4 Febbraio 2022
20:18

I maiali e i cinghiali “d’affezione” non saranno uccisi preventivamente per contenere la peste suina

Il Ministero della Salute ha comunicato che i maiali e i cinghiali “d’affezione” non dovranno essere uccisi preventivamente per contenere la peste suina.
A cura di Andrea Centini

Chi possiede maiali e cinghiali “da compagnia” può tirare un sospiro di sollievo. Con una nota della Direzione Generale della Sanità Animale e dei Farmaci Veterinari del Ministero della Salute, infatti, è stato stabilito che questi animali (sani) non dovranno essere abbattuti preventivamente per contenere la diffusione della peste suina africana, della quale recentemente sono stati rilevati casi in Liguria e Piemonte. Per decenni questa patologia – che non è pericolosa per l'uomo ma è devastante per i suidi – nel nostro Paese è rimasta confinata in Sardegna, ma a gennaio 2022 sono state rinvenute le prime carcasse di cinghiali infetti nelle regioni sopracitate. A causa della gravità e della contagiosità della malattia, che oltre a diffondere sofferenza tra gli animali produce danni ingentissimi all'industria zootecnica, il Ministero della Salute e i governi delle due Regioni coinvolte hanno emesso una serie di ordinanze restrittive per creare una zona rossa e contenere il più possibile la diffusione delle infezioni. Oltre a divieti di caccia, trekking e raccolta funghi, sono stati ordinati l'abbattimento e la macellazione dei suini nelle aree coinvolte, anche quelli sani, proprio per scongiurare la dispersione del patogeno in altri territori italiani.

I provvedimenti non colpivano i soli maiali e cinghiali degli allevamenti legati all'industria zootecnica, ma anche quelli privati ospitati nei rifugi e nelle abitazioni, dove sono accolti e amati come un qualunque altro animale d'affezione. Questa decisione ha naturalmente lasciato sgomenti i proprietari, che di lì a poco avrebbero ricevuto la visita di qualcuno per il “prelievo”. La Lega Antivisisezione Italiana (LAV) si è mobilitata immediatamente contattando le istituzioni preposte e offrendo tutela legale a tutti coloro sarebbero stati coinvolti da questa decisione estrema e dolorosa. Del resto ci sono modi incruenti per evitare la diffusione della peste suina africana e, laddove possibile, è doveroso e giusto percorrerli. Immaginate se qualcuno dovesse bussare alla vostra porta per strapparvi cani e gatti, con l'obbligo di ucciderli (anche se sani e totalmente al sicuro) per prevenire la diffusione di una malattia infettiva. I proprietari di rifugi e i privati cittadini con maiali da compagnia residenti nella zona rossa stavano per provare proprio questa terribile esperienza. Ma angoscia e preoccupazione si erano diffusi rapidamente anche nel resto d'Italia. Per impedire il massacro preventivo, la LAV era in procinto di depositare anche un ricorso al TAR per annullare i provvedimenti di ‘abbattimento e macellazione’ degli animali innocenti.

A un passo dai primi abbattimenti, tuttavia, è arrivata la nota del Ministero della Salute, in cui si specifica che l'abbattimento dei suidi “d'affezione” è derogabile: “Fermo restando che il Regolamento (UE) 2016/429 non contempla il suino tra le specie di animali da compagnia elencate nell’allegato I dello stesso regolamento, tenuto conto tuttavia che in alcune realtà sporadiche comprovate, suidi vengono detenuti per finalità diverse dalla produzione zootecnica o alimentare si ritiene derogabile la procedura di macellazione per questi ultimi – si legge nel documento – purché sia garantito il rigoroso rispetto di tutte le misure di biosicurezza utili ad evitare l’infezione da PSA e la sua diffusione”. In parole semplici, chi detiene suini da compagnia o li ospita nei rifugi non deve preoccuparsi di abbattimenti preventivi, se naturalmente sono garantite le condizioni di sicurezza richieste.

La vittoria della LAV non si limita alla sola deroga degli abbattimenti preventivi, che ha salvato centinaia di animali, ma porta in dote anche la futura registrazione di questi rapporti d'affetto con i suini, che al momento non sono normati. “Ha prevalso il buonsenso nel prevedere esclusivamente azioni di prevenzione incruente, in relazione ai suidi ‘da compagnia’ il Ministero della salute, infatti, opportunamente, annuncia anche la ‘definizione di un provvedimento finalizzato alla corretta registrazione di questa categoria di suini e dei loro proprietari nella banca dati nazionale informatizzata’", ha affermato in un comunicato stampa il Presidente LAV Gianluca Felicetti. "Questo vuol dire che con questa brutta storia (erano stati già formalizzati provvedimenti di abbattimento nelle province di Genova Alessandria, Verbania e Biella), oltre al lieto fine abbiamo ottenuto un ulteriore risultato in favore di tutti gli animali ‘ex zootecnici’ ma tenuti a scopo di affezione", ha chiosato Felicetti.

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