Cosa sappiamo sul vaccino per smettere di fumare in sviluppo in Brasile
Alla fine di agosto, in occasione di una conferenza tenutasi nel comune brasiliano di Jaguariúna, nello Stato di San Paolo, i ricercatori hanno presentato i risultati preliminari – lo sottolineiamo – di un vaccino sperimentale che dovrebbe aiutare le persone a smettere di fumare. Come spiegato in un comunicato stampa, l'idea del vaccino antifumo è venuta al dottor Ogari Pacheco, medico e fondatore del Laboratorio Cristália, azienda biotecnologica impegnata in ricerca, sviluppo e innovazione nei settori della farmaceutica e della chimica. Il dottor Pacheco ha gettato le fondamenta della sua idea focalizzandosi sull'efficacia del nostro sistema immunitario, chiedendosi se un'arma così potente potesse essere utilizzata anche per combattere la fortissima dipendenza innescata dalla nicotina.
Quando si fuma una sigaretta, infatti, la nicotina impiega appena 10-20 secondi per fare il passaggio fra polmoni, sangue e cervello, attivando direttamente e rapidamente i circuiti della ricompensa. Legandosi ai recettori nicotinici dell'acetilcolina, la nicotina stimola il rilascio della dopamina, che è il neurotrasmettitore associato principalmente al piacere. Fumare, pertanto, genera una ricompensa immediata, il sollievo dallo stress e una sensazione di benessere, fattori che rendono la nicotina una sostanza micidiale dal punto di vista della dipendenza (e dell'astinenza), nonostante i gravissimi e ben documentati effetti del fumo sulla salute. Non a caso, fra chi decide di smettere di fumare, la maggior parte torna a farlo entro un paio di settimane, mentre l'85 percento ci ricade entro un anno, sulla base dei dati del National Institute on Drug Abuse (NIDA) statunitense citati dal Laboratorio Cristália. Cerotti, farmaci e altre soluzioni possono essere d'aiuto, ma una ferrea forza di volontà è l'arma più importante per combattere il vizio del fumo, che in base all'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) uccide circa 8 milioni di persone ogni anno nel mondo, tra cancro al polmone, malattie cardiovascolari e respiratorie.
Per queste ragioni il dottor Pacheco e i colleghi dell'Università Federale di San Paolo (Unifesp) e dell'Università Federale di Rio de Janeiro (UFRJ) hanno pensato che il metodo migliore per bloccare il circuito della ricompensa innescato dalla nicotina fosse impedirle di raggiungere il cervello, sfruttando proprio il sistema immunitario come argine. La nicotina è una molecola troppo piccola per finire nel mirino delle cellule immunitarie, così i ricercatori hanno pensato di metterne a punto una in grado di legarsi alla nicotina e innescare una risposta immunitaria. Il vaccino antifumo sperimentale fa proprio questo: spinge il sistema sistema immunitario a produrre anticorpi che si legano alla nicotina, dando vita a un complesso non più in grado di attraversare la barriera emato-encefalica e dunque il cervello. Se impedisci alla maggior parte della nicotina di attivare i circuiti cerebrali della ricompensa e quindi il blocchi rilascio della dopamina, non inneschi nemmeno gli effetti benefici e di gratificazione dovuti al fumo, rendendo meno sensato accendersi una sigaretta. Il vaccino, in sostanza, sarebbe un aiuto prezioso per smettere di fumare, ma deve sempre essere accompagnato dalla forza di volontà di chi prende questa saggia decisione.
Al momento, tuttavia, non c'è alcuno studio scientifico pubblicato, ma solo dati preliminari relativi alla sperimentazione preclinica condotta su modelli animali. La professoressa Gisele Zapata-Sudo dell'Università Federale di Rio de Janeiro, coinvolta nel progetto di ricerca, ha dichiarato che i ratti dipendenti dalla nicotina hanno sviluppato i sopracitati anticorpi, dopo aver ricevuto tre dosi del vaccino sperimentale (una al mese). Siamo ancora nelle fasi iniziali della sperimentazione e dovranno essere superate diverse fasi precliniche di efficacia e sicurezza prima di poter pensare ai primi trial clinici, ovvero ai test sull'uomo. Nel frattempo, il Laboratorio Cristália si prepara a depositare la domanda di brevetto per il vaccino antifumo; solo dopo questo passo dovrebbe uscire il primo articolo scientifico.
«Accelereremo e procederemo in parallelo per ridurre i tempi. Crediamo che entro due anni dovremmo essere in grado di iniziare i primi studi sull'uomo e speriamo che tutto si riveli promettente nella lotta contro il fumo, un problema di salute pubblica globale», ha affermato il vicepresidente per la ricerca e sviluppo, Rogério Almeida. In un post sui social anche il professor Matteo Bassetti, docente di malattie infettive presso la Clinica di Malattie Infettive e Tropicali dell'Ospedale Policlinico San Martino di Genova, ha segnalato questa ricerca in corso, sottolineando tuttavia che «non si tratta di un vaccino già disponibile e non è dimostrato che basti una sola iniezione per liberarsi dalla dipendenza.» «La ricerca – ha aggiunto il medico – è promettente, ma servono ulteriori prove scientifiche.»
Non è comunque la prima volta che si tenta la via di un vaccino antifumo basato sul medesimo principio. Nel 2011, ad esempio, non ebbe fortuna il NicVAX sviluppato da Nabi Biopharmaceuticals. Anche quest'altro vaccino sperimentale prevedeva la produzione di anticorpi in grado di legarsi alla nicotina e di bloccarla nel sangue, impedendole di raggiungere il cervello. Nello studio di Fase III con un migliaio di partecipanti, tuttavia, si scoprì che il tasso di cessazione del fumo da parte del gruppo di intervento (vaccinato) era il medesimo di quello del gruppo di controllo che aveva ricevuto un placebo, pari a circa l'11 percento in entrambi i gruppi. Il fallimento dell'endpoint primario fece così naufragare le speranze legate al NicVAX.
Al momento non sappiamo se il vaccino antifumo sperimentale brasiliano riuscirà a ribaltare questo risultato: l'unica certezza è che ci vorranno diversi anni prima che si possa immaginare un'applicazione clinica, nel caso in cui tutto dovesse andare per il meglio. Non resta che attendere il prosieguo della ricerca e soprattutto la pubblicazione degli studi scientifici.