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Cambiamenti climatici

Cosa succede se la Terra diventa più calda: le conseguenze catastrofiche del cambiamento climatico

Secondo gli esperti ci sono poche speranze di contenere l’aumento della temperatura media entro 1,5° C, col rischio di superare anche i 2° C. Ecco quali sono le conseguenze catastrofiche dei cambiamenti climatici.
A cura di Andrea Centini
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Il 20 marzo 2023 il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha pubblicato una relazione di sintesi sul Sesto Rapporto di Valutazione del riscaldamento globale. In parole molto semplici, si tratta dei risultati finali di un'indagine durata otto anni nella quale sono confluiti i risultati di diversi gruppi di ricerca: è la panoramica più aggiornata che abbiamo su impatto, conoscenze scientifiche e possibilità di mitigazione dei cambiamenti climatici. Com'era già ampiamente noto, la situazione è drammatica e abbiamo pochissimo tempo per abbattere le emissioni di CO2 e scongiurare il superamento di 1,5° C di riscaldamento (l'obiettivo più ambizioso degli accordi di Parigi del 2015) rispetto all'epoca preindustriale. La finestra per agire è molto ristretta, ma secondo alcuni studi non solo sarà impossibile evitare il “salto” di questa soglia, qualunque cosa faremo, ma per altri siamo destinati a un riscaldamento ben superiore ai 2° C entro il 2100. Mezzo grado di differenza potrebbe sembrare poco, ma in realtà fa una differenza enorme fra la sopravvivenza e la morte, la distruzione e la rinascita, il reversibile con l'irreversibile. Ecco, secondo i dati dell'IPCC e del World Resources Institute, cosa accadrebbe con un mondo più caldo di 1,5° C e 2° C e perché dobbiamo fare tutto il possibile per non superare queste soglie.

Ondate di calore

Le ondate di calore mortali sono un fenomeno sempre più frequente e intenso a causa dei cambiamenti climatici. Con 1,5° C di riscaldamento alcune aree della Terra avranno un aumento di 3° C nelle temperature massime, mentre arriveranno a 4° C nel caso la “febbre” del pianeta dovesse arrivare a 2° C. Le ondate peggiori che attualmente si verificano una volta ogni 10 anni, nel contesto delle variazioni meteorologiche, avranno una probabilità 4 volte superiore con un riscaldamento di 1,5° C e 6 volte superiore in caso di 2° C. I periodi di caldo estremo che hanno una frequenza di 1 volta ogni 50 anni diventeranno 9 volte più probabili con un mondo di 1,5° C. Il numero di persone esposte alle ondate di calore estreme sarà circa 4 miliardi con 1,5° C e di 6 miliardi con 2° C, delle quali di popolazione “vulnerabili” 1,2 miliardi e 1,6 miliardi rispettivamente. La popolazione globale esposta a ondate di calore estreme con una frequenza di almeno 1 volta ogni 5 anni sarà del 14 percento con 1,5° C e del 37 percento con 2° C (impatto 2,6 volte peggiore). Entro il 2100 molte città degli Stati Uniti avranno temperature da Medio Oriente.

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Innalzamento del livello del mare

Il ritmo di innalzamento del livello del mare attuale è il più elevato degli ultimi 3.000 anni, a causa dello scioglimento dei ghiacci catalizzato dalle temperature più elevate. Con 1,5° C di riscaldamento l'aumento previsto è di 0,4 metri, con 2° C di 0,46 metri. Mezzo metro in più vuol dire più inondazioni, più fenomeni atmosferici estremi e intere isole, regioni e metropoli a livello del mare sommerse dall'acqua senza soluzioni tecnologiche adeguate. Basti pensare al Mose di Venezia, o all'idea di sollevare – letteralmente – le isole dell'arcipelago delle Maldive per salvarle dal cambiamento climatico. Con 1,5°C di riscaldamento circa 70 milioni di persone saranno esposte al rischio di inondazioni entro il 2100. Secondo l'IPCC l'innalzamento atteso entro il 2300 è di ben 2 metri, catastrofico anche per moltissime aree italiane. Negli scenari di riscaldamento peggiori il mare potrebbe salire di 2 metri anche entro il 2100. Con 1,5°C di riscaldamento circa 70 milioni di persone saranno esposte al rischio di inondazioni entro il 2100. Secondo gli esperti la riduzione delle terre emerse innescherà le migrazioni più grandi che l'umanità abbia mai visto, a causa delle quali si prospettano guerre e conflitti globali per le risorse e il territorio.

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Ghiaccio nell'Artico

Al Polo Nord con un riscaldamento di 1,5° C le estati senza ghiaccio marino si verificheranno una volta ogni 100 anni, con 2° C una volta ogni 10 anni. Si tratta di una tragedia immensa per l'intero ecosistema che si basa sulle piattaforme ghiacciate; basti pensare agli orsi polari, che non avranno più territorio dove andare a caccia e riprodursi. Non a caso sono tra le specie considerate più minacciate a causa dei cambiamenti climatici. Con 1,5° C si perderanno inoltre 4.8 milioni di chilometri quadrati di permafrost, con 2° C di riscaldamento si arriverà a una perdita di 6.6 milioni di chilometri quadrati. Lo scioglimento del ghiaccio perenne può riportare alla luce i cosiddetti “virus zombie” e liberare nell'atmosfera enormi quantità di carbonio, peggiorando l'effetto serra e il suo drammatico impatto sul clima.

