La sindrome dell’ovaio policistico cambia nome, The Lancet: “Non descrive la complessità del disturbo”

La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) colpisce 170 milioni di donne in età fertilità in tutto il mondo. Parliamo di una donna su otto. Per anni è stato considerato un disturbo ginecologico a carico delle ovaie, ma negli ultimi tempi la ricerca scientifica ha mostrato come questa condizione abbia implicazioni molto più ampie e non interessi soltanto le ovaie. Secondo un gruppo internazionale di ricercatori, guidati dalla dottoressa Helena Teede, endocrinologa e direttrice del Monash Centre for Health Research & Implementation (Monash University), se negli anni questa condizione è stata sottostimata e sottodiagnosticata si deve in parte anche al nome stesso della malattia, riconosciuto ormai da tempo "come impreciso e potenzialmente dannoso".
Da questa consapevolezza è nata un'iniziativa globale avviata anni fa che propone di cambiare il nome da sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) a sindrome ovarica poliendocrina metabolica (PMOS). Oggi uno studio su The Lancet ufficializza il cambio nome, risultato di 14 anni di collaborazione tra professionisti di diverse università e ben 56 organizzazioni di pazienti e professionisti.
Perché è necessario cambiare il nome della sindrome
"Per troppo tempo, il nome ha ridotto un disturbo ormonale o endocrino complesso e cronico a un malinteso sulle "cisti" e a una focalizzazione eccessiva sulle ovaie", spiega la Monash University, ma la realtà dietro questa condizione è molto più complessa. Negli anni infatti è emerso che la presenza delle cisti ovariche, finora considerata uno dei criteri su cui si basa la diagnosi, non sarebbe così identificativa della malattia. La diagnosi della sindrome dell’ovaio policistico – spiega la Fondazione Humanitas – si basa infatti sulla presenza di almeno due di questi tre criteri: disfunzioni ovulatorie, iperandrogenismo (sia sulla base dei dati clinici che sulla base dei dati di laboratorio), ovaie policistiche all’ecografia pelvica.
"Il termine ovaio policistico implica la presenza di cisti ovariche patologiche, che non sono una caratteristica della condizione – si legge sullo studio su The Lancet – Questa terminologia impropria contribuisce a generare incomprensioni tra pazienti, medici, responsabili politici e pubblico". Nella pratica, secondo i promotori dell'iniziatica questa confusione può ritardare e ostacolare la diagnosi, con implicazioni per la salute di milioni di donne in tutto il mondo.
Non riguarda soltanto le ovaie
Mentre infatti il termine "sindrome dell'ovaio policistico" sembra indicare una condizione che riguarda soltanto le ovaie, questa sindrome, tra l'altro molto comune tra le donne in età fertile, implica molte e diverse manifestazioni, a livello endocrino, metabolico, riproduttivo, dermatologico e psicologico. Tra i sintomi ci sono infatti problemi a livello riproduttivo, endocrino e ormonale, cicli mestruali irregolari, un maggiore rischio di sviluppare il diabete e problemi dermatologici, come acne, irsutismo e alopecia.
Secondo quanto spiega la Monash University ci sarà adesso una fase di transizione che attraverso una campagna internazionale di educazione e sensibilizzazione verso le parti interessate – professionisti sanitari, governi e ricercatori di tutto il mondo – con l'obiettivo di implementare pienamente il nuovo nome nell'aggiornamento delle Linee guida internazionali del 2028.