13 Giugno 2022
12:23

Il 100% delle ragnatele testate risulta contaminato da microplastiche: occupano fino al 10% del peso

Ricercatori tedeschi hanno sottoposto diverse ragnatele raccolte per strada a test di laboratorio, scoprendo che tutte erano contaminate da microplastiche.
A cura di Andrea Centini

Tutte le ragnatele sottoposte a un test di laboratorio per il rilevamento di microplastiche sono risultate contaminate. Nei casi limite, fino al 10 percento del peso delle ragnatele era composto dai microscopici frammenti di plastica rimasti appiccicati. Si tratta dell'ennesimo studio a dimostrare quanto risultano diffuse, pervasive e inquinanti queste particelle polimeriche, che comprendono tutti i pezzi di plastica al di sotto di 5 millimetri di lunghezza (le nanoplastiche arrivano al massimo a 0,1 micrometri o 100 nanometri). Poiché possiedono la capacità di fluttuare nell'atmosfera e spostarsi persino da un continente all'altro attraverso venti e correnti, le microplastiche sono state trovate anche nei luoghi più incontaminati e remoti del pianeta, come gli abissi marini e le vette più elevate, oltre che ai poli. Ma sono state trovate anche nel nostro organismo, intrappolate nei tessuti degli organi e persino nel sangue. Non c'è dunque da stupirsi che i ricercatori le hanno trovate anche sulle ragnatele, trappole acchiappatutto.

A condurre lo studio è stato un team di ricerca tedesco dell'Università di Oldenburg “Carl von Ossietzky”. Gli scienziati, coordinati dalla dottoressa Barbara M. Scholz-Böttcher, esperta di microplastiche presso l'Istituto di Chimica e Biologia dell'Ambiente Marino (ICBM) dell'ateneo della Sassonia, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver sottoposto a specifici test le ragnatele raccolte lungo le strade della città. I ricercatori considerano queste incredibili strutture biologiche degli eccellenti “biomonitor economici e facilmente accessibili”, in particolar modo per quel che concerne i contaminanti inorganici. Queste trappole micidiali per gli insetti, infatti, sono in grado di catturare (quasi) qualunque cosa che fluttua nell'aria, comprese le sostanze dannose. La dottoressa Scholz-Böttcher e colleghi si sono concentrati sulle ragnatele di medie dimensioni, site a un'altezza di un paio di metri nelle fermate degli autobus. Dopo averle raccolte le hanno sottoposte a un test di laboratorio chiamato “pirolisi-gascromatografia-spettrometria di massa” per determinare la presenza di specifici composti associati ai polimeri. Il test basa su elevate temperature e assenza di ossigeno.

I ricercatori si aspettavano di trovare diversi composti inquinanti sulle ragnatele urbane, come confermato dai risultati. I più comuni (90 percento del totale delle microplastiche) erano varie forme di PET (polietilentereftalato), delle quali il polimero dominante era rappresentato dal C-PET (36 percento), molto probabilmente derivato da fibre tessili, come indicato dagli studiosi. Sono state trovate anche concentrazioni significative di particelle legate all'abrasione degli pneumatici delle automobili (TWP) – non vere microplastiche ma considerate come tali dagli esperti – e cloruro di polivinile (PVC). La quantità delle particelle era dipendente dalla posizione delle ragnatele. Tutte, come detto, sono risultate contaminate, con la presenza di polimeri che spaziava da 11,4 μg/mg a 108 μg/mg in peso per campione di ragnatela. In alcuni casi occupavano il 10 percento del peso totale.

Delle contaminazioni dovute al traffico il 40,8 percento era rappresentato dal battistrada degli pneumatici per auto, ma sono stati trovati anche frammenti di battistrada per autocarri. Il C-PVC (12 percento del totale di microplastiche), era invece probabilmente dovuto alla vernice usata per la segnaletica orizzontale, considerata “un'altra importante fonte che contribuisce al carico di microplastica lungo le strade”, ha specificato la dottoressa Scholz-Böttcher in un comunicato stampa. Questi risultati confermano per l'ennesima volta l'onnipresenza della plastica nell'ambiente, con potenziali effetti sulla nostra salute e quella degli ecosistemi. I dettagli della ricerca “Plastic in the air?! – Spider webs as spatial and temporal mirror for microplastics including tire wear particles in urban air” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science of The Total Environment.

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