Che fine fa il cibo coinvolto negli attacchi hacker a freezer e frigoriferi
Centinaia di punti vendita coinvolti, decine di milioni di Euro di danni e tonnellate di cibo deteriorato. È questo l'esito di un esteso attacco hacker condotto in mezza Europa, che tra il 1 e il 2 novembre 2026 ha preso di mira celle frigorifere, freezer e sistemi di refrigerazione della grande distribuzione e di singoli punti vendita. In parole semplici, i cybercriminali si sono introdotti nei sistemi informatici dei dispositivi prendendo il controllo da remoto, sfruttandone le vulnerabilità. A questo punto hanno aumentato deliberatamente la temperatura fino a oltre 50 ° C, col preciso scopo di far scaldare il cibo e innescarne il deterioramento. Il risultato? Una quantità enorme di alimenti gettato nelle discariche, tra carne, pesce, latticini, verdure, funghi e surgelati di vario genere.
Le immagini provenienti dai punti vendita di vari Paesi europei coinvolti mostrano gli addetti che scaricano la merce dagli scaffali, la accatastano in bustoni o carrelli e la trasferiscono all'esterno, pronta per la raccolta dei camion dei rifiuti con destinazione discarica. In molti si stanno chiedendo che fine faccia tutto questo prezioso cibo, domandandosi ad esempio se possa essere ancora donato a organizzazioni benefiche e persone bisognose. Purtroppo però, per questioni di sicurezza alimentare e responsabilità legale, l'unico destino possibile è quello del macero.
Una volta interrotta la catena del freddo, infatti, bastano pochissime ore affinché proliferino agenti patogeni, potenzialmente anche molto pericolosi. Anche se il cibo colpito non è certamente avariato, magari perché si è intervenuti poco dopo l'attacco, salta tuttavia la tracciabilità necessaria che affermi il mantenimento della sopracitata catena del freddo, come prevedono le normative alimentari. Inoltre gli hacker possono cancellare registri elettronici e altri parametri che impediscono di sapere esattamente a quale temperatura e per quanto tempo i cibi sono stati mantenuti. Tutto questo ne rende impossibile la semplice donazione.

Anche se all'apparenza un alimento sembra ancora buono e commestibile, potrebbe infatti non esserlo affatto. Un'associazione benefica che decidesse di prendere questi alimenti e distribuirli ai bisognosi, poi ne risponderebbe legalmente in caso di intossicazioni. Si agisce pertanto per un principio di precauzione, a maggior ragione in un caso del genere, dove non solo si è interrotta la catena del freddo lasciando gli alimenti a temperatura ambiente, ma essa è stata deliberatamente portata fino a 50 °C. I requisiti di sicurezza alimentare sono completamente saltati.
Chi ha agito sa bene che le immagini di tonnellate e tonnellate di buon cibo portate alla discarica hanno un impatto psicologico molto potente sulla popolazione, per questo si pensa che dietro ci siano attori statali coinvolti nella cosiddetta guerra ibrida contro l'Occidente. Ma non si esclude anche la mano di un lupo solitario, desideroso di provocare gravissimi danni.