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Perdita della biodiversità

È in atto la sesta estinzione di massa, la prima non causata da una catastrofe naturale, come l'asteroide che spazzò via i dinosauri non aviani 66 milioni di anni fa. L'unico responsabile è infatti l'uomo, che in soli 500 anni ha determinato la scomparsa di 260mila specie. Tra quelle più colpite vi sono i vertebrati, che sono estremamente minacciati anche dai cambiamenti climatici. Con un riscaldamento di 1,5° C il 4 percento dei vertebrati perderà il 50 percento del proprio habitat; con un riscaldamento di 2° C questa sorte toccherà all'8 percento di essi. Per quanto concerne le piante, la perdita dell'habitat riguarderà l'8 percento delle specie con 1,5° C di riscaldamento e il 16 percento con 2° C di riscaldamento; negli insetti, invece, si passerà da una perdita del 6 percento con 1,5° C a una del 18 percento con 2° C. Moltissime specie si estingueranno. Secondo alcuni studi citati dal WWF nella Foresta Amazzonica potrebbe sparire il 70 percento delle specie vegetali; l'Australia sudoccidentale potrebbe perdere quasi il 90 percento dei suoi anfibi; mentre dalle foreste dell'Africa meridionale potrebbe sparire l'86 percento degli uccelli e l'80 percento dei mammiferi. Gli insetti sono tra le principali vittime dell'uomo: circa il 10 percento di api e farfalle rischia di estinguersi, mentre nel solo Regno Unito il numero di insetti è crollato del 60 percento in soli due decenni. Con 1.5° C perderemo anche tra il 70 e il 90 percento delle barriere coralline; con 2° C il 99 percento. Diremo addio alla Grande Barriera Corallina, Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO (rischia prendere lo status "in pericolo" a causa dell'inazione dell'Australia per proteggerla). Il 7 percento degli ecosistemi perderà la propria identità con 1.5° C di riscaldamento, mentre con 2° C questa sorte toccherà al 13 percento. Nel 2021 un'ondata di calore estrema ha cotto vivi oltre 1 miliardo di animali.

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Perdita di cibo

Con la popolazione umana che continua a crescere (siamo diventati 8 miliardi a novembre 2022) e a consumare risorse senza sosta, tanto da aver bisogno di quasi tre terre, la perdita di cibo a causa dei cambiamenti climatici rappresenta una delle minacce esistenziali principali. Già oggi centinaia di migliaia di persone fuggono dall'Africa subsahariana a causa di terre divenute aride e infertili. Nel prossimo futuro il fenomeno sarà amplificato sensibilmente. In un mondo più caldo di 2° C tra il 7 e il 10 percento dei terreni agricoli non sarà più adatto alla coltivazione. Nelle zone tropicali si perderà il 3 percento dei raccolti di mais con un il riscaldamento di 1,5° C e fino al 7 percento dei raccolti con un riscaldamento di 2° C. Entro i prossimi 30 anni si stima una perdita globale dei raccolti di grano compresa tra il 4 e il 10 percento, mentre per quanto concerne gli stock ittici, si avrà una perdita di 1,5 milioni di tonnellate di pesce con 1,5° C di riscaldamento e 3 milioni di tonnellate con 2° C. Nelle regioni tropicali, dove moltissime persone dipendono dalla pesca, il crollo sarà compreso tra il 40 e il 70 percento secondo le stime dell'IPCC. Alcune aree marine perderanno fino al 35 percento dei pesci selvatici.

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Disastri naturali e malattie

L'aumento delle temperature catalizza il rischio di eventi naturali estremi come uragani, tempeste, inondazioni e tornado, che diventano più frequenti e distruttivi. In base ai dati dell'IPCC 12,8 milioni di persone sono state costrette a spostarsi dalle proprie terre a causa di questi eventi dal 2008. In un mondo sempre più caldo i numeri sono destinati a crescere sensibilmente. Secondo il recente rapporto "Osservatorio Città Clima" di Legambiente l'Italia è stata colpita da ben 300 eventi estremi nel 2022, +55 percento rispetto al 2021. I morti sono stati 29. Le precipitazioni estreme come piogge, nevicate e grandinate a livello globale sono sono 1,3 volte più probabili e il sette percento più violente rispetto all'epoca preindustriale: con un riscaldamento di 1,5° C saranno 1,5 volte più frequenti il 10 percento ancor più devastanti.  A causa dell'aumento delle temperature i vettori di malattie tropicali – come le zanzare – si sposteranno in aree precedentemente temperate, diffondendo patologie alla febbre Dengue. Aumenterà di concerto anche il rischio di nuove pandemie.

Siccità e incendi

Nelle aree in cui la siccità è un fenomeno già presente, come l'Italia, la siccità si verificherà con una probabilità doppia con un riscaldamento di 1,5° C. Se la "febbre del pianeta" salirà a 2° C circa 250 milioni di persone in più soffriranno di grave carenza idrica (60 milioni delle quali nelle aree urbane). Secondo uno studio dell'Università di Barcellona, gli incendi nel Mediterraneo – strettamente connessi alla siccità – saranno molto più catastrofici, con un'estensione dal 40 percento al 100 percento superiore rispetto a quella che si verifica in media attualmente.

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Quelle riportate sono solo alcune delle conseguenze cui il mondo intero andrà incontro nei prossimi decenni a causa dei cambiamenti climatici, se non taglieremo in modo drastico e netto le emissioni di CO2 (il principale dei gas a effetto serra) in atmosfera. Queste sono le ragioni per cui lottano e protestano gli attivisti climatici, ma praticamente nessuno dà loro ascolto, illudendosi che continuerà a vivere nel proprio mondo idilliaco, fin quando non gli franerà all'improvviso sotto ai piedi. Secondo l'orologio dell'Apocalisse Climatica, basato sui dati scientifici aggiornati, nel momento in cui stiamo scrivendo (20 marzo 2023) mancano solo 9 anni, 1 mese, 1 giorno, 19 ore e 33 minuti al superamento di 1,5° C. Ti senti ancora al sicuro?

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