Fa così caldo che ora sul Cervino sono spuntate le cascate

Nelle ultime ore la foto più condivisa dai profili che raccontano la montagna ha come protagonista il Cervino. 4.478 metri, in Valle d’Aosta, al confine con la Svizzera. È la terza montagna per altezza in Italia ma forse è quella con il profilo più noto. Il Cervino si alza verso il cielo con il profilo di un triangolo di roccia, esattamente come la montagna disegnata da un bambino su un foglio di carta. Nell’immagine che sta girando si vede la parete Nord. Un massiccio di roccia scura, puntellato giusto da qualche lingua di neve. Dalla montagna però si vedono delle strisce d’acqua che cadono. Delle piccole cascate che attraversano tutta la parete per arrivare a valle. Un fenomeno strano, visto che in cima al Cervino non ci sono ghiacciai che si possono sciogliere per il caldo.
L’immagine è stata scattata il 25 giugno, poco dopo il passaggio di un temporale. L’origine dell’acqua è abbastanza chiara: non è acqua di fusione e non è nemmeno una nuova sorgente, è l’acqua trasportata dalle precipitazione che sta scendendo dalla montagna. Niente di eccezionale quindi, o quasi. Il problema è un altro: il Cervino è una montagna che supera tranquillamente i 4.000 metri e quindi dovrebbe essere al riparo da temporali. Sopra quell’altitudine lo zero termico si mantiene anche durante l’estate e quindi l’acqua arriva solo sotto forma di neve: si deposita e poi si scioglie più lentamente. Questo è solo uno dei segnali che testimoniano l'ondata di caldo di questi giorni, un'ondata su cui si iniziano anche a contare i morti.
Come spiegano Giovanni Baccolo e Riccardo Scotti su L’Altramontagna tutta l’acqua sul Cervino si può ricondurre al cambiamento climatico: “Nel 2026, all’epoca del cambiamento climatico antropogenico, durante le ondate di caldo più intense, come quella che da giorni avvolge mezza Europa, è sempre più frequente che anche lassù piova”. Non solo: la pioggia e le temperature alte possono smuovere il ghiaccio che attraversa e fissa le rocce alla montagna. Carlo Barbante, ricercatore del CNR, ha spiegato all’Ansa che negli ultimi secoli lo zero termico ha continuato ad alzarsi, nella seconda metà del Novecento si trova in media appena sotto ai 3.000 metri. Ora si è alzato a 3.400 metri e negli ultimi giorni ha superato i 4.500 metri. SSpiega Barbante: “La situazione dei ghiacciai alpini è critica ma per fare un bilancio bisognerà aspettare la fine dell’estate. Scioglimenti ingenti possono provocare cedimenti e ci sono ghiacciai che sono costantemente monitorati proprio per questo motivo”.
Lo zero termico sulle Alpi: il caso della Capanna Margherita
Un’ottima stazione da cui capire come sta cambiando il clima è la Capanna Margherita. È il rifugio alpino più alto d’Europa, si trova a 4.554 metri di altitudine sul Monte Rosa. Qui c’è anche una stazione meteorologica che raccoglie dati fondamentali per capire la salute delle Alpi. Per due giorni di fila, tra il 17 giugno e il 18 giugno, qui la temperatura è arriva sopra i 2° C. Un sogno, certo, per chi sta affrontando l’afa delle grandi città ma un problema per le terre alte. Temperature così alte rendono anche la neve e i ghiacciai più instabili. Il rischio è quello di vedere nuovi incidenti sui ghiacciai.