Investe un capriolo con la sua auto, poi si ammala gravemente: il caso di 39enne in Germania
Un incidente stradale avvenuto in Germania si è trasformato in un insolito caso clinico per i medici dell’Ospedale Universitario di Colonia, che si sono trovati di fronte a un paziente i cui sintomi si sono rivelati il segnale di qualcosa di insidioso. L’uomo, di 39 anni, aveva riportato alcune ferite al volto dopo che, con la sua auto, aveva investito un capriolo, sfondando il parabrezza e venendo colpito da frammenti di vetro
Otto giorni dopo erano comparsi febbre, una lesione intorno all’occhio sinistro e un gonfiore sul lato sinistro del collo.“Sangue dell’animale, fluidi corporei dagli organi interni e terra hanno contaminato le sue ferite” ha spiegato l’equipe medica guidata dal professor Philipp Schommers.
Nei giorni successivi, un’ecografia ha rivelato un’infiammazione dei linfonodi del collo e, nonostante la terapia antibiotica con amoxicillina, il gonfiore è peggiorato.
A un mese dall’incidente, nuovi esami hanno rivelato la presenza di diversi ascessi all’interno e intorno alla parotide sinistra, la ghiandola salivare situata davanti e sotto l’orecchio. La situazione ha reso necessario un drenaggio mirato.
La grave infezione sviluppata dopo l’incidente
Le analisi del liquido dell’ascesso hanno rivelato un’infezione da Francisella tularensis, un batterio altamente infettivo che causa la tularemia, nota anche come “febbre dei conigli”. Molto probabilmente, il capriolo investito era infetto e l’uomo ha contratto l’infezione attraverso le ferite del volto, entrate in contatto con il sangue e i fluidi corporei dell’animale durante l’impatto.
Cos’è la turalemia e perché è pericolosa
La tularemia è una malattia infettiva causata da Francisella tularensis, un batterio Gram-negativo che può essere trasmesso all’uomo da punture di zecche o zanzare infette e dal contatto con secrezioni e tessuti di animali malati. Il batterio può contaminare anche l’ambiente, come prati, terreni, ruscelli, stagni, e da qui raggiungere l’uomo attraverso l’acqua e il contatto con superfici infette. L’infezione può essere contratta anche attraverso il consumo alimenti contaminati, come la carne di lepre, oppure inalando il batterio. Per questo la tularemia può rappresentare un rischio soprattutto per chi trascorre molto tempo a contatto con la natura, come agricoltori, operatori forestali ed escursionisti.
Come zoonosi è relativamente rara, ma questo non implica che l’infezione sia innocua. La gravità dipende dalla via di infezione e dallo stato di salute della persona, manifestandosi inizialmente con sintomi generici, come febbre, mal di testa, stanchezza e ingrossamento dei linfonodi. Nei casi più gravi, la tularemia può manifestarsi con forme ulcere-ghiandolari o interessare occhi, gola, polmoni o altri organi, richiedendo un trattamento tempestivo.
Come è stato curato l’uomo dopo l’incidente con il capriolo
Nel caso dell’uomo, la diagnosi di tularemia ha portato i medici a somministrato un diverso antibiotico, la ciprofloxacina, inizialmente per via endovenosa e poi per via orale, due volte al giorno per 21 giorni. La terapia ha determinato un rapido miglioramento delle sue condizioni.
Tre mesi dopo, i suoi ascessi parotidali si erano risolti ed rimaneva soltanto una lieve tensione al volto. La sua vicenda è stata descritta in un case report appena pubblicato sulla rivista The Lancet Infectious Diseases.