Domani 15 settembre un asteroide di 18-41 metri scoperto da ATLAS passerà vicinissimo alla Terra

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Illustrazione di un asteroide in transito vicino alla Terra. Credit: iStock
L’asteroide 2026 RG15 scoperto il 12 settembre dal sistema ATLAS in Cile, lo stesso di 3I/ATLAS, farà un passaggio ravvicinatissimo alla Terra alle 09:35 ora italiana di domani, martedì 15 settembre. Il sasso spaziale, con un diametro stimato di 18-41 metri, transiterà a una distanza 4 volte inferiore a quella che ci separa dalla Luna.

Un asteroide near-Earth (NEO) di classe Apollo appena identificato dal sistema ATLAS compirà un passaggio ravvicinatissimo alla Terra la mattina di martedì 15 settembre 2026, precisamente alle ore 07:35 del Tempo Coordinato Universale (UTC), le 09:35 ora italiana. Il sasso spaziale, chiamato 2026 RG15 dagli scienziati del Minor Planet Center della IAU (Unione Astronomica Internazionale), transiterà ad appena 0,000633 unità astronomiche (UA) dalla Terra. Poiché una UA è pari alla distanza che separa il centro del Sole da quello del nostro pianeta (150 milioni di chilometri circa), ciò significa che il sorvolo avverrà ad appena 94.700 chilometri dal cuore della Terra. Tenendo presente il diametro terrestre, di poco superiore ai 12.700 chilometri, si calcola che 2026 RG15 passerà sulle nostre teste a soli 88.000 chilometri, una distanza davvero insignificante dal punto di vista astronomico. Basti pensare che è circa 4 volte inferiore a quella che ci separa in media dalla Luna. Non c'è da stupirsi che siamo innanzi a uno dei sorvoli più ravvicinati dell'intero anno.

Nonostante il passaggio “spericolato”, fortunatamente non sussiste alcun rischio di impatto con la superficie terrestre. In caso contrario, l'asteroide non sarebbe stato da sottovalutare. Stiamo infatti parlando di un oggetto che, nel caso in cui venisse confermato il limite massimo stimato dagli astronomi (41 metri), per dimensioni sarebbe a ridosso dei cosiddetti “killer di città. Si tratta di oggetti con un diametro compreso tra i 50 e i 150 metri in grado di cancellare istantaneamente una metropoli in caso di collisione. In base a quanto indicato dal Center for Near Earth Object Studies (CNEOS) del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA e dal Near-Earth Objects Coordination Centre dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) – che ha sede a Frascati, in provincia di Roma – il diametro stimato di 2026 RG15 è compreso tra i 18 e i 41 metri, più o meno quanto un aereo.

Anche il diametro minimo non è da sottovalutare, dato che è superiore a quello stimato per la famigerata “meteora di Chelyabinsk” che provocò circa 1.500 feriti in Russia il 15 febbraio del 2013. L'oggetto, che esplose nei cieli dell'omonima cittadina attorno alle 09:00 del mattino, aveva un diametro di una quindicina di metri per un peso di 10.000 tonnellate. L'onda d'urto distrusse i vetri in un'area scarsamente abitata di 200.000 chilometri quadrati: solo per questo motivo i danni furono limitati. Su un centro molto popolato gli esiti sarebbero stati decisamente più drammatici, considerando anche il recupero di un meteorite di quasi 600 chilogrammi all'interno di un lago. L'esplosione causata dall'attrito con l'atmosfera terrestre liberò un'energia di 500 chilotoni, ciò significa circa 30 volte più potente della bomba atomica che rase al suolo Hiroshima. Ora immaginate cosa potrebbe accadere con un oggetto di 41 metri che arriva alla velocità di quasi 33.000 chilometri orari come 2026 RG15.

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Come indicato, l'asteroide è stato scoperto da pochissimo dal sistema robotizzato ATLAS (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System) a Río Hurtado in Cile, lo stesso che il primo luglio del 2025 individuò il dibattuto oggetto interstellare 3I/ATLAS. Più precisamente, è stato identificato due giorni fa, sabato 12 settembre. Questo scarsissimo preavviso non ci avrebbe “salvati” nel caso in cui l'asteroide, invece di sorvolare la Terra a una distanza così ravvicinata, fosse piombato sulla terraferma. Nonostante gli eccellenti risultati della missione DART, basati sull'impatto cinetico, come affermato recentemente dalla NASA non abbiamo mezzi per difenderci da questi oggetti. L'unica cosa che potremmo fare è evacuare il più velocemente possibile le aree a rischio collisione individuate dagli analisti della traiettoria. Per il passaggio del 15 settembre 2026 siamo fortunati, ma non sarà sempre così e l'umanità prima o poi dovrà farsi trovare pronta.

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