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Cambiamenti climatici

Perché non sentirete parlare del rapporto Onu sul clima, secondo cui siamo praticamente spacciati

Nessuno parlerà dell’ultimo rapporto Onu sul clima, perché a nessun politico interessa prendere sul serio la minaccia del cambiamento climatico e la necessità di tagliare le emissioni a partire dallo stop a ogni fonte fossile di energia. Meglio prendersela con gli ecologisti cattivi e imbrattatori, e fregarsene dell’umanità in pericolo.
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Facciamo una scommessa: che dell’ultimo rapporto Onu sul clima, cui hanno lavorato per otto anni centinaia di climatologi di tutto il mondo e che è stato presentato oggi nelle sue conclusioni finali, si parlerà molto meno di quanto non si sia parlato di quattro schizzi di vernice lavabile su Palazzo Vecchio. E non perché il clima non tira, perché alla gente non interessa sapere, o perché siamo tutti stupidi. No, tutto questo accadrà perché la stragrande maggioranza dei politici non ha interessa a parlarne, se non per negare l’evidenza o per condirla di supercazzole e di distinguo.

Non ne hanno interesse perché il rapporto Onu sul clima, in sostanza, dice una cosa sola: che tutti i Paesi devono azzerare le loro emissioni entro un decennio, al più tardi entro il 2040. Solo così, solo spegnendo il rubinetto delle emissioni, un rubinetto che mentre scriviamo continua a immettere in atmosfera 37 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno, possiamo sperare di non raggiungere un aumento medio della temperatura pari a 1,5 gradi, la soglia che gli scienziati hanno decretato essere una sorta di punto di non ritorno. E solo con scelte drastiche che prevedano, tra le altre cose, il totale abbandono dei combustibili fossili, possiamo pensare di poterci anche solo avvicinare a questo obiettivo.

Non hanno interesse a parlarne, soprattutto, perché la politica è responsabile dello stato delle cose. Uno stato delle cose che racconta che a discapito di ogni proclama, di ogni trattato firmato, di ogni impegno solennemente preso, di ogni programma elettorale, la situazione continua a peggiorare ogni anno che passa. L’ultimo anno, per dire, è stato l’anno più caldo degli ultimi 125mila anni, e negli ultimi due milioni di anni non c’è mai stato un livello così alto di CO2 in atmosfera. Se non chiudiamo il rubinetto delle emissioni, spiega il rapporto Onu, i prossimi anni batteranno tutti i record precedenti, e gli 1,5 gradi di aumento saranno raggiunti già nel giro dei prossimi dieci, quindici anni.  Alla lettera: “Il budget allocato per aprire nuove infrastrutture fossili non è in alcun modo compatibile con l’obiettivo di evitare un aumento delle temperature di 1,5 gradi”. Più chiaro di così si muore.

Di tutto questo non si parla perché le soluzioni dovrebbero essere ancora più radicali di quel che si prospetta oggi, e che già scandalizza gran parte dell’emiciclo parlamentare italiano: altro che stop alla vendita delle auto a benzina e diesel dal 2035, ad esempio, dovrebbe esserne vietata la circolazione a partire da domani. Altro che cappotti termici e pannelli solari sulle abitazioni dal 2030, i lavori di messa a regime di tutto il patrimonio abitativo europeo, dovrebbero essere già partiti da anni. Altro che “noi non contiamo niente, il problema è la Cina”, per rallentare ogni processo: al contrario andrebbe chiuso il mercato dei beni e dei servizi europei – il più grande del mondo – a tutti i Paesi che non si uniformano a questi dettami, e invece non si vede nemmeno l’ombra di una banale carbon tax. E no, non ci sono scorciatoie: perché tutte le idee di rimuovere e catturare il diossido di carbonio dall’atmosfera sono – per citare gli autori del rapporto – “ solo enormi distrazioni”.

Non sentirete parlare di tutto questo, ma solo di invasioni di migranti, pericoli anarchici, rave, imbrattatori di muri, perché chi decide non ha né voglia né coraggio di chiedere il cambiamento dello status quo. E mentre porta il Titanic a schiantarsi contro il peggiori iceberg possibile, prova a distrarci in tutti i modi possibili, chiedendoci di prendercela contro gli ecologisti cattivi che attentano al nostro benessere e alle nostre opere d’arte. E ci sostiene a irriderli e a inveire contro di loro, contro i “gretini” – chissà perché tutti piuttosto giovani e preoccupati del mondo in cui abiteranno -, contro chiunque gli sbatta in faccia la realtà, in una sorta di rito collettivo di dissociazione dalla medesima.

Non ne sentirete parlare, perché dovrebbero ammettere di averci riempito di balle per decenni. E perché dopo, molto prosaicamente, dovrebbero renderne conto.

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019). Il suo ultimo libro è "Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024).
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