsi nell'azione collettiva, spiega la psicologa statunitense. “Sappiamo da un’ampia letteratura che il sostegno sociale è uno dei più forti predittori del benessere mentale”, sottolinea Lowe. “Abbiamo anche pensato che gli individui che si impegnano in un’azione collettiva – in particolare se vedono in quelle azioni un impatto – potrebbero avere un più forte senso di autoefficacia e speranza per il futuro”. Partecipare a manifestazioni per il clima, coinvolgere altre persone, diffondere le informazioni e vedere che le azioni del proprio gruppo si riflettono nelle decisioni dei politici, ad esempio, può avere un grande effetto positivo nel combattere l'ansia climatica. Il problema è che, come specificato dalla psicologa, ciò può tradursi in un burnout e sfociare nella disperazione se il proprio impegno personale per la causa non porta a nulla di positivo. Ciò accade sin troppo spesso quando si parla di clima, dato che continuano a dominare l'inazione e il mantenimento dello status da parte dei decisori politici.

Nei casi più debilitanti di ansia climatica è doveroso rivolgersi a uno specialista, come si farebbe per il comune disturbo d'ansia. “Se hai difficoltà a concentrarti, a esibirti o hai alcuni sintomi fisici negativi e ritieni che la situazione stia diventando ingestibile con gli strumenti che usi abitualmente, un terapista può aiutarti a trovare strategie di coping più utili”, sottolinea la psicoterapeuta Natacha Duke. “E se ti stai chiedendo se dovresti parlare con un terapista, questo è un segno che probabilmente dovresti”, ha chiosato l'esperta.

